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Politica

Tra nuovi armamenti e cinema: ecco il patto tra India e Israele

“La non-violenza è il primo articolo della mia fede e anche l’ultimo articolo del mio credo”. Chissà se Netanyahu stava pensando a questa frase del Mahatma Gandhi mentre posava una corona di fiori davanti al suo memoriale. Chissà se ne...

“La non-violenza è il primo articolo della mia fede e anche l’ultimo articolo del mio credo”. Chissà se Netanyahu stava pensando a questa frase del Mahatma Gandhi mentre posava una corona di fiori davanti al suo memoriale. Chissà se ne è stato in qualche modo ispirato mentre si chinava per rendere omaggio alla “grande anima”, accompagnato dal premier Narendra Modi. Il luogo di cremazione di Gandhi,  il Raj Gath (la “scala del re”), è stato il  primo di una serie di appuntamenti del lungo viaggio di Netanyahu in India; viaggio che lo terrà lontano da Gerusalemme per ben sei giorni costellati di incontri importanti e di accordi commerciali che avranno enormi ripercussioni sia in India che in Israele.

È in qualche modo singolare pensare che pochi minuti dopo essersi detto “ispirato dall’uomo che ha reso famoso il concetto di non-violenza, Netanyahu abbia siglato un accordo che prevede la vendita di 131 missili terra-aria Barak, per un valore complessivo di 72 milioni di dollari. Più Bismark che Gandhi quindi, meno sentimentalismo e più realpolitik. Netanyahu e Modi hanno reso noto, dopo l’incontro avvenuto a Nuova Delhi, di aver discusso di diverse questioni e accordi di cooperazione nei settori dell’agricoltura, della scienza e della tecnologia, della difesa e della sicurezza, dei contatti interpersonali e degli scambi culturali. Sono stati firmati nove tra accordi, protocolli d’intesa e dichiarazioni di intenti, riguardanti la sicurezza, l’esplorazione nel settore del petrolio e del gas; l’energia solare; la ricerca nella medicina omeopatica e ayurvedica; le scienze e le tecnologie; il turismo e perfino la produzione cinematografica.





Dopo le polemiche causate dalla decisione di Trump riguardo allo status di Gerusalemme, i consensi nei confronti di Israele sono drasticamente diminuiti. Netanyahu ha dunque deciso di puntare tutto sulla nuova alleanza con Modi e, di riflesso, con gli altri Stati asiatici legati strettamente all’India. Sembra importare poco al primo ministro israeliano il fatto che l’India sia uno dei 120 Paesi che all’assemblea dell’Onu si sono opposti alla decisione di Trump di dichiarare Gerusalemme capitale d’Israele. Questa decisione aveva portato l’India ad annullare un accordo commerciale con Israele per la fornitura di 8mila missili anticarro. “Avrei preferito un voto diverso a essere sincero” ha detto Netanyahu, “ma non penso che cambi concretamente la straordinaria fioritura delle relazioni tra l’India e Israele. Penso che tutti possano vederlo. La visita del primo ministro Modi è stata una pietra miliare importantissima così come lo è la mia visita in India”

Il previsto arrivo del premier israeliano, pochi giorni fa, aveva scatenato le proteste degli Stati dove più consistente è il numero di fedeli musulmani solidali col popolo palestinese. Nella città di Kargil, nello stato del Punjab, un gran numero di persone è sceso per le strade a protestare contro la visita di Netanyahu dando alle fiamme un fantoccio con le sue sembianze. Un gran numero di intellettuali indiani ha avviato perfino una raccolta di firme per chiedere al premier Modi di non incontrare il rappresentante dello Stato ebraico.

Tutti i peggiori auspici si sono però volatilizzati davanti all’abbondanza di opportunità che i due Paesi hanno deciso di cogliere insieme. Per quanto riguarda il commercio bilaterale gli esperti sostengono infatti che i nuovi accordi porteranno un incremento impressionante nelle casse statali. Si passerà dagli attuali quattro miliardi di dollari a ben dieci miliardi nel giro di pochi anni. Il trattato di libero scambio tra India e Israele è un evento già di per sé storico visto che il colosso asiatico non ha mai firmato accordi di questo tipo con nessun Paese al di fuori del sud-est asiatico.

