C’è attesa per quanto dirà Donald Trump fra pochissime ore. Alle 20 italiane, il presidente Usa annuncerà la sua decisione sull’accordo per il nucleare iraniano. L’idea di base è che possa terminarlo per poi dare il via a nuove negoziazioni. Ma l’Iran si è già detto contrario. E questo, evidentemente, è un ostacolo decisivo.
A ottobre scorso , Trump aveva già rifiutato di “certificare” l’accordo siglato nell’ambito del 5+1 (cioè Usa, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania). Per Trump, l’accordo così siglato dal suo predecessore Barack Obama nel 2015 non era conforme agli interessi di sicurezza nazionale. Una de-certificazione ancora simbolica. E che ora, invece, potrebbe farsi molto più concreta.
Quello che va ricordato, è che il 12 maggio è in scadenza la sospensione soltanto di alcune sanzioni, che hanno come obiettivo la Banca centrale iraniana e i ricavi petroliferi di Teheran. Il grosso delle sanzioni restano vigore fino a metà luglio. Il che potrebbe condurre a scenari particolari riguardo all’annuncio imminente.
La prima ipotesi è che Trump possa confermare la sospensione delle sanzioni. Difficile, se non impossibile, vista la linea dura voluta da Trump e dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Unica chance che questa possibilità possa essere realistica, è che Trump voglia dare una possibilità a Emmanuel Macron e agli altri alleati europei per giungere a un accordo con Teheran e proporlo alla presidenza Usa.Seconda opzione, opposta, è che Donald Trump ristabilisca tutte le sanzioni in un’unica soluzione o addirittura aggiungerne di nuove. Un gesto di rottura definitiva che indurrebbe probabilmente l’Iran a una risposta vigorosa, considerata la via unilaterale intrapresa dal presidente americano.Terzo scenario, plausibile, quello delle vie di mezzo. Donald Trump potrebbe ristabilire solo una parte delle sanzioni. Questo con una serie di minacce nei confronti del governo iraniano consistenti nella possibilità di imporre ulteriori sanzioni o ristabilire tutte quelle precedenti. Potrebbe ripristinare delle sanzioni ritardandone però l’applicazione, sfruttando alcuni cavilli giuridici del sistema americano. Terza opzione, potrebbe imporre nuove sanzioni distinte dall’accordo sul nucleare, ma sembra difficile.Cosa faranno i partner europei
Gli Stati europei del 5+1, così come l’Unione europea e l’Italia spingono Trump per non rinunciare all’accordo sul nucleare iraniano. Tutti gli Stati del 5+1, comprese Cina e Russia, hanno detto di voler mantenere l’accordo anche con l’uscita di scena degli Stati Uniti d’America. Ma è possibile?
La fine delle sanzioni aveva invogliato molte grandi imprese europee a investire in Iran. Ed è stato quello il motivo principale per cui molti governi europei hanno spinto perché gli Stati Uniti mantenessero in vita l’accordo. Il problema è che molte aziende straniere, legittimamente, potrebbero scegliere di non investire più in Iran a causa delle sanzioni, che produrrebbero incertezza politica e effetti economici certamente non positivi.
Inoltre, molte imprese europee temono che gli Stati Uniti possano scegliere una via sanzionatoria che preveda di colpire anche le aziende che fanno affari con enti statali e privati iraniani. Una decisione che per le imprese significherebbe non avere più motivo per andare in Iran suscitando le reazioni violente di Teheran, impoverita e isolata.
Cosa può fare l’Iran
Dai dirigenti iraniani sono arrivati segnali contraddittori. Alcuni hanno affermato che l’assenza degli Stati Uniti non avrebbe intaccato l’accordo. Anzi, in molti hanno sostenuto la necessità di confermare il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) con i partner europei, la Cina e la Russia e con garanzie da parte dell’Unione europea.
Altri, invece, hanno detto che gli Stati Uniti pagheranno le conseguenze delle scelte della Casa Bianca. E si è spesso detto che, in caso di fuoriuscita Usa, l’Iran non solo non avrebbe continuato a rispettare l’accordo ma avrebbe anche ripreso il programma nucleare.
In caso di scelta drastica da parte di Trump, c’è però un’opzione, in mano all’Iran, che potrebbe mandare un segnale di volontà di continuare l’accordo. Questa è rappresentata dall’attivazione del meccanismo di risoluzione. Se l’Iran attiverà questo meccanismo, la commissione per il seguito dell’accordo, che riunisce tutti i firmatari del patto, avrebbe il compito di gestire la crisi trovano una mediazione. In caso di mancata soluzione, verrebbe formato un comitato composto da tre arbitri. Questi tre arbitri avrebbero a loro volta due mesi di tempo per gestire la crisi, e toccherebbe all’Iran decidere se continuare o meno nell’osservare gli obblighi. Due mesi che finirebbero proprio a luglio, quando terminano le altre sanzioni.
Tutto ciò, al netto di escalation militari in territori in cui l’Iran è coinvolto. E in cui Israele potrebbe avere un ruolo di primo piano.
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