Le armi in Ucraina sembrano lontane dall’essere messe a tacere, ma dietro le quinte Stati Uniti e Russia continuano a dialogare in merito al conflitto in corso e a ciò che lo riguarda. Secondo un’indiscrezione lanciata da Reuters, Jared Kushner – inviato speciale Usa e genero di Donald Trump – e Kirill Dmitriev – consigliere politico di Vladimir Putin – si sarebbero incontrati in più di un’occasione per discutere del coinvolgimento di investitori americani nell’infrastruttura del Nord Stream, il rassemblement di gasdotti che trasporta l’oro blu dalla Russia alla Germania passando per il Mar Baltico.
Un’operazione commerciale molto ghiotta sia per gli americani che per i russi, ma sulla cui possibile riuscita ci sono molti dubbi: in primo luogo, i negoziati per la pace in Ucraina sono finiti nelle sabbie mobili; in secondo luogo, gli europei sembrano tutt’altro che intenzionati a ripristinare le relazioni energetiche con Mosca.
Il business, per ora, a porte chiuse
Kushner e Dmitriev si sarebbero incontrati in tempi recenti a New York e a Mosca, e al tavolo si sarebbero seduti anche funzionari dei dipartimenti del Tesoro e dell’Energia americani. Secondo fonti citate dall’agenzia britannica, i colloqui avrebbero riguardato in parte anche il Nord Stream, sebbene non sia giunto alcuna conferma né dalla Casa Bianca né dal Cremlino.
Stando alle dichiarazioni di uno dei presenti ai tavoli, qualsiasi eventuale accordo commerciale dovrà coinvolgere la US International Development Finance Corporation (DFC), l’agenzia federale per gli investimenti finanziari del Governo statunitense. Un simile coinvolgimento è sufficientemente esplicativo dei rapporti commerciali ed economici che si vogliono intessere tra le due superpotenze, una volta che il conflitto russo-ucraino sarà concluso (non è un caso che sia Dmitriev sia Kushner siano gli emissari dei rispettivi Presidenti per la conduzione delle trattative di pace). Infatti, pare che nel corso dei suddetti incontri si sia discusso anche dell’acquisizione da parte di entità straniere – statunitensi ma anche emiratine e qatariote – degli asset appartenenti alla multinazionale energetica russa Lukoil al di fuori della Federazione Russa come raffinerie, stazioni di servizio e giacimenti di petrolio e gas.
Se questo scenario dovesse prendere forma tramite la formalizzazione di accordi commerciali e la mobilitazione di risorse finanziarie intorno a proprietà riconducibili al mondo russo, con ogni probabilità comporterebbe la fine delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti per ripristinare un rapporto del tutto alla pari tra due nazioni che vogliono fare affari. Ciò avrebbe delle conseguenze indirette sull’Unione europea, la quale sarebbe inevitabilmente parte in causa ove il Nord Stream fosse mai riattivato, ma per ora a Bruxelles sembra che facciano orecchie da mercante.
Un percorso a ostacoli
Nonostante manchi ancora l’ufficialità dell’ingresso degli americani tra gli azionisti del Nord Stream, nel Vecchio Continente c’è già qualcuno che storce il naso. Allo stato attuale, Nord Stream AG – l’ente costituito per la gestione del gasdotto 1 – è partecipata al 51% dalla russa Gazprom, mentre le quote del restante 49% sono spartite tra società tedesche, francesi e olandesi e una ripartizione delle stesse, al momento, non sembrerebbe essere presa in considerazione.
A complicare il quadro, ci sarebbero anche aspetti tecnici non di poco conto. Nel settembre 2022, i gasdotti del Nord Stream sono stati fortemente danneggiati a seguito di una serie di esplosioni avvenute nel Mar Baltico.Dopo anni di indagini, l’episodio è stato classificato come atto di sabotaggio riconducibile, secondo diverse fonti, a un commando ucraino. Le tubature del Nord Stream 1 hanno riportato danni piuttosto ingenti, mentre il Nord Stream 2 rimane ancora in relativa buona salute, anche se non è mai stata utilizzato poiché dopo lo scoppio delle ostilità in Ucraina, non era mai stato certificato per il funzionamento. Gli investitori americani, dunque, dovranno essere disposti a spendere fior di quattrini per le riparazioni e la gestione di tutti gli adempimenti previsti per l’utilizzo dei gasdotti.
Altro elemento che potrebbe fare da deterrente per gli investitori d’oltreoceano è il divieto di importazione totale di gas russo nell’Unione europea. Il provvedimento entrerà in vigore a partire dal gennaio 2027 e molti si chiedono quale sia il senso di mettere sul piatto dei soldi per un’infrastruttura che, anche fosse riparata del tutto, non entrerebbe mai in funzione.
Tutta questa vicenda dimostra come gli equilibri mondiali siano sempre di più in fase di ridefinizione e il controllo delle infrastrutture energetiche sia imprescindibile per dare le carte ai tavoli che contano.
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Fonti
US, Russia explore gas sale to Europe amid Ukraine war, say sources, Reuters, 8 ottobre 2026 – https://www.reuters.com/business/energy/us-russia-explore-gas-sale-europe-amid-ukraine-war-say-sources-2026-10-08/
US-Russia talks emerge over Nord Stream as US investors eye gas pipeline, Banking News, 9 ottobre 2026 – https://www.bankingnews.gr/diethni/articles/904326/us-russia-talks-emerge-over-nord-stream-as-us-investors-eye-gas-pipeline
American, Russian officials meet on bringing US investor into Nord Stream gas pipeline to Germany,The Jerusalem Post, 8 ottobre 2026 – https://www.jpost.com/business-and-innovation/energy-and-infrastructure/article-910992
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