Il Comitato Norvegese per il Nobel ha conferito il Premio Nobel per la Pace 2025 a Maria Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, per il suo “instancabile impegno nella promozione dei diritti democratici e per la sua lotta per una transizione pacifica e giusta dalla dittatura alla democrazia in Venezuela”.
L’economista liberale, leader del partito di centro-destra Vente Venezuela, ha vinto a schiacciante maggioranza le primarie dell’opposizione nell’ottobre 2023: ciò nonostante, la Corte Suprema venezuelana (fedele a Maduro) l’ha squalificata dalla carica pubblica per 15 anni, accusandola di “corruzione” e di sostenere le sanzioni internazionali contro il governo.
Delusione per Trump? Solo in parte
La decisione del Comitato Nobel è stata annunciata in un contesto di speculazioni sulla possibile assegnazione del premio al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, nominato per il suo ruolo nella mediazione di un accordo storico tra Israele e Hamas. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Hostages and Missing Families Forum hanno sostenuto la candidatura di Trump. In una lettera del 6 ottobre, il Forum ha scritto: “Nessun leader ha contribuito più alla pace mondiale nell’ultimo anno del presidente Trump. Ha realizzato risultati tangibili che hanno salvato vite”. Tuttavia, il termine per le nomination al premio 2025 era il 31 gennaio, rendendo Trump eleggibile solo per il 2026.
La leader dell’opposizione vicina a Rubio e agli Usa
Machado, fu tra le figure dell’opposizione che, nel 2019, insieme a Teresa Albanes del Consiglio consultivo di Soy Venezuela, chiese con forza l’intervento internazionale per garantire l’ingresso di aiuti umanitari in Venezuela. Invocò, in quell’occasione, l’attivazione della norma sulla “Responsabilità di Protegger”e e l’applicazione dell’articolo 187, sezione 11, della Costituzione venezuelana, che “autorizza l’uso di forze multinazionali per facilitare la distribuzione di cibo e medicine”. Machado esortò Colombia, Brasile e Stati Uniti ad aprire urgentemente un canale umanitario, denunciando il rifiuto di Maduro di consentire l’ingresso degli aiuti.
La nomina di Machado arriva proprio nelle settimane in cui si acuiscono le tensioni tra Stati Uniti e Venezuela, mentre prende sempre più piede l’ipotesi di un intervento armato dell’amministrazione Trump contro il regime venezuelano. Come ha scritto Andrea Muratore su InsideOver, mentre aumenta la potenza del dispositivo navale e si consolida il dispiegamento dei caccia F-35 del Corpo dei Marines e delle unità del medesimo apparato e dei Ranger schierati a Porto Rico, oltre che dei cacciatorpediniere e dei pattugliatori della United States Navy che incrociano nel Mar dei Caraibi, Caracas denuncia provocazioni da parte di Washington e inizia a pensare che le mosse americane possano, potenzialmente, andare ben oltre la semplice strategia di contrasto ai narcos.

Lo scorso maggio, Marco Rubio, segretario di Stato degli Stati Uniti, ha espresso il suo sostegno ai leader dell’opposizione venezuelana, incontrando i collaboratori di María Corina Machado, tra cui Magalli Meda, Pedro Urruchurtu, Omar González, Humberto Villalobos e Claudia Macero, che hanno trascorso 13 mesi sotto assedio nell’Ambasciata argentina a Caracas, prima di essere liberati grazie all’Operazione Guacamaya, in cui gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo chiave.
Rubio ha elogiato “il loro coraggio di fronte alla repressione del regime di Maduro”, in particolare dopo l’arresto di Juan Pablo Guanipa, figura di spicco dell’opposizione e numero due della Piattaforma Unitaria, e di oltre 70 persone.
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