La Corte Suprema degli Stati Uniti si è messa di traverso all’attuazione delle politiche migratorie del presidente Trump tramite una decisione che potrebbe essere il principio di uno scontro istituzionale. Nella giornata di sabato 19 aprile, il massimo organo giudiziario ha emesso un’ordinanza che blocca l’espulsione di cittadini venezuelani detenuti in Texas che, secondo l’amministrazione statunitense, apparterrebbero a un’organizzazione criminale latinoamericana. I giudici hanno diramato una nota in cui si legge: “ll Governo è invitato a non procedere all’espulsione di alcun membro del gruppo di detenuti, fino a nuova disposizione della Corte”. Non è la prima volta che la macchina della giustizia si mette in moto per ostacolare l’azione di Trump contro gli irregolari, sebbene finora abbia prodotto scarsi successi.
Le ragioni della Corte
Il provvedimento riguarda il destino di una trentina di persone che si trovano recluse nel centro d Bluebonnet, nel Texas settentrionale, accusate di essere affiliate al Tren de Aragua, cartello criminale venezuelano attivo nel traffico di droga e di esseri umani, operativo in vaste aree dell’America Latina e degli Stati Uniti. Il Tren de Aragua è stato designato dal dipartimento di Stato Usa come un’organizzazione terroristica nel febbraio scorso e ciò si traduce nell’adozione di mezzi e misure repressive che normalmente non rientrano nei bacini di risorse a cui attingono le agenzie federali e le forze di polizia. Non a caso, Trump ha rispolverato l’Alien Enemies Act, una legge risalente al 1798 che consente l’espulsione di individui provenienti da Paesi “nemici” trovando applicazione l’ultima volta durante la Seconda guerra mondiale per confinare dei cittadini giapponesi all’interno di campi di internamento.
L’applicazione del provvedimento partorito nel Settecento ha sollevato un polverone di polemiche e sollecitato diverse associazioni per il riconoscimento dei diritti civili a fare ricorso presso i tribunali del Paese per impedirne l’efficacia. Su impulso giunto dall’azione di tali entità, la Corte a inizio aprile ha stabilito che l’espulsione degli immigrati poteva avere luogo solo se veniva dato modo a questi di difendersi legalmente e di dimostrare la loro eventuale estraneità al mondo delle gang. In ottemperanza all’ordinanza della Corte, i giudici federali di New York, del Colorado e del Texas meridionale hanno detto stop alle espulsioni finché il Governo non avrà messo i detenuti nelle condizioni di presentare ricorso. Diversamente dai suoi colleghi, il giudice James Wesley Hendrix non si è opposto al programma di rimpatri da Bluebonnet – la struttura si trova nella giurisdizione di sua competenza – perché gli era stato riferito da fonti governative che non si sarebbero verificati nell’immediato. L’American Civil Liberties Union – organizzazione non governativa impegnata nel rispetto delle libertà individuali – sostiene che, al contrario, gli immigrati stessero per essere trasferiti in un carcere di massima sicurezza a El Salvador già sabato sera e, di conseguenza, i suoi avvocati si sono mossi per fare ricorso, il quale è stato accolta dalla Corte Suprema.
Le precedenti frizioni
Dalla Casa Bianca non si è fatta attendere una contromossa a stretto giro, tanto che lo staff del tycoon ha depositato un fascicolo volto a far riflettere i saggi della Corte sull’urgenza dei piani di rimpatrio. La portavoce Karoline Leavitt ha twittato su X: “Siamo fiduciosi che alla fine prevarremo contro l’ondata di contenziosi infondati intentati dagli attivisti radicali”.
Non è la prima volta che il Governo federale e i giudici si scontrano sul terreno dell’immigrazione. In data 15 marzo il tribunale di Washington D.C. aveva emesso un’ordinanza che imponeva le sospensioni dei voli carichi di migranti dagli Usa a El Salvador, ma dalla Casa Bianca non è arrivato nessuno stop ai trasferimenti suscitando le ire del giudice James Emanuel Boasberg. Il giurista ha espresso la volontà di denunciare l’amministrazione Trump per oltraggio alla corte in quanto non avrebbe osservato la sentenza in questione dando, però, tempo fino al 23 aprile per spiegare il perché del mancato rispetto. Steven Cheung, capo della comunicazione di Trump, ha fatto sapere che la Casa Bianca farà immediatamente ricorso contro la denuncia di Boasberg se sarà presentata e che l’obiettivo del Governo rimane il contrasto agli immigrati irregolari che delinquono affinché “non siano più una minaccia per gli americani e le loro comunità in tutto il Paese”.
Sin dal suo ritorno al potere Trump ha fatto della lotta all’immigrazione clandestina un pilastro della sua agenda rafforzando il pattugliamento del confine con il Messico che ha visto scendere gli attraversamenti illegali della frontiera da 1000 a 300 al giorno. Difficilmente, dunque, accetterà che la magistratura possa in qualche modo intralciare o anche solo rallentare la sua azione preparandosi con ogni probabilità a una partita a braccio di ferro che si disputerà nelle aule di tribunale a colpi di denunce e ricorsi.

