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A meno di un mese dalla fine del campionato di calcio argentino, l’AFA – ovvero la Federcalcio locale – ha assegnato a sorpresa un premio di cui nessuno conosceva l’esistenza. Il 20 novembre, infatti, i dirigenti del Rosario Central sono usciti dagli uffici federali con una nuova coppa per la quale nemmeno sapevano di essere in corsa: quella di Campeón de Liga, ovvero di squadra che ha fatto più punti nella stagione regolare. Un caso bizzarro, che è però solo l’ultima trovata di un torneo tanto prestigioso quanto caotico.

In Argentina, il campionato si svolge nel corso dell’anno solare, a differenza di quanto avviene nella maggior parte del mondo. Ma nel 2024 l’AFA ha escogitato un nuovo modo per rendere il torneo locale ancora più unico: la suddivisione in Apertura e Clausura, ovvero due tornei annuali con le stesse squadre, uno nella prima e l’altro nella seconda parte dell’anno. Si tratta di una struttura che era già stata in vigore tra il 1990 e il 2012, per poi essere più volte modificata.

Negli ultimi tredici anni, il campionato ha cambiato più volte formula, fino a quella attuale, che ha debuttato in questa stagione e che ha visto l’aumento delle partecipanti, salite a 30. Due campioni nazionali nello stesso anno e addirittura 510 partite stagionali: il primo titolo è stato assegnato il 1° giugno, al termine del torneo di Apertura, ed è andato al Platense, campione d’Argentina per la prima volta nella sua storia.

Il campione di Clausura sarà invece deciso il 13 dicembre, al termine dei play-off. Ma il 20 novembre, una volta finita la fase regolare del campionato, l’AFA ha appunto assegnato al Rosario Central un trofeo alla squadra che ha fatto più punti tra Apertura e Clausura.

Più squadra, più premi

Questo contorto meccanismo ha motivazioni sia economiche che, soprattutto, politiche. L’espansione del numero delle partecipanti al massimo campionato e la decisione di assegnare ben tre trofei a stagione rispondono alla necessità di premiare quante più squadre possibile. Il calcio, in Argentina, ha un valore sociale enorme, per questo la Federazione ha interesse nel garantire trofei e spazio nella massima serie al maggior numero di club possibile. Non a caso, su 30 squadre solamente due retrocederanno al termine del torneo.

In questo modo, il discusso presidente federale Claudio Tapia, in cattedra dal 2017, può continuare a mantenere un solido bacino di voti. In più, tante partite significano maggiori introiti per le società, che così possono tenere sotto controllo le proprie situazioni finanziarie. Non c’è club di calcio in Argentina che non abbia debiti, e il divario economico con le altre squadre sudamericane (brasiliane in particolare) è in costante crescita.

Il calcio argentino rispecchia bene la confusione che regna nel Paese, dove le riforme del Presidente Milei non sono arrivate minimamente vicine ai risultati promessi. Eppure, alle parlamentari del 26 ottobre è arrivata una conferma per il suo partito, La Libertad Avanza, grazie ai soldi promessi da Donald Trump.

Lo stesso Milei parla spesso di calcio, e non ha perso interesse nella riforma delle SAD, ovvero la privatizzazione dei club di calcio, oggi controllati da soci e abbonati. Si tratta di un vecchio pallino del suo anfitrione e alleato politico Mauricio Macri (per anni proprietario del Boca Juniors), ma che ha sempre trovato al ferma opposizione sia degli appassionati che dei dirigenti sportivi.

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