Russia e Cina terranno un’esercitazione congiunta dal 9 al 13 agosto presso la base di addestramento tattico dell’esercito cinese nella città di Qingtongxia, nella regione autonoma di Ningxia Hui, nella Cina occidentale. L’esercitazione, denominata Zapad/Interaction 2021, vede l’invio da parte di Mosca di un distaccamento di caccia Sukhoi Su-30SM che si affiancheranno ai velivoli cinesi e supporteranno le operazioni di terra. Il contingente inviato dalla Russia vede anche la presenza di un’unità di fucilieri motorizzati di stanza nel territorio del Trans-Baikal, un’unità di forze speciali e una compagnia di comando e controllo.
Le truppe cinesi partecipanti provengono principalmente dal comando del teatro occidentale e ammontano a circa 10mila uomini con diversi tipi di aerei, artiglieria ed equipaggiamento corazzato.
Lo scopo principale dell’esercitazione è il mantenimento della sicurezza e della stabilità nella regione asiatica con un’operazione militare congiunta per combattere forze terroristiche.
La mattina del 31 luglio, i rappresentanti delle truppe cinesi hanno tenuto una cerimonia di benvenuto per le truppe russe partecipanti in cui si è detto che nel contesto dei grandi cambiamenti globali e della pandemia, queste sono le prime manovre congiunte a cui partecipano le truppe russe in Cina e segna anche il quarto anno consecutivo in cui le forze armate cinesi e russe organizzano esercitazioni congiunte.
Entrambe le parti hanno convenuto che l’esercitazione riflette pienamente l’alto livello di relazioni amichevoli e di cooperazione tra i due eserciti, nonché la grande responsabilità di mantenere congiuntamente la pace e la sicurezza regionali.
Proprio quest’ultimo punto risulta fondamentale: Mosca è preoccupata da quanto sta succedendo in Afghanistan, dove il ritiro delle truppe occidentali – che si completerà simbolicamente a settembre – sta condannando il Paese al ritorno del dominio dei talebani. Il Cremlino teme infatti che l’ondata talebana che sta sopraffacendo inesorabilmente le forze nazionali di sicurezza afghane (Ansf), possa seriamente minacciare la stabilità della sua sfera di influenza, quel “estero vicino” rappresentato da quei Paesi un tempo sotto la dominazione sovietica che hanno sempre svolto un ruolo cruciale nella sicurezza interna della Russia. Pertanto l’attenzione viene rivolta verso le repubbliche dell’Asia Centrale ex sovietica, sia per questioni geografiche di vicinanza all’Afghanistan, sia perché si teme che l’estremismo islamico possa attecchire nell’humus culturale locale.
La Cina ha saputo cogliere l’occasione per, come detto, stringere ulteriormente la cooperazione con la Russia: il ministro della Difesa cinese Wei Fenghe aveva dichiarato recentemente, da Dushanbe, che si augurava che nella lotta congiunta contro il terrorismo, le due parti potessero raggiungere un comune indirizzo, rafforzare la cooperazione e coordinare le azioni, salvaguardando risolutamente gli interessi fondamentali di Cina e Russia.
Nonostante questa maggiore interazione tra Mosca e Pechino non siamo davanti ad un’alleanza: per parlare di alleanza, infatti, è necessario che tra due Stati si instauri un rapporto di reciproco aiuto militare vincolante in caso di conflitto, cosa che non esiste tra Russia e Cina, in quanto non voluta da entrambe le parti.
Mosca e Pechino sono formalmente legate dal Trattato di Buon Vicinato, siglato nel 2001 e recentemente esteso, che ha posto le basi, sia di natura politica sia economica, che hanno poi permesso di instaurare un partenariato globale e un’interazione strategica grazie alla convergenza degli interessi dei due Paesi. Si tratta di una “alleanza dinamica” quindi non strettamente vincolante come potrebbe essere un’alleanza come la Nato, che si concretizza maggiormente dal punto di vista economico, energetico e commerciale.
La stessa Organizzazione per la Cooperazione di Shangai, ratificata da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, sebbene preveda la cooperazione per la sicurezza – quindi in campo militare – è improntata al coordinamento sovranazionale esclusivamente negli ambiti di contrasto al separatismo, al terrorismo e al fondamentalismo religioso, quindi non prevede che i Paesi contraenti siano vincolati a fornire supporto in caso di conflitto.
Questa maggiore vicinanza tra Russia e Cina è stata causata direttamente dalla postura dell’Occidente nei riguardi di Mosca: l’incrinatura dei rapporti post Crimea – ma va detto che ci sono state crisi precedenti come quella per la Georgia – ha costretto il Cremlino a guardare a oriente nonostante la Cina sia più un competitor che un partner, e nonostante le forti tensioni ai confini orientali russi dove la penetrazione cinese – intesa proprio come immigrazione – preoccupa non poco la leadership politica della Russia. Si tratta quindi di un partenariato “forzato” dalle contingenze, per niente irreversibile, ma che, stante l’attuale situazione e i possibili risvolti futuri, difficilmente verrà troncato da Mosca.



