I tempi della firma degli accordi di Camp David adesso sono sempre più lontani e non soltanto perché, da quel 1978, sono passati quasi quarant’anni: in quella circostanza, l’Egitto guidato da Sadat riconoscendo Israele ha anche avuto accesso, da lì in poi, a forniture ed aiuti militari da parte americana facendo de Il Cairo una sorta di avamposto militare statunitense in Medio Oriente. La vicinanza tra USA ed Egitto in tal senso è stata una costante durante tutto il periodo di governo di Mubarack, ma anche durante il breve interregno dei Fratelli Musulmani la solidità dell’alleanza non è mai sembrata in discussione; dal 2013 in poi le cose sono cambiate: con l’avvento di Al Sisi al potere, l’Egitto ha iniziato a guardare sempre più verso Mosca aprendosi anche alle forniture militari russe. Tra Washington ed Il Cairo i rapporti nel frattempo non sono stati sospesi, pur tuttavia il congelamento degli aiuti finanziari e militari decretato da Donald Trump a settembre ha sempre più fatto avvicinare Al Sisi a Putin: adesso dal Cremlino arrivano notizie circa il possibile utilizzo, da parte russa, anche dello spazio aereo egiziano e delle sue basi militari.

Il decreto di Medvedev dello scorso 28 novembre

Qualcosa in tal senso bolliva in pentola già da diverse settimane, da quando cioè era stato annunciato un vertice sulla collaborazione militare tra Russia ed Egitto da tenersi nella giornata dello scorso mercoledì al Cairo; nella capitale egiziana, in particolare, ad incontrarsi giorno 29 sono stati in effetti il Ministro della difesa russo, Sergei Shoigu, e l’omologo egiziano Sedki Sobhy. Il vertice, il quarto nella storia tra i due paesi, si è svolto in un clima profondamente segnato da quanto accaduto ad El Arish la scorsa settimana, lì dove un attentato contro una moschea è costato la vita a quasi trecento innocenti; ma durante l’incontro, si è discusso anche di estendere la collaborazione militare tra i due paesi, fino ad includere l’utilizzo dei rispettivi spazi aerei e le infrastrutture di alcune basi militari. Si tratta, in poche parole, di avviare un percorso che porti Mosca ed Il Cairo sempre più vicine, in un rapporto che potrebbe comprendere l’impiego soprattutto di mezzi russi presso il suolo egiziano.

Una svolta importante che pone l’Egitto più bilanciato verso l’orbita russa che quella americana, soprattutto da un punto di vista militare; ad anticipare le evoluzioni poi emerse dal vertice tenuto presso la capitale egiziana, è stato un decreto firmato giorno 28 dal primo ministro russo, Dimitri Medvedev, nel quale si è conferito l’incarico proprio al Ministro della Difesa di perfezionare un accordo con l’Egitto per l’utilizzo dello spazio aereo. La bozza di tale accordo prevede, come si legge su AgenziaNova, la possibilità per aerei militari russi di entrare nello spazio egiziano nel rispetto delle leggi del paese e del diritto internazionale con però, tra le altre cose, cinque giorni di preavviso; lo stesso discorso vale anche per l’Egitto, che ha quindi la possibilità di utilizzare lo spazio aereo russo alle stesse condizioni sopra elencate. L’accordo non potrà valere per gli aerei militari che trasportano merci pericolose e per quelli di rilevamento e controllo dei radar a lungo raggio.

L’importanza dell’accordo sotto il profilo politico

Come detto, il vertice de Il Cairo e l’accordo che verrà reso ufficiale nei prossimi giorni, spingono l’Egitto sempre più verso la Russia; ma le novità apportate dall’intesa delle ultime ore, sotto l’aspetto prettamente politico, non si esauriscono soltanto nella precedente considerazione: infatti, la possibilità di utilizzare i reciproci spazi aerei pone i due paesi in stretto rapporto e si traduce politicamente in un avvicinamento delle due diplomazie su alcuni dei dossier più importanti che riguardano il Medio Oriente. In primo luogo, la maggiore cooperazione militare tra i governi di Putin ed Al Sisi potrebbe avere importanti riflessi sulla questione siriana: l’Egitto non ha mai sostenuto la caduta di Assad, né si è accodato alle petromonarchie nel finanziamento ai ribelli islamisti; la posizione de Il Cairo in pratica, è stata sempre più tendente alla neutralità ma, al tempo stesso, ciò non ha impedito agli egiziani di giocare un ruolo importante soprattutto nell’opera di mediazione tra lealisti e sigle dell’opposizione in vista delle tregue locali concordate ad Astana.

Adesso, con la possibilità accordata ai russi di utilizzare le proprie basi e volare all’interno del proprio spazio aereo, Al Sisi sembra schierarsi in maniera più o meno esplicita con il governo di Assad; gli aerei della Russia operativi in Egitto, potrebbero essere anche destinati a colpire i terroristi presenti in Siria e quindi in tal modo Il Cairo darebbe un aiuto logistico non indifferente per il successo finale dei lealisti a Damasco. Anche sul Libano l’accordo militare con il Cremlino potrebbe avere importanti effetti politici: l’Egitto nei giorni scorsi, pur essendo un alleato dell’Arabia Saudita, ha preso le distanze dalla linea dei Saud volta ad isolare la componente sciita all’interno del paese dei cedri ed ha, quindi, invitato le parti in causa a scongiurare qualsiasi confronto tanto politico quanto militare; una posizione, quella di Al Sisi, che sembra voler porre Il Cairo nel ruolo di un importante mediatore che, in dote, può portare il peso di una maggiore vicinanza con la Russia.

Come l’accordo influirà sotto il punto di vista militare

L’accordo tra Moca ed il Cairo, pone vantaggi importanti per entrambi i paesi; come detto, alcuni aerei militari russi che potranno essere operativi in Egitto in base all’intesa sopra descritta, potrebbero servire anche per il contesto siriano: diversi velivoli, piuttosto che partire direttamente dal territorio russo, troverebbero giovamento nello sfruttare lo spazio aereo egiziano per giungere in Siria. Per l’Egitto, a sua volta, la presenza russa si tradurrebbe in una maggiore collaborazione militare in grado, in un momento così delicato per il paese arabo alle prese nel difficile contrasto all’ISIS ed al terrorismo, di poter garantire maggiore preparazione e migliori armamenti alle proprie forze armate peraltro provate in parte dal congelamento degli aiuti USA. Ma c’è pure chi guarda ad ovest del confine egiziano, in quella Libia dove la Russia da settembre sta cercando di giocare un ruolo maggiormente significativo; la presenza di aerei militari russi in Egitto, potrebbe anche preludere alla volontà di eventuali future azioni nell’ex colonia italiana.

Di certo, il sempre più repentino riavvicinamento tra Mosca ed Il Cairo non può che aprire importanti scenari inerenti l’intero contesto mediterraneo: dopo aver difeso le proprie basi in Siria, adesso la Russia appare alleata strategica con l’Egitto ed approda nella sponda africana del ‘Mare Nostrum’ in attesa, tra le altre cose, di assistere alle evoluzioni sul terreno libico che potrebbero dare al Cremlino la possibilità di avvicinarsi sempre più al Mediterraneo centrale.