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“In Venezuela, nessun luogo è sicuro dal potere contorto delle forze di sicurezza. Neanche le case delle persone”. Lo ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, amministratrice per le Americhe di Amnesty International. Le forze di sicurezza e i gruppi armati civili legati al governo di Nicolas Maduro hanno fatto irruzione nelle abitazioni private per intimidire i residenti e dissuaderli dal prendere parte alle proteste. Negli ultimi mesi si sono infatti intensificate le incursioni illegali e gli attacchi nelle case della popolazione. A rivelarlo, il rapporto “Notti di terrore: attacchi e raid illegali nelle abitazioni in Venezuela” diffuso da Amnesty International

“Le autorità venezuelane hanno escogitato un nuovo preoccupante modo per mettere a tacere il dissenso, nell’ambito di una campagna apparentemente senza fine che ha l’obiettivo di instillare la paura nella popolazione. Dalle strade, la repressione è arrivata nelle case“, ha denunciato Guevara-Rosas. Tra aprile e luglio 2017 sono stati segnalati 47 casi di raid in 11 Stati del Venezuela. 

I raid

Secondo quanto ha rilevato l’organizzazione umanitaria che ha visitato le abitazioni e ascoltato le vittime dei raid, le modalità di irruzione è sempre uguale. Forze di sicurezza e uomini armati hanno fatto violentemente incursione negli appartamenti senza esibire alcun mandato né fornire spiegazione alcuna circa la loro presenza. Le irruzioni sono state spesso accompagnate da minacce, violenza fisica e verbale, impiego di armature anti-sommossa e lancio di gas lacrimogeni. Una donna, residente nello Stato di Miranda, ha raccontato che uomini armati hanno fatto irruzione in casa sua urlando “Apri, apri, è arrivato l’uomo nero!”. Da altre testimonianze è emerso che i militari hanno sfondato le porte, rotto le finestre e  rubato diversi oggetti dalle abitazioni. 

Numerose persone sono state arrestate durante i raid. I militari cercavano nelle case i giovani che avessero preso parte alle proteste. Senza mandati di arresto. Molti abitanti hanno riferito di temere nuove irruzioni a ogni ora del giorno e della notte. Un uomo ha raccontato che che le forze di sicurezza venezuelane si sono presentate all’improvviso gridando “Uscite fuori, banditi. Adesso vi stupriamo tutti quanti”.

Violazione dei diritti umani

“Ai sensi del diritto internazionale e della stessa Costituzione venezuelana queste irruzioni nelle abitazioni sono illegali”, ha dichiarato Guevara-Rosas. “Il governo Maduro e le sue forze di sicurezza devono cessare di usare la violenza e la repressione contro la loro popolazione. Queste violazioni dei diritti umani non possono andare ancora avanti. Occorre giustizia per le vittime e la fine di questa campagna di violenza. Chiunque può finire per diventare vittima, in ogni momento e in ogni luogo, a prescindere dalle sue opinioni politiche”, ha concluso Guevara-Rosas.

La situazione nel Paese

Dall’inizio delle proteste, ad aprile 2017, in Venezuela sono morte oltre 150 persone. La crisi sociale ed economica che ha investito il Paese negli ultimi anni ha portato la popolazione a manifestare nelle strade. Maduro ha messo in atto violente repressioni per placare l’ondata di proteste anti-governative nelle piazze di tutto il Paese. I militari hanno sempre usato una forza sproporzionata contro i manifestanti: proiettili di gomma e idranti, colpi di arma da fuoco, gas lacrimogeno ad altezza uomo che hanno provocato migliaia di feriti. 

Nel Paese, oltre la metà della popolazione vive in una condizione di povertà. Cibo e medicinali scarseggiano e i diritti umani vengono costantemente violati. Intanto, il “gruppo di Lima”, i dodici Paesi americani critici nei confronti del governo Maduro, ha invitato le Nazioni Unite a intervenire “per risolvere la crisi umanitaria e la situazione dei diritti umani” in Venezuela. I dodici hanno dichiarato la loro preoccupazione per le condizioni umanitarie della popolazione e denunciato irregolarità nelle elezioni regionali tenute il 15 ottobre alle quali hanno partecipato anche le forze di opposizione, legittimando così il regime di Maduro.