Tra i protagonisti del Brasile governato daJair Bolsonaro vi è anche il figlio dell’ex capitano dell’esercito e leader del Partito Social-Liberale, Eduardo. Eletto a Rio de Janeiro con l’impressionante somma di 1,8 milioni di preferenze (record storico per il Paese) che nel 2018 gli ha consentito la riconferma per un secondo mandato alla Camera dei Deputati, Eduardo Bolsonaro, 34 anni, è un uomo chiave nell’amministrazione del padre e un elemento fondamentale di raccordo tra il presidente e i suoi alleati politici a livello internazionale. Proprio Bolsonaro jr. annunciò via Twitter l’arresto di Cesare Battisti con un messaggio diretto al Ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini e sempre Eduardo ha curato l’avvicinamento tra il suo governo e The Movement, l’organizzazione di Steve Bannon.

Eduardo Bolsonaro è oggi presidente della Commissione della Camera deputata alla gestione degli affari internazionali e della sicurezza nazionale. Una posizione strategica in un Paese in cui le forze armate hanno sempre saputo giocare un ruolo influente nella politica nazionale e in cui oggi sono rappresentate nel governo da ben otto ministri e dal vicepresidente Hamilton Mourao. Bolsonaro ha le idee chiare per le priorità di sicurezza nazionale del Brasile: rafforzare le forze armate e la capacità del difesa in sinergia con gli Stati Uniti, tornati ad essere partner primario per il governo, e in diretta competizione con i governi rivali nella regione latinoamericana, primo fra tutti quello venezuelano di Nicolas Maduro. E il figlio interpreta questa linea guida in maniera attiva.

Lo scorso 15 maggio, in un’audizione di fronte alla commissione e ai vertici delle forze armate, Eduardo Bolsonaro ha infatti proposto un rafforzamento massiccio delle forze armate brasiliane come strumento di promozione della politica estera del Paese e di conquista di un maggior rispetto sul piano internazionale. “Con un potere bellico maggiore, saremmo più rispettati da Maduro o anche temuti da Cina e Russia”, ha dichiarato parlando con toni che ricordano più quelli di un esponente del Partito Repubblicano americano che quelli di un legislatore brasiliano. Il riferimento a Cina e Russia, Paesi con cui il Brasile non ha mai avuto contenziosi geopolitici, da cui è fisicamente distante e con cui è in solide relazioni politiche e commerciali, appare un pegno pagato per accontentare i nuovi tutori dell’amministrazione brasiliana in America del Nord.

“Il figlio del presidente Jair Bolsonaro ha spiegato che se il Brasile potesse contare sui caccia Gripen (ordinati alla svedese Saab), i sottomarini Prosub o il sottomarino nucleare, con più autonomia, l’influenza geopolitica globale dei brasiliani sarebbe più significativa”, sottolinea Formiche. Ma non finisce qui. Eduardo Bolsonaro si è anche speso in un appassionato panegirico delle armi nucleari e del loro ruolo come garanti della sicurezza e del “rispetto” di un Paese nel mondo. “Come sarebbe il rapporto tra Pakistan e India se uno dei due non avesse le bombe nucleari? Sarebbe uguale? Chiaramente no. Perché tutti rispettano gli Stati Uniti? – ha aggiunto -. Perché è l’unico Paese che ha le condizioni per aprire due fronti militari, due guerre in qualsiasi luogo del mondo. Il terrorista, il criminale, il dittatore sanguinario, rispetta solo una cosa: la forza”.

Parla Bolsonaro jr. e sembra di risentire i neoconservatori americani. Il Brasile è vincolato sul tema delle armi nucleari dal Trattato di Tlateloco del 1968, che impedisce il dispiegamento delle armi nucleari in America Latina e nei Caraibi, e dal Trattato di Non Proliferazione a cui aderì nel 1998, come ricorda il Rio Times. Ma sul lungo periodo, una continuazione delle crisi regionali latinoamericane o la ricerca di una maggiore influenza da parte del governo potrebbero spingere l’amministrazione Bolsonaro ad accarezzare il sogno della conquista di un deterrente nucleare. Ipotesi politica che si scontra con la più realistica visione di numerosi membri delle forze armate, già contrari all’intervento militare in Venezuela e ora scettici sulla crociata di Bolsonaro a favore della liberalizzazione delle armi e l’apertura all’acquisto di fucili militari da parte di privati.

I costi, poi, sarebbero tutt’altro che indifferenti, e per le esangui casse brasiliane rappresenterebbero un salasso potenzialmente insostenibile. Il velleitarismo che traspare dalle parole di Eduardo Bolsonaro, del resto, si concilia con l’ambigua scelta geopolitica di privilegiare esclusivamente i rapporti con gli Usa in posizione subordinata. In controcorrente con le potenzialità di un Brasile potenzialmente in grado di giocare un ruolo fondamentale in America Latina e di essere partner attivo di tutte le principali potenze globali.