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Politica

Nuovi accordi e condivisione di know how: il piano di Sanchez per cooperare con la Cina

Pedro Sanchez in Cina chiede più cooperazione ma anche apertura commerciale di Pechino, cercando accordi e tecnologia.

Pedro Sanchez ha iniziato la sua quarta visita di Stato in Cina tenendo una lezione agli studenti della Tsinghua University. Non un’università come tutte le altre, ma quella che viene definita la “Harvard del Partito Comunista Cinese” e che è stata frequentata, nel corso degli anni, da numerosi presidenti, primi ministri e membri dell’élite politica del Dragone. Parliamo di un centro accademico d’eccellenza che sforna pesi massimi nei campi della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica. Un vivaio sempre più brillante dal quale è uscito anche Xi Jinping, che qui ha studiato ingegneria e conseguito un dottorato in teoria marxista. È in uno scenario del genere che Sanchez ha lanciato un appello alla comprensione tra l’Unione Europea e la Cina.

“Siamo chiamati a comprenderci e a cooperare”, ha dichiarato il primo ministro spagnolo. Aggiungendo però subito dopo un avvertimento emblematico: “Abbiamo bisogno che la Cina si apra affinché l’Europa non debba chiudersi in se stessa”.

È un momento particolare per la Spagna, l’unico Paese rilevante dell’Ue ad aver preso le distanze dagli Stati Uniti di Donald Trump ed essersi avvicinato a Pechino. Xi sa bene che Sanchez vuole rafforzare i rapporti con il Dragone e, presumibilmente, farà di tutto per accontentare il suo ospite così da creare una certa frustrazione a Bruxelles e nei corridoi della Casa Bianca.

Il viaggio di Sanchez in Cina

Al di là di legami, accordi e affari, lo scorso anno il deficit commerciale della Spagna con la Cina è aumentato a oltre 42 miliardi di euro rispetto ai 37,7 miliardi del 2024, e il Dragone rappresenta il 74% del totale. E questo nonostante le esportazioni spagnole verso il gigante asiatico siano rimbalzate del 6,8% dopo tre anni consecutivi di calo.

Sanchez ha chiesto dunque a Pechino di “correggere” un deficit commerciale “insostenibile per le nostre società nel medio e lungo termine”. Il primo ministro spagnolo, ha scritto El Mundo, sta guidando una visita ufficiale in qualità di presidente della Spagna, ma ha assunto anche il ruolo di portavoce dell’Ue, sfruttando l’occasione per alleggerire le relazioni tra Bruxelles e Pechino.

“L’Europa è un attore chiave. Senza un’Europa unita non può esserci un ordine internazionale stabile né un futuro prospero, così come non può esserci senza la partecipazione della Cina. Siamo chiamati a comprenderci a vicenda”, ha continuato a ripetere il leader spagnolo. In ogni caso, al netto dell’Europa, Bloomberg ha raccontato che Sanchez punterebbe a persuadere le aziende cinesi a condividere un maggior numero di competenze tecnologiche con i loro partner spagnoli.

Madrid chiama Pechino

Sanchez ha visitato la sede centrale di Xiaomi, l’azienda produttrice di smartphone convertitasi alla produzione di auto elettriche. Sono poi filtrate altre indiscrezioni succulente. Pechino e Madrid dovrebbero firmare un accordo sugli investimenti noto come “Accordo di Investimento di Alta Qualità”.

Il suo scopo? Garantire che gli investimenti cinesi in Spagna prevedano trasferimenti di tecnologia alle aziende nazionali, contratti con fornitori locali e la creazione di posti di lavoro nelle regioni in cui operano.

Da capire se le aziende cinesi otterranno l’approvazione del governo per condividere il loro know-how aziendale, e se una simile mossa potrebbe essere in contrasto con le politiche di Xi che mirano ad accrescere il predominio manifatturiero del Dragone sul resto del mondo. Una cosa è certa: Sanchez vuole rafforzare il dialogo con la Cina.

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