Non solo Mbappe: al campione francese piace la politica

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La conferenza stampa della vigilia dell’esordio del “Blues” a Euro 2024, ha avuto nei giorni scorsi una connotazione spiccatamente politica. E, forse, non poteva essere diversamente visto il periodo che sta attraversando la Francia: il Paese, scosso dal diluvio di voti a favore della destra del Rassemblement National, andrà al voto anticipato per il Parlamento il prossimo 30 giugno. Nel pieno cioè delle partite della nazionale di calcio agli europei in Germania.

Kylian Mbappé, asso e giocatore più rappresentativo dei transalpini, ha deciso di dire la sua. Intervenendo prima della sfida contro l’Austria, vinta dai francesi, il numero dieci è stato molto duro nei confronti della leader del Rassemblement National, Marine Le Pen: “Non votiamo per gli estremisti”, ha dichiarato in sala stampa. Dichiarazioni che, come prevedibile, hanno suscitato scalpore. Ma che, nella storia del calcio francese, non sono certo le uniche e non saranno le ultime.

Il video di Zidane contro Jean Marie Le Pen

L’interventismo in politica dei calciatori d’oltralpe è piuttosto noto. A volte, l’intervento è stato a gamba tesa nel vero senso della parola, visto che ad esempio nel 1995 Eric Cantona, tra i più celebri giocatori francesi di quel decennio, ha rifilato un calcio a un tifoso avversario reo di averlo salutato con il saluto fascista. Si giocava Crystal Palace – Manchester United e Cantona, numero 7 dei Red Devils, stava uscendo dal terreno di gioco perché espulso. Quando ha notato il gesto del tifoso del Palace, il giocatore francese ha scavalcato la balaustra colpendo il supporter.

Cantona ha sempre dato a quell’azione, per la quale è stato squalificato per diverse settimane, una connotazione politica: “Sono sempre stato antifascista”, ha dichiarato in seguito. Di Zidane in molti, a proposito di gesti eclatanti, ricordano la testata contro Marco Materazzi durante la finale dei mondiali del 2006. Ma quel gesto non aveva nulla a che fare con la politica. Quando “Zizou” è intervenuto nel dibattito politico del suo Paese, lo ha sempre fatto tramite video o dichiarazioni.

Nel 2002, alla vigilia del secondo turno delle presidenziali tra Jacques Chirac e Jean Marine Le Pen (padre di Marine e primo rappresentante della destra francese a oltrepassare l’ostacolo del primo turno), Zidane ha partecipato a un video assieme ad altre celebrità del mondo sportivo e dello spettacolo in cui ha chiesto di non votare Le Pen.

Quella sua apparizione all’epoca ha fatto non poco scalpore: Zidane era il giocatore più rappresentativo della squadra che, da lì a breve, avrebbe giocato per difendere il titolo di campione del mondo. Il calciatore è ritornato sull’argomento nel 2017, alla vigilia del ballottaggio tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen: “Le idee di oggi della destra francese – ha dichiarato sette anni fa – sono le stesse del 2002. Occorre evitare a tutti i costi di votare Le Pen”.

Perché calcio e politica in Francia si intrecciano

Interventi diretti dunque, da parte peraltro di giocatori rappresentativi della Nazionale e chiamati anche per questo spesso a tenere una posizione super partes. Come mai allora i numeri dieci dei Bleus spesso parlano di politica e da una posizione quasi sempre contraria alla destra?

Il motivo va forse rcercato nel fatto che la nazionale francese è diventata il simbolo della cosiddetta “Francia multietnica“. Soprattutto negli anni Novanta, quando l’allora Ct Aimé Jacquet ha iniziato a chiamare a raccolta tra i Bleus giocatori di origine straniera ma cresciuti e a volte anche direttamente nati in Francia. Una circostanza non andata giù all’epoca a Jean Marie Le Pen: “Trovo innaturale – ha detto alla vigilia dell’europeo del 1996 – che la nostra nazionale sia piena di stranieri e poi non sanno nemmeno le parole della Marsigliese”.

Da allora, l’astio dei giocatori transalpini contro la destra ha rappresentato una vera costante. Non sorprende dunque che, da Zidane a Mbappè, negli ultimi trent’anni i calciatori in Francia abbiano spesso espresso considerazioni politiche aventi un tratto in comune: invitare a non votare per i Le Pen.