Non solo i suprematisti bianchi: l’Fbi ora identifica gli afro americani

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Non solo i suprematisti bianchi: anche tra le organizzazioni che lottano per i diritti degli afro-americani negli Stati Uniti si nasconde il pericolo dell’estremismo e della violenza. A sostenerlo non è la “alt-right” ma la divisione dell’antiterrorismo dell’Fbi, secondo la quale questi gruppi rappresentano una crescente minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. A rivelarlo è un’inchiesta pubblicata sull’autorevole Foreign Policy. Secondo il rapporto stilato dall’Fbi, infatti, “la percezione di un’identità estremista nera, dopo la violenza della polizia nei confronti degli afro-ameriani è aumentata, generando un aumento della violenza premeditata” da parte di questi movimenti. Per l’Fbi si tratta di “estremisti identitari neri” molto pericolosi.

Una spirale di violenza

L’omicidio dell’agosto 2014 di Michael Brown a Ferguson, nel Missouri, è stata il catalizzatore di un grande sentimento di rabbia da parte della comunità afro-americana. Secondo la relazione dell’Fbi “è probabile che incidenti di presunti abusi della polizia contro gli afro-americani abbiano contribuito a nutrire la rinascita di attività criminali violente all’interno del movimento”. Circa 748 persone sono state uccise dalla polizia nel 2017, tra cui almeno 168 afro-americani. Il rapporto, datato 3 agosto – appena nove giorni prima dei fatti di Charlottesville – è il primo a fare riferimento esplicito agli “estremisti identitari neri” come movimento. Un’etichetta ad oggi sconosciuta alle cronache giornalistiche, definita “razzista” dai detrattori e dalle stesse organizzazioni come Black Lives Matter. 



La strage di Dallas

Tra i sei gravi episodi di violenza citati nel rapporto e legati all’estremismo radicale afro-americano viene menzionata la strage di Dallas del luglio 2016, in cui morirono cinque agenti di polizia per mano di Micah Xavier Johnson. La sparatoria, infatti, è avvenuta alla fine di una protesta organizzata da Black Lives Matter contro gli omicidi di Alton Sterling a Baton Rouge, Louisiana e di Philando Castile a Falcon Heights, nel Minnesota, avvenuti pochi giorni prima. “Johnson sembra essere stato influenzato dall’ideologia estremista identitaria nera”, si legge nel rapporto dell’Fbi. Nella strage rimasero feriti anche 11 agenti, mentre Johnson si tolse la vita.

Il Wall Street Journal contro Black Lives Matter

Come riportato da Il Foglio, che cita a sua volta un articolo pubblicato sul Wall Street Journal, la realtà dei fatti sembra essere molto diversa da quella dipinta da Black Lives Matter, benché sia innegabile l’escalation della violenza perpetuata da parte della polizia contro la comunità afro-americana – e non solo – che ha contribuito a innescare il vortice di odio in cui sembrano essere finiti gli Stati Uniti: “Nel 2015 i poliziotti hanno ucciso 662 bianchi e ispanici contro 258 neri. I 662 bianchi o ispanici uccisi dalla polizia sono pari al 12 per cento degli omicidi che in tutto il paese hanno visto coinvolti questi due gruppi etnici, in proporzione il triplo degli afroamericani uccisi dalla polizia rispetto al totale di morti violente tra gli afroamericani”, si legge nell’articolo. 

Inoltre, la maggioranza degli elettori negli Stati Uniti ha una percezione piuttosto negativa del movimento Black Lives Matter, secondo quanto emerso da un recente sondaggio condotto da Harvard-Harris. Il cinquanta per cento degli elettori registrati, infatti, afferma di avere un parere negativo delle proteste organizzate e da Black Lives Matter, mentre solo il 43 per cento dichiara di avere un’opinione positiva. Sempre secondo il sondaggio, il cinquanta per cento degli elettori crede che la polizia sia incline a usare la forza, mentre per il 44 per cento sostiene che le forze dell’ordine la userebbero solo se strettamente necessario.