Dopo il trionfo alle elezioni presidenziali, per il presidente eletto Donald Trump arriva la vittoria forse più importante, quella sul fronte giudiziario. Il procuratore speciale Jack Smith ha infatti annunciato la richiesta di archiviazione di due casi federali a suo carico. La decisione si basa sul fatto che un Presidente in carica non può essere perseguito penalmente mentre è in carica. In uno dei procedimenti, relativo alle azioni di Trump durante l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, il giudice del tribunale distrettuale federale, Tanya Chutkan, ha approvato la richiesta di archiviazione. Nella sua sentenza, riporta The Hill, il giudice ha specificato che il ritiro delle accuse “senza pregiudizio” riflette la comprensione del Governo federale secondo cui l’immunità presidenziale è temporanea e cessa al termine del mandato.
Il secondo caso coinvolto nella decisione di Jack Smith riguardava la scoperta di documenti sensibili nella residenza di Mar-a-Lago del tycoon. Le accuse includevano cospirazione per ostruzione alla giustizia e 32 capi d’imputazione per trattenimento volontario di informazioni sulla difesa nazionale. Tuttavia, il caso è stato archiviato a luglio da un giudice nominato dallo stesso Trump, che ha ritenuto la nomina di Smith non conforme alla legge. La squadra legale di Smith aveva presentato ricorso contro la decisione, ma l’appello è stato ora abbandonato.
Archiviate le cause contro il tycoon
Che cosa significa questo? Che un’eventuale azione penale potrebbe essere riaperta al termine del secondo mandato presidenziale di Trump, quando il tycoon avrà 82 anni. Tuttavia, è un’ipotesi alquanto remota, per diverse ragioni. Innanzitutto per il fattore tempo: un lungo periodo di inattività procedurale renderebbe molto complessa una nuova azione legale contro il magnate repubblicano. Infatti, nota sempre The Hill, oltre a essere diventato il primo presidente dai tempi dell’ex presidente Grover Cleveland alla fine del XIX secolo a vincere due elezioni presidenziali non consecutive, la vittoria di Trump ha anche praticamente “vaporizzato” tutte le cause legali che lo attendevano.
Ne è convinto anche il rinomato professore di diritto di Harvard, Alan Dershowitz, intervistato lunedì nel suo podcast quotidiano The Dershow, secondo il quale i casi federali contro Trump possono considerarsi conclusi. “Penso che i casi federali siano finiti. Sono chiusi, e nessuno dovrebbe dire che il Presidente Trump è sotto accusa per questioni federali”, ha dichiarato. Dershowitz ha anche sottolineato che è improbabile che Trump venga incriminato nuovamente una volta terminato il mandato. “Diranno che si tratta di ragioni tecniche. No, non si tratta di ragioni tecniche. Sono motivazioni costituzionali. E ricordiamo che il Presidente non ha avuto la possibilità di difendersi,” ha aggiunto.
Il presidente eletto, nel frattempo, esulta su Truth Social – la piattaforma social fondata dallo stesso tycoon – e attacca i giudici: “Questi casi, come tutti gli altri che sono stato costretto ad affrontare, sono vuoti e illegali, e non sarebbero mai dovuti essere intentati. Oltre 100 milioni di dollari dei contribuenti sono stati sprecati nella lotta del Partito Democratico contro il loro avversario politico, il sottoscritto. Niente di simile è mai successo prima nel nostro Paese. Hanno anche usato procuratori statali e distrettuali, come Fani Willis e il suo amante, Nathan Wade (che non aveva assolutamente alcuna esperienza in casi come questo, ma è stato pagato MILIONI, abbastanza da permettere loro di fare numerosi viaggi e crociere in giro per il mondo!), Letitia James, che in modo inappropriato, non etico e probabilmente illegale ha fatto campagna elettorale con lo slogan “COLPIRE TRUMP” per ottenere una carica politