Scandalo a Bruxelles. La Commissione Europea ha autorizzato Thierry Breton, ex Commissario per il Mercato Interno e nemico giurato di Elon Musk, a entrare a far parte del Global Advisory Council della Bank of America, nonostante la norma che impone un periodo di attesa di due anni prima di assumere ruoli che potrebbero configurarsi come attività di lobbying. Secondo la decisione della Commissione, pubblicata giovedì, l’incarico di Breton presso la banca statunitense è “compatibile con l’Articolo 245 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea”. Tuttavia, il Codice di Condotta della Commissione parla chiaro e stabilisce che gli ex commissari devono rispettare un periodo di “raffreddamento” di due anni prima di accettare incarichi che possano implicare conflitti di interesse. Per il presidente della Commissione, tale periodo è esteso a tre anni.
Bufera sulla Commissione
La decisione ha sollevato polemiche tra i membri del Parlamento Europeo, in particolare tra i Verdi. “Come può non essere considerato lobbying?”, ha chiesto Daniel Freund, eurodeputato tedesco dei Verdi, citato da POLITICO. Freund ha accusato la Commissione di non applicare rigorosamente le sue stesse regole e di rendere queste decisioni poco trasparenti. “Si vantano di avere periodi di raffreddamento e integrità rigorosa. Ma poi, di nascosto, aggirano le regole”, ha aggiunto, sottolineando che il suo team monitora attivamente tali situazioni. Breton, che ha terminato il suo mandato come Commissario il 16 settembre 2024, ha dichiarato a POLITICO che la sua nuova posizione presso la Bank of America è puramente “advisory” e retribuita. Il ruolo, a suo dire, non dovrebbe comportare attività di lobbying diretto o rappresentare un conflitto di interessi.

Secondo la Commissione europea, Breton si è impegnato a non intraprendere azioni di lobbying, a rispettare la riservatezza delle informazioni acquisite durante il suo mandato e a mantenere integrità e discrezione. Ha inoltre dichiarato di non aver avuto alcun contatto con Bank of America durante il suo incarico in Commissione.
Non solo Breton, il problema delle “porte girevoli”
Le rassicurazioni di Breton non bastano a scagionare la Commissione europea dalle accuse di aver chiuso non uno, ma entrambi gli occhi, sul caso dell’ex commissario europeo, aggirando di fatto le norme stesse dell’Ue che in altri casi vengono applicate in maniera puntigliosa e rigorosa. Sullo sfondo, rimane per Bruxelles l’annoso problema delle “porte girevoli”, tornato al centro dell’attenzione nei mesi scorsi dopo l’elezione di due ex dipendenti di Meta al Parlamento Europeo, avvenuta a giugno.
Secondo l’EPRS, il think tank del Parlamento Europeo, il lobbying può avere un doppio impatto. Da un lato, contribuisce a politiche meglio informate, ma dall’altro, se non adeguatamente regolato, rischia di minare l’integrità della politica e favorire il clientelismo, con conseguenze negative per la democrazia.
Casi controversi
Un esempio emblematico di questo fenomeno è Aura Salla, eletta europarlamentare per la Finlandia (EPP) nell’aprile 2023. Salla ha una lunga carriera che alterna esperienze tra pubblico e privato. Dopo quasi sei anni alla Commissione Europea, lavorando nel gabinetto del commissario Jyrki Katainen e nel think tank interno della Commissione, è passata nel 2020 a Meta, dove ha guidato le relazioni con l’UE. In questo ruolo, è diventata il volto di Facebook a Bruxelles durante le negoziazioni delle regole sulle piattaforme digitali, i Digital Markets Act (DMA) e Digital Services Act (DSA). Dopo aver rappresentato gli interessi di Meta, Salla è tornata al settore pubblico, entrando nel Parlamento finlandese.
Neelie Kroes, ex Commissaria Europea alla Concorrenza e al Digitale, è stata coinvolta in uno dei casi più controversi. Poco dopo la fine del suo mandato nel 2014, Kroes ha iniziato a fare lobbying per la società di ride-hailing Uber. Secondo i documenti trapelati nei cosiddetti “Uber Files”, Kroes avrebbe contattato ex colleghi e il Governo olandese per promuovere gli interessi dell’azienda. È stata anche accusata di aver svolto attività di lobbying per Uber prima e dopo il termine del suo periodo di “raffreddamento”, infrangendo le regole della Commissione Europea.
Un altro caso simile riguarda l’ex presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso. Meno di due anni dopo aver lasciato l’incarico, proprio come Breton, Barroso è diventato presidente non esecutivo di Goldman Sachs International, una delle maggiori banche d’investimento globali.
Sebbene siano previsti periodi di “raffreddamento” per prevenire interferenze o conflitti d’interesse, se è la stessa Commissione europea a violare sistematicamente le norme dell’UE come se nulla fosse, poi non ci può lamentare se l’Unione europea viene percepita come poco trasparente. Se Bruxelles vuole davvero difendere la trasparenza e l’integrità delle sue istituzioni, non può permettersi di aggirare le regole che essa stessa ha creato: ogni deroga indebolisce la fiducia dei cittadini e alimenta lo scetticismo verso l’intero progetto europeo. E a quel punto risulta difficile scaricare i problemi su Elon Musk, vero ex commissario Breton?

