L’attacco di venerdì notte contro la base aerea di Shayrat, è stato presentato da gran parte dei media come il primo atto ostile degli USA contro obiettivi delle forze regolari fedeli al presidente Assad e contro quindi il governo di Damasco. La cronaca delle scorse ore appare oramai conosciuta e, in gran parte anche se non interamente, ricostruita nei suoi dettagli; in particolare, le fonti ufficiali del Pentagono e del Dipartimento di Stato statunitensi, hanno reso noto che ad attaccare la base a sud di Homs, sono stati 59 missili tomahawk lanciati da una nave americana presente nel Mediterraneo: presso l’obiettivo preso di mira dai bombardamenti USA, sono caduti almeno 23 di questi missili, il resto sembrerebbe non aver raggiunto il bersaglio ed alcuni ordigni sono finiti in mare oppure, come testimoniato da alcune foto scattate nella provincia costiera di Tartus, in altre zone occidentali della Siria. Pur tuttavia, attacchi del genere da parte americana contro obiettivi di Damasco, in passato si sono già verificati e quello di venerdì non è stato il primo atto ostile diretto nei confronti di Assad.Il bombardamento di settembre della base di Deir Ez – ZourIl primo riferimento storico in tal senso, rimanda subito all’episodio del 17 settembre 2016: nel pomeriggio di quel sabato di fine estate, nel capoluogo più orientale della Siria, ossia presso quella città di Deir Ez – Zour assediata da tre anni dall’ISIS, i militari presenti nella base che rappresenta un vero e proprio bastione contro il califfato, hanno notato la presenza di alcuni aerei sopra il proprio territorio. Inizialmente all’interno della struttura militare, si è pensato ad alcuni bombardieri che ogni giorno solcano i cieli di Deir Ez – Zour per colpire obiettivi jihadisti; invece, nel giro di pochi minuti, la situazione è risultata completamente diversa da quanto prospettato: quegli aerei, hanno iniziato a bombardare la base militare ed il lancio di ordigni è durato per circa un’ora, provocando la morte di quasi 80 soldati siriani e soprattutto favorendo l’avanzata dell’ISIS vicino il perimetro della città.E’ stata colpita la pista, così come sono stati colpiti alcuni hangar e gli edifici che ospitavano gli alloggi dei militari; il bombardamento ha colto di sorpresa soldati e cittadini, i quali vedono dal 2013 in quell’aeroporto militare l’unica ancora di salvezza per evitare le atrocità del califfato: si scoprirà, poche ore dopo, che ad effettuare quell’incursione sono stati aerei militari della coalizione guidata dagli USA e, in particolare, da velivoli dell’aviazione americana, danese, australiana e britannica. Si è subito parlato di errore: dopo che le fonti ufficiali siriane hanno reso noto il raid contro la base di Deir Ez – Zour, confermato anche dal Ministero della difesa russo, dalla coalizione a guida statunitense sono arrivati i comunicati in cui è stato attestato il bombardamento compiuto accidentalmente contro forze regolari dell’esercito siriano. Da Damasco le reazioni sono state subito molto dure ed il governo siriano non ha mai considerato plausibile l’ipotesi di un errore; pur tuttavia, né a livello internazionale e né a livello interno alla coalizione USA, sono state svolte inchieste per far luce sull’accaduto.Sopra il deserto della provincia di Deir Ez – Zour, così come nella provincia di Raqqa e nelle altre zone orientali della Siria, la coalizione a guida statunitense (la Combined Joint Task Force) ha iniziato ad operare nel gennaio 2015; le incursioni sono mirate soprattutto ad aiutare le forze terrestri della coalizione curdo – araba nella loro avanzata anti ISIS: quel giorno però, ad essere presa di mira è stata la città di Deir Ez – Zour, enclave governativa che resiste all’assedio jihadista. Oltre alla morte di numerosi soldati, molti dei quali all’interno dei propri alloggi, il bombardamento USA contro quell’importante sito militare siriano ha provocato il rafforzamento dell’ISIS attorno alla città visto che, con l’impossibilità di operare presso l’aeroporto, per diversi giorni è stato impossibile per i siriani attingere a rifornimenti di viveri e munizioni che possono arrivare solo dal cielo. Questo episodio, in seguito, è caduto nel dimenticatoio tanto da non essere menzionato dopo l’attacco di venerdì contro Shayrat.Analogie e differenze tra i due episodiTra il bombardamento di Deir Ez – Zour e quello di Shayrat, vi sono sia differenze che punti in comune; in primo luogo, nel primo caso ancora oggi ufficialmente si parla di errore, mentre nel secondo caso si tratta di un conclamato attacco diretto alle forze di Damasco. Inoltre, mentre l’incursione di venerdì ha suscitato un grande clamore mediatico, quanto accaduto a Deir Ez – Zour è passato sotto traccia eppure, e qui è possibile riscontrare un’altra differenza, il bombardamento di settembre ha prodotto molti più danni rispetto a quello delle scorse ore, sia sotto il profilo materiale che militare: se a Shayrat, a poche ore dall’incursione, si parla già di imminente ritorno all’attività della base e l’azione USA non ha comportato perdite territoriali per gli uomini di Assad, a Deir Ez – Zour invece i danni sono stati ingenti e Damasco ha rischiato di perdere il suo capoluogo di provincia più orientale.Un’altra differenza è data dalla leadership americana nel momento dei due attacchi: quella di venerdì, è la prima azione militare ordinata da Donald Trump, a settembre alla Casa Bianca vi era ancora Barack Obama; una differenza che sa anche di continuità visto che, di fatto, nella sostanza l’atteggiamento USA nei confronti di Assad è, almeno apparentemente, immutato. Ma al fianco delle differenze vi sono, come detto, anche delle analogie: in entrambi i casi è stata colpita una base siriana, in entrambi i casi ad essere sotto il fuoco sono stati uomini dell’esercito regolare di Damasco. Ma vi è un altro punto in comune tra gli eventi delle scorse ore e quelli di settembre: sia venerdì scorso che in quel 17 settembre, le posizioni di Mosca e Washington, a poche ore dai due attacchi, sembravano potersi in qualche modo riavvicinarsi. Infatti, soltanto mercoledì Donald Trump parlava di Assad come di una realtà politica con cui doversi necessariamente confrontare, lasciando intendere la volontà di mediare la situazione assieme al governo russo.Allo stesso modo, o quasi, anche se l’amministrazione Obama ha sempre esplicitamente affermato che il punto di partenza per il futuro della Siria stava nelle dimissioni di Assad, in quel 17 settembre 2016 era in atto nel paese una tregua tra le parti in causa mediata proprio da Mosca e Washington; in poche parole, in entrambi i casi, si è assistito ad un repentino cambio di atteggiamento da parte americana: Donald Trump, dopo meno di 48 ore, ha cambiato idea ed ha lanciato i missili contro la Siria, mentre a Deir Ez – Zour, a tregua in corso, si è verificato quello che, nella migliore delle ipotesi, è un grossolano e drammatico errore che stava permettendo un’ulteriore avanzata dell’ISIS. Ogni qualvolta quindi che Russia ed USA trovano spiragli di contatto sulla Siria, pare intervenire sempre un qualcosa che rischia irrimediabilmente di dilatare ulteriormente i tempi di questa maledetta guerra.