Più che andare verso una ridefinizione e una normalizzazione delle relazioni diplomatiche, i rapporti tra Mosca e Washington – nonostante gli auspici del presidente Donald Trump in campagna elettorale – sembrano essere rimasti gli stessi di qualche mese fa, quando alla Casa Bianca c’era Barack Obama. Il caso mediatico del «Russiagate» ha inevitabilmente costretto il tycoon a mettere da parte, almeno per il momento, ogni tentativo di mediazione con Putin e il Cremlino.Una pace impossibile, che sembra allontanarsi nel momento in cui l’amministrazione americana, su iniziativa dei neoconservatori e dello «stato profondo», sta vagliando, con la scusa dell’interferenza russa alle ultime elezioni presidenziali, ulteriori sanzioni economiche contro Mosca e nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran. Difficile pensare che Trump possa opporsi a questa misura nella situazione precaria in cui governa, qualora lo volesse. Una distanza, quella tra le due potenze, evidenziata anche dalle diverse strategie adottate in Medio Oriente e in Siria, dove si registrano frequenti scontri fra i ribelli curdi armati dagli Stati Uniti (Sdf) e le milizie dell’Esercito Arabo Siriano sostenute dalla Russia e dall’Iran.Mattis: “La Russia non vuole la pace, è nostra concorrente”Lapidario il giudizio del Segretario alla Difesa James Mattis espresso pochi giorni fa in conferenza stampa: «In questo momento non credo che il presidente Putin voglia avere un rapporto positivo con noi – ha sottolineato Mattis lunedì scorso nel corso di un’audizione del comitato dei servizi armati alla Camera che aveva come oggetto le priorità di bilancio del Pentagono – Ciò non significa che non si possa concordare un terreno comune. A questo punto, tuttavia, è chiaro che la Russia ha scelto di essere un concorrente strategico, un nostro avversario, e dobbiamo prenderne atto».Divergenze fra Mosca e Washington sul futuro della SiriaSugli scontri tra ribelli filo-Usa e l’esercito siriano di Damasco, Mattis ha dichiarato che «i recenti raid contro le milizie filo-governative siriane rappresentano un’azione di autodifesa». Gli Stati Uniti, ha affermato Mattis, prendono tutte le misure necessarie per proteggere le loro forze in Siria. Lo scorso 8 giugno un cacciabombardiere Usa F-15E ha abbattuto un drone filo-governativo nel sud della Siria, nelle vicinanze di al-Tanf, dove in precedenza erano stati colpiti miliziani fedeli a Damasco.Nella giornata di sabato, il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha ribadito che il Cremlino considera i recenti attacchi statunitensi contro le posizioni militari dell’esercito governativo siriano degli atti di aggressione in quanto le cosiddette «zone-cuscinetto» degli Usa sono da considerarsi illegittime. Posizioni conflittuali e divergenti sul futuro del paese mediorientale sottolineate anche dal Capo di Stato maggiore degli Stati Uniti Joseph Dunford. Se, da un lato, la Federazione Russa vuole mantenere l’integrità territoriale della Repubblica Araba siriana, al contrario il piano del Pentagono è quello di dividere la Siria in zone d’influenza. Da lì il sostegno di Washington ai ribelli curdi-siriani nella presa di Raqqa contro lo Stato Islamico.Putin: “Gli USA hanno finanziato Al Qaida e armato i terroristi ceceni”La guerra ibrida fra Mosca e Washington prosegue anche attraverso dichiarazioni e prese di posizione. Non ultima quella del presidente Vladimir Putin, che ha accusato Washington di aver aiutato Al Qaida a espandersi e di aver armato i terroristi ceceni. Nel primo episodio della serie incentrata su Putin diretta dal regista americano Oliver Stone andato in onda lunedì, il presidente russo si è espresso sull’origine delle organizzazioni terroristiche islamiste: «Al Qaida non è il risultato delle nostre attività, è frutto delle strategie dei nostri amici statunitensi. Tutto è iniziato ai tempi della guerra sovietica in Afghanistan, quando i servizi segreti americani hanno sostenuto diversi movimenti del fondamentalismo islamico nella loro lotta contro le truppe sovietiche nel Paese» – ha affermato Putin, aggiungendo che «gli Usa hanno aiutato sia Al Qaida che Osama Bin Laden. Succede sempre così, i nostri partner americani dovrebbero esserne consapevoli, è colpa loro» – ha aggiunto.Parlando con Stone, Putin ha rivelato che parlò del supporto della Cia ai terroristi ceceni all’allora presidente George W. Bush e che quest’ultimo si prese l’impegno di affrontare il problema. «Tutto questo è frutto di una politica sbagliata, che non guarda al futuro – ha aggiunto Putin – i tentativi di trasformare la Russia in uno stato vassallo degli Usa sono controproducenti». Nell’odierno assetto multipolare globale, Russia e Stati Uniti consolidano il loro ruolo di concorrenti e rivali. Il Russiagate che coinvolge l’amministrazione Trump ha allontanato ogni ipotesi di riavvicinamento.