Tempi bui per la famiglia Clinton. Dopo la cocente sconfitta alle elezioni presidenziali, alcuni importanti finanziatori della Clinton Foundation, delusi dall’insuccesso dell’Ex Segretario di Stato Hillary Clinton, hanno deciso di rivedere il loro contributo alla discussa organizzazione no-profit. È il caso dell’Australia e della Norvegia, due dei primi tre Paesi che sponsorizzano la fondazione, secondi soltanto all’Arabia Saudita.

Come riporta il quotidiano norvegese Hegnar, la Norvegia ha tagliato il proprio contributo alla Clinton Foundation dell’87% a seguito della disfatta elettorale di Hillary Clinton. Dopo aver stanziato una somma di denaro di circa 5 milioni di dollari l’anno tra il 2007 e il 2013, il governo norvegese aveva deciso di far lievitare il finanziamento a 15 e 21 milioni di dollari rispettivamente nel 2014 e nel 2015, proprio quando le ipotesi di una candidatura dell’Ex First Lady si facevano sempre più concrete, così come la possibilità che diventasse Presidente degli Stati Uniti. Una coincidenza? Difficile crederlo. Anche perché a pochi giorni dalla vittoria di Donald Trump, la Norvegia ha immediatamente ridimensionato il contributo dell’87% per il 2017, e questo ragionevolmente non può essere soltanto un caso. E dato che il governo di Oslo ha sinora stanziato – dal 2007 in poi – circa 174 milioni di dollari di contributo, per la fondazione si tratta di una perdita grave e assai rilevante.Bruttissime notizie per i Clinton arrivano anche dall’Australia. Ne dà notizia Spuntik International: secondo l’agenzia di stampa russa, infatti, a seguito della sconfitta elettorale il Paese del Commonwealth avrebbe comunicato di aver tagliato i ponti con la Clinton Foundation. L’annuncio sarebbe stato dato pochi giorni fa dal Ministro degli Esteri australiano Julie Bishop, la quale ha confermato che gli accordi con la fondazione precedentemente pattuiti con i governi Rudd e Gillard non sarebbero stati rinnovati. Dal 2006 al 2014 l’Australia ha donato ben 88 milioni di dollari alla Clinton Health Access Initiative e alla Clinton Foundation, come ha evidenziato il quotidiano australiano Herald Sun in un editoriale dello scorso ottobre molto critico al riguardo. La fondazione istituita dall’ex Presidente Bill Clinton ha ricevuto una grande quantità di donazioni da parte di nazioni straniere, molte delle quali elargite proprio nel periodo in cui Hillary ricopriva la carica di Segretario di Stato americano (2009-2013): un fatto messo in luce da Wikileaks durante la campagna elettorale, che ha gettato più di un’ombra sui possibili conflitti d’interesse della Ex First lady e del marito, ed ha evidenziato una gestione poco chiara e trasparente degli affari della fondazione di famiglia.Negli Stati Uniti, inoltre, alcuni osservatori ipotizzano un futuro tutt’altro che roseo per la Clinton Foundation, legato a doppio filo alla sconfitta elettorale dell’esponente democratica. “La prodigiosa capacità di raccogliere fondi della Clinton Foundation potrebbe subire un destino simile a quello delle naufragate ambizioni politiche di Hillary Clinton? – osserva Javer E. David su CNBC – Hillary non occuperà più un ruolo di primo piano nel governo, almeno nell’immediato futuro, e questo limiterà la possibilità che vi siano grandi donazioni al fine di ingraziarsi il consenso dei Clinton. L’ex Segretario di Stato non è più visto come il futuro Presidente degli Stati Uniti e i collaboratori della fondazione devono guardare altrove e rivedere totalmente la loro la strategia”. Per altri esperti la fondazione avrebbe finalmente la possibilità di mettere da parte le critiche e rinascere: “La sconfitta elettorale – afferma Pablo Eisneberg, senior fellow presso il Center for Public and Nonprofit Leadership Center alla Georgerown University – dà la preziosa opportunità alla Clinton Foundation di essere meno invischiata con gli interessi politici e finanziari dei Clinton e di svolgere un’attività più mirata e trasparente”.Nel frattempo in Germania sta scoppiando una polemica inerente la Clinton Foundation e che sta generando un certo imbarazzo nel governo di Angela Merkel. Come ha rilevato il Die Welt, durante la campagna elettorale americana, tra settembre e luglio,  il Ministero Federale per l’Ambiente tedesco avrebbe elargito una somma di 5 milioni di dollari di contributo destinati alla fondazione. Il ministero ha tuttavia negato l’ipotesi che la donazione fosse direttamente legata alla campagna elettorale di Hillary Clinton, dichiarando altresì che “il finanziamento rientra nell’ambito delle iniziative internazionale a favore del clima” e che quei soldi pubblici servivano “a sostenere le riforestazione nell’Africa orientale”. Che si tratti della verità o meno, è innegabile che la tempistica sia perlomeno sospetta. E la fondazione non è certo nota, almeno sin qui, per la trasparenza.