Centotrenta imprenditori israeliani al seguito di Netanyahu hanno espresso la loro forte volontà di investire in India circa 68 miliardi di dollari in settori quali turismo, cyber-security e agricoltura. “La collaborazione tra i nostri Paesi sta raggiungendo vette senza precedenti” ha detto entusiasta Netanyahu nel corso del suo soggiorno a Mumbai dove ha potuto incontrare 15 dei più importanti uomini d’affari del Paese. “Le possibilità di crescita a cui andiamo incontro sono sconfinate. Israele è una nazione innovativa tanto quanto l’India per questo ci siamo uniti, per definire un nuovo futuro”. L’entusiasmo per i nuovi accordi ha contagiato tutti, perfino il Ministero della Difesa indiano che ha decisamente cambiato idea riguardo ai missili anticarro di fabbricazione israeliana: l’affare si farà. Cinquecento milioni di dollari andranno nelle casse della casa di produzione di armamenti Rafael mentre i missili verranno probabilmente impiegati in Punjab, nei bollenti confini col Pakistan. 

Giganteschi passi in avanti sono stati fatti anche nel settore energetico e agricolo, settore in cui l’India ha investito molto raccogliendo sempre troppo poco. È previsto che Netanyahu offra in dono a Modi un dissalatore mobile, lo stesso che i due capi di governo hanno visto in funzione in una dimostrazione effettuata lo scorso luglio in occasione della visita del leader indiano in Israele. Il mezzo, chiamato GalMobile, del costo di circa 111 mila dollari, è in grado di depurare 20 mila litri di acqua di mare al giorno e 80 mila di acqua di fiume per renderla potabile secondo gli standard dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il progetto è stato concepito per un impiego militare e civile, in casi di calamità naturali o in aree rurali difficili. Il presidente dello stato del Maharashtra ha rivelato che con Israele “Stiamo firmando un accordo per un’enorme rete idrica a Marathwada. Vogliamo collaborare di più con Israele per il benessere dei nostri agricoltori.” La ditta israeliana Watergen ha firmato accordi con alcune aziende indiane impegnate nel settore tecnologico per vendere le sue conoscenze nel campo dell’irrigazione. Oltre all’irrigazione a goccia, fiore all’occhiello dell’industria agroalimentare istraeliana, la ditta Watergen ha sviluppato un macchinario in grado di estrarre acqua dall’aria. Entrambi i paesi hanno poi annunciato la creazione di un fondo di ricerca e sviluppo industriale da quaranta milioni di dollari per la collaborazione tra aziende indiane e israeliane. Esattamente come avviene già da decenni tra Israele e USA con la fondazione BIRD (Binational Industrial Research and Developement).

Prima di raggiungere Mumbai, Netanyahu si è spostato poi in Gujarat, stato dell’India Nord-Occidentale in cui Modi ha mosso i suoi primi passi in politica, da sempre roccaforte del partito nazionalista BJP. Le ultime elezioni hanno però visto gli uomini del premier indiano vincere soltanto di misura. La folla oceanica festante che ha accompagnato il tragitto dell’auto presidenziale israeliana cantando slogan in ebraico ha lasciato suscitato più di una perplessità riguardo alla sua spontaneità. Il direttore generale del Ministero degli Esteri israeliano Yuval Rotem ha dichiarato di non aver “mai visto un ricevimento come quello ricevuto da Netanyahu” in tutti i suoi anni di servizio all’estero. Una mossa puramente propagandistica quella di Modi: mostrare al mondo quanto il popolo lo segua e quanto siano senza fondamento le voci che parlano di un drastico calo dei sondaggi in vista delle elezioni generali previste per il 2019.

Prima del ritorno a Tel Aviv, Netanyahu darà un grande ricevimento in stile Bollywood per tutti i produttori cinematografici indiani. L’india possiede la più grande industria cinematografica del mondo, di gran lunga superiore alla sua controparte americana. L’obiettivo del premier israeliano è quello di promuovere il proprio Paese per spingere i produttori ad utilizzarlo come location.

A Mumbai si terrà anche il simbolico incontro con la comunità ebraica locale, vero “ponte umano” (così è stato definito dal primo ministro israeliano), protagonista di questa importante alleanza economica e commerciale tra i due Paesi. Dieci anni fa questa comunità fu colpita dai terribili attentati condotti da alcune cellule di al Qaeda che uccisero più di 176 persone. Casa Chabad, centro ebraico della metropoli indiana, fu uno degli obiettivi dei terroristi che qui uccisero diversi ebrei. Tra di loro c’erano i genitori di Moshe Holtzberg, che allora aveva solo un anno e che fu l’unico a sopravvivere all’attentato. Il bambino divenne un simbolo della comunità ebraica in India e oggi tornerà per la prima volta, insieme a Netanyahu, a visitare il luogo della tragedia.  

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