Gli ebrei americani costituiscono una componente fondamentale del panorama elettorale negli Stati Uniti. Sono particolarmente attivi nel finanziamento e nell’organizzazione delle campagne elettorali, dimostrando un impegno che supera la loro rappresentanza numerica. Questo impegno è giustificato dal loro sostegno ai valori di uguaglianza e ai diritti civili, oltre che dalla lotta contro l’antisemitismo. Per questo motivo, gli ebrei americani tendono a votare prevalentemente per il Partito Democratico, da sempre visto come sostenitore delle minoranze e promotore di politiche più inclusive. In aggiunta, la comunità ebraica ha storicamente appoggiato le battaglie per il riconoscimento dei diritti della comunità nera negli Stati Uniti, posizionandosi spesso all’avanguardia in queste lotte sociali.
La distribuzione dell’elettorato ebraico negli Stati Uniti
La distribuzione geografica dell’elettorato ebraico è particolarmente rilevante in termini politici. Stati come la Pennsylvania, l’Illinois e l’Ohio vedono la presenza di una popolazione ebraica pari al 3% della popolazione totale, ma che rappresenta il 4% dell’elettorato. La situazione è ancor più influente in stati chiave come la Florida e New York, dove gli ebrei costituiscono il 9% della popolazione ma rappresentano un significativo 15% dell’elettorato democratico. Questa concentrazione è cruciale in elezioni presidenziali e primarie, dove la comunità ebraica è in grado di mobilitarsi efficacemente, raggiungendo talvolta il 30% di affluenza in contesti specifici.
Mobilitazione e influenza politica
Secondo André Kaspi, autore di una guida sul voto ebraico negli Stati Uniti, la mobilitazione elettorale della comunità ebraica è notevole: l’80% degli ebrei iscritti alle liste elettorali partecipa regolarmente al voto, una percentuale che può arrivare fino al 90% in alcune occasioni. Questo dato dimostra come il peso politico degli ebrei americani vada ben oltre il loro numero. George Soros ha criticato il monopolio politico dell’AIPAC, l’American Israel Public Affairs Committee, un’organizzazione influente che ha il potere di influenzare la politica estera americana verso il Medio Oriente e che tradizionalmente sostiene candidati pro-Israele.
L’AIPAC e la sua influenza
L’AIPAC è considerata una delle lobby più potenti negli Stati Uniti e gioca un ruolo cruciale nel consolidamento dei legami tra il governo americano e Israele. Fondata nel 1954, l’organizzazione si prefigge di raccogliere fondi per candidati favorevoli a Israele e contrastare quelli considerati ostili. Secondo alcuni analisti, l’AIPAC non mira tanto a influenzare le decisioni politiche israeliane quanto a proteggere gli interessi americani che coincidono con quelli di Israele. In un famoso episodio del 1984, un esponente dell’organizzazione, Kennedy Blalikin, dichiarò pubblicamente che l’AIPAC avrebbe sostenuto qualsiasi governo israeliano indipendentemente dalla linea politica scelta, dimostrando la sua neutralità verso le decisioni interne israeliane purché coincidenti con gli interessi comuni.
Episodi di mobilitazione contro oppositori
L’AIPAC è stata capace di esercitare una pressione tangibile sulla carriera politica di diversi esponenti. Nel 1992, il senatore Gus Savage perse il suo seggio in Illinois per essersi opposto al finanziamento per il ripopolamento delle colonie israeliane con ebrei sovietici. Questo evento sottolinea come l’AIPAC possa mobilitare i suoi sostenitori per influenzare gli esiti elettorali, assicurando che le posizioni filo-israeliane rimangano ben rappresentate nel Congresso. Un altro esempio è la sconfitta di Paul Findley, congressista noto per aver incontrato Yasser Arafat e aver sostenuto il riconoscimento dell’OLP. La sua opposizione alla linea filo-israeliana gli costò la rielezione, venendo descritto come “uno dei peggiori nemici di Israele nella storia del Congresso”.
Critiche e dissenso interno
Non tutte le organizzazioni ebraiche negli Stati Uniti condividono la linea dell’AIPAC. Ci sono gruppi come J Street, nati per promuovere una visione più critica e moderata, sostenendo la creazione di uno Stato palestinese e una politica di pace. Esistono anche organizzazioni come “Not in My Name”, che si oppongono apertamente al sionismo e alle politiche israeliane, dimostrando la pluralità di opinioni all’interno della comunità ebraica americana. Queste organizzazioni cercano di smantellare l’idea che tutti gli ebrei americani siano acritici sostenitori di Israele e si impegnano in campagne di sensibilizzazione per promuovere diritti umani e una pace giusta in Medio Oriente.
Conclusioni
L’influenza degli elettori ebrei e delle lobby israeliane negli Stati Uniti è ampia e articolata, con un impatto evidente sia a livello elettorale che di politica estera. L’AIPAC rappresenta la punta dell’iceberg di un ecosistema di organizzazioni che si muove in maniera complessa, bilanciando pressioni politiche, critiche interne e un impegno costante per garantire che gli interessi di Israele rimangano centrali nella politica americana. Tuttavia, il panorama è lungi dall’essere omogeneo: voci critiche all’interno della stessa comunità ebraica dimostrano che esiste un dibattito vivace e diversificato sulle questioni riguardanti Israele e il suo rapporto con gli Stati Uniti.

