La Libia, torna a far parlare di sé nell’agenda politica a stelle e strisce, con le dichiarazioni del neo Presidente Donald Trump in relazione al futuro impiego politico e diplomatico statunitense nel Mediterraneo. Il supporto alla linea di condotta italiana segna un clamoroso punto a favore della politica di Roma in Libia ma ciò non significa che la politica estera americana abbandonerà al suo destino uno degli avamposti strategici per eccellenza soprattutto dopo il massiccio coinvolgimento della Russia negli affari di Tobruk.Nella notte tra il 18 e il 19 gennaio gli Stati Uniti hanno effettuato un nuovo raid contro due campi d’addestramento dello Stato islamico a 45 km a sudovest di Sirte, dove alcune sacche di resistenza si stavano riorganizzando in seguito all’avvenuto liberazione della della città nel dicembre 2016.La notizia, è diventata ufficiale quando uno statement del Pentagono e un altro del Gna libico sono stati diffusi online dando corpo a quella che era poco più di un rumors tra uffici. Che gli Stati Uniti non avessero mai spento completamente l’interesse verso la Libia è cosa risaputa, tanto che le attività di sorveglianza con i droni e le attività di ricognizione sulla costa per monitorare la presenza di eventuali miliziani dell’Isis, continuano senza interruzioni e con l’avvallo del Governo di Tripoli.Proprio da queste operazioni di controllo del territorio, sarebbe nata l’esigenza di colpire obbiettivi strategici nella Tripolitania e nel Fezzan, una decisione che sembra incastrarsi bene con la linea di condotta seguita dall’Italia in Libia.Dopo il supporto al lavoro di Roma al fianco di Tripoli, espresso da Donald Trump, questo raid potrebbe essere letto come un supporto non troppo velato all’operato italiano per la pacificazione del sud libico da dove si snodano alcuni dei principali traffici illeciti della regione mediterranea.Secondo le dichiarazioni del capo del Pentagono, Ashton Carter, al suo ultimo giorno in carica prima del passaggio di consegne tra Barack Obama e Donald Trump tra gli obbiettivi da colpire erano presenti “di sicuro individui che avevano attivamente tramato per compiere operazioni terroristiche in Europa”, e che “potrebbero anche essere legati ad alcuni attacchi già avvenuti” sul Vecchio Continente.Il via libera all’operazione, che si presume sia l’ultima ordinata del Presidente uscente, sarebbe arrivato nella giornata di lunedì 16 gennaio, sulla base delle informazioni raccolte nelle ultime settimane sul terreno grazie alla sorveglianza aerea ed alla presenza di reparti speciali americani con compiti di raccolta informativa.Il bombardamento sarebbe stato deciso lunedì dal presidente in persona, che ha contemporaneamente deciso di allargare l’aerea operativa in cui Africom, ovvero il comando africano degli Stati Uniti può condurre operazioni entro i confini libici.È la prima volta che un attacco aereo americano esce dalla zona di Sirte da quando, il primo agosto, la Casa Bianca aveva autorizzato una campagna di bombardamenti per dare supporto ai miliziani di Misurata che con l’operazione Bonyan al Marsous tentavano di riprenderne il controllo della più importante delle roccaforti del Califfato.Nello specifico, i raid sarebbero stati portati avanti con l’avvallo del Governo di Al Fayez Serraj, prontamente informato delle operazioni militari in corso, e che già nell’agosto 2016 si era dichiarato favorevole al supporto aereo statunitense per muovere verso Sirte.Questa liaison, forse ritrovata, tra il Gna e gli Stati Uniti ha una valenza non solo strategica in virtù del peso politico della Libia nel Mediterraneo ma sembra una risposta al nuovo e ritrovato successo di Mosca con Tobruk.Gli assetti coinvolti nell’attacco sono stati 3 bombardieri strategici stealth B-2 SPIRIT appartenenti al 509th Bomb Wing ed almeno due droni MQ-9 REAPER armati con missili AGM-114 HELLFIRE ed un RQ-4 GLOBAL HAWK.Al largo delle coste libiche, si è segnalata la presenza di un’unità non precisata della US Navy equipaggiata con missili TOMAHAWK, rimasta in stand-by e pronta ad intervenire in caso di reale necessità.Il dispiegamento di forze impiegato risulta essere piuttosto importante per una semplice operazione volta all’annientamento di quattro basi campali ( di cui due inutilizzate) in zone della Libia dove si sapeva benissimo che i miliziani dell’IS avrebbero presto formato delle micro-milizie autonome.Durante i primi giorni della settimana, i voli effettuati dai GLOBAL HAWK dell’aviazione statunitense rischierati a Sigonella e impiegati in attività ISR, avevano evidenziato la presenza di un centinaio di membri del “Califfato” solo in 2 dei 4 campi indicati.Esiste una chiave di lettura piuttosto sottile che spiega come mai, un simile dispiegamento di forze sia stato utilizzato per obbiettivi tattici minori.I bombardieri sono decollati il 18 mattina dalla base di Whiteman (Missouri) e giunti sui cieli libici nella notte, dopo 3 rifornimenti in volo (più altri 2 al ritorno), l’ultimo dei quali effettuato sullo stretto di Gibilterra.L’uso dei B2 appare più come uno show the forces che una vera e propria necessità operativa, infatti erano presenti diversi avamposti da cui si potevano far decollare dispositivi più discreti e meno importanti, ottenendo gli stessi risultati.Il raid, dimostra che, nonostante la presenza di diversi assetti aeronavali nell’area, le forze statunitensi e l’USAF in particolare, non perdono occasione per sfruttare apparecchi di enorme valenza strategica tramite le cosiddette Global Power Missions.Tali missioni, oltre a fungere da perfetto addestramento operativo per gli equipaggi, servono come ulteriore dimostrazione delle capacità dello strumento militare americano.Non meno importante è da leggere questo nuovo interesse americano alla luce del coinvolgimento russo in Cirenaica al fianco di Khalifa Haftar.Il Generale che ormai da sempre incarna l’anti governo per eccellenza, ostile alla presenza non solo italiana ma anche e soprattutto americana, ha deciso di far coincidere i suoi interessi con quelli di Mosca nascondendosi dietro la cornice della lotta al terrorismo.Haftar, combatte una battaglia più che altro personale per liberare Bengasi, che doveva essere la nuova Sirte libera della Libia ma che in realtà si è rivelata poco più di un fallimento militare e politico.Il generale è dovuto correre ai ripari cercando un alleato più incisivo e meglio equipaggiato rispetto a Francia ed Egitto riscoprendo nella Russia un supporter regionale importante che conquista in questo modo un nuovo avamposto nel Mediterraneo in aperta ostilità agli Stati Uniti.Uno dei messaggi che si leggono da questa operazione sui cieli libici è sicuramente di una nuova pagina di Storia tra Mosca e Washington nella lotta al terrorismo internazionale con evidenti ripercussioni a livello regionale.

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