Sembra uno di quegli Stati destinati a far parlare di sé, al grande pubblico, soltanto quando vengono annunciati durante la parata degli atleti nelle cerimonie d’apertura delle Olimpiadi dove, peraltro, non di rado il suo nome è confuso con i vicini della Nigeria; il riferimento è al Niger, paese retto dal 2011 dal presidente Mahamadou Issoufou, ritenuto vicino alle posizioni dell’ex madrepatria francese, che a dispetto di un apparente ‘anonimato’ nelle vicende storiche recenti appare centrale in alcuni dei dossier e delle crisi internazionali più importanti degli ultimi 20 anni: è al Niger che si riferisce il presidente Bush nel gennaio del 2003 durante il celeberrimo ‘discorso delle sedici parole’ (The British government has learned that Saddam Hussein recently sought significant quantities of uranium from Africa), che di fatto dà il via libera all’attacco preventivo contro l’Iraq del marzo di quell’anno; inoltre, è lungo il triangolo Niger – Italia – USA che si sviluppa, dopo il conflitto contro Saddam, il CIAgate in cui viene rivelata l’infondatezza dei documenti che accusavano il governo del paese africano di vendere uranio a Baghdad; infine, nel 2011 diversi membri della famiglia Gheddafi hanno trovato riparo provvisorio in Niger dopo l’uccisione del rais libico.

La questione legata all’immigrazione

Il Niger è tornato al centro dell’attenzione mediatica occidentale nello scorso mese di maggio quando, in alcune testate italiane e tedesche, si è fatto riferimento ad un’operazione europea presso la frontiera proprio tra il Niger e la Libia; l’indiscrezione non ha poi trovato fondamento a livello ufficiale, anzi è stata smentita dal nostro Ministero della Difesa, pur tuttavia essa ha avuto il merito di accendere i riflettori su una situazione spesso sottovalutata sul fronte del contrasto al traffico di esseri umani: prima ancora che dalla Libia e dalle coste libiche, i gruppi di migranti passano proprio da questo paese, crocevia tra i territori della Costa d’oro ed il Sahel. Chiunque dal Gambia, dalla Nigeria, dal Ghana, dalla Libera o dalla Costa d’Avorio o da altri paesi sub sahariani deve raggiungere la Libia per poi imbarcarsi verso l’Europa, deve passare dal deserto dell’aspro e sabbioso deserto del Niger.

Agadez, il centro nevralgico lungo la tratta dei migranti

Il Niger è un territorio vasto quattro volte l’Italia, diviso grossomodo in due macro aree: il sud è caratterizzato da un paesaggio più rigoglioso che si sviluppa attorno il fiume che dà il nome al paese e dove sorge Niamey, la capitale; al centro ed al nord invece, lo scenario cambia ed il territorio è occupato per due terzi dal deserto del Sahara, che qui ha i suoi estremi limiti meridionali. E’ sotto la sabbia rossa di queste regioni che si trova la risorsa più importante del paese, ossia proprio quell’uranio presentato dall’allora leadership USA come prova compromettente delle intenzioni di Saddam Hussein di costruirsi l’atomica nel 2003; da sotto il deserto del Niger, si estrae complessivamente il 7% dell’uranio poi venduto ed esportato in tutto il mondo e che rifornisce soprattutto il gigante dell’energia francese ‘Areva’, il quale ha accesso alle risorse nigerine a prezzi sostanzialmente di forte favore.

Il nord del paese è di fatto poco controllabile: abitato da secoli dalle tribù tuareg, il territorio impervio e desertico appare quasi una vera e propria terra di nessuno, vero e proprio humus per la guerriglia inscenata proprio dai tuareg a cavallo tra gli anni 90 e 2000; ma specialmente da quando in Libia è venuto a mancare il governo di Gheddafi e, con esso, anche una pur minima forma di Stato libico, le province settentrionali desertiche del Niger sono anche terreno fertile per i trafficanti di esseri umani. Le carovane attraversate da chi vuol raggiungere le coste del Mediterraneo, potrebbero trovare vie agevoli anche dal Mali o dalla Mauritania, pur tuttavia tra gli stati africani che si affacciano tra il Sahel ed il Sahara soltanto il Niger confina con la Libia e dunque è questa la strada privilegiata dalle organizzazioni criminali che gestiscono la tratta.

In tal senso, punto di riferimento importante appare essere la città di Agadez: poco meno di ottantamila abitanti, principale centro culturale ed economico dei tuareg che vivono in territorio nigerino, la città in Europa è famosa per aver ospitato per anni una delle tappe della Parigi – Dakar ma già da diversi secoli la sua posizione la rende punto di approdo vitale per i commerci chi si sviluppano tra le coste dell’Africa sub Sahariana e quelle mediterranee. Per lo stesso motivo, oggi, Agadez si trova al centro della rotta dei migranti: qui le organizzazioni hanno basi logistiche ed appoggi vitali per poter far proseguire i viaggi della speranza verso il confine libico, che dista dalla città circa ottocento chilometri. Nel corso degli anni, complice anche la rivolta tuareg dello scorso decennio, Agadez ha perso tutti i turisti e la conseguente economia derivante dal loro afflusso sul territorio ed adesso, come riporta l’agenzia Agi in un articolo dello scorso novembre, sembra essere stato tutto convertito verso il ‘commercio’ sommerso ma non per questo meno florido che riguarda la tratta dei migranti.

I pick up che prima trasportavano turisti, adesso fanno la spola lungo gli ottocento chilometri del deserto che separano il centro della città con il confine libico: “I pick up partono con venti migranti a bordo alla volta che vengono lasciati poi una volta raggiunta la Libia”, si legge nell’articolo sopra menzionato; sono diverse le testimonianze che parlano di una Agadez come centro nevralgico per la tratta di esseri umani. Di fatto, la città sembra rappresentare il primo avamposto lungo il deserto poi, una volta oltrepassato senza troppe difficoltà il confine con il fallito Stato libico, le organizzazioni criminali gestiscono la tratta tra le città libiche di Ghat e Sheba prima di giungere, da lì, a Sabrata e nei punti della costa tripolina da dove poi i migranti vengono imbarcati verso la Sicilia. Un viaggio che può durare settimane e mesi, non senza violenze e soprusi ad opera degli stessi che organizzano le varie rotte che hanno in Agadez un punto nevralgico prima del passaggio in Libia.

Lo scarso controllo delle autorità nigerine

In tutto questo contesto, il governo di Niamey appare quasi assente da ogni forma di controllo e repressione delle organizzazioni criminali che gestiscono la tratta dei migranti: nella capitale, così come nelle altre grandi città, non sono mai emerse operazioni volte ad individuare covi e basi logistiche di chi organizza i pericolosi e disumani viaggi della speranza. Soltanto nelle ultime settimane sembra muoversi qualcosa nel nord del paese, come testimoniano alcuni salvataggi compiuti dall’esercito nigerino in pieno Sahara: l’emittente locale RFI, riferisce delle operazioni di soccorso operate dai soldati lo scorso 14 giugno, quando sono stati tratti in salvo 92 migranti rimasti dispersi per giorni nel deserto; analoga situazione è occorsa nel mese di maggio, con il salvataggio di altri 40 migranti non lontani da Agadez, mentre purtroppo non mancano i ritrovamenti anche di chi è morto durante la traversata desertica.

Gli episodi sopra accennati, dimostrano un aumento di attenzione delle autorità del paese africano nel controllo delle province settentrionali; pur tuttavia, di fatto, il Niger appare ancora un vero e proprio porto franco nel cuore del Sahara per chi, lucrando sulla disperazione altrui, guadagna milioni di Dollari organizzando i viaggi che poi culminano con le traversate del Mediterraneo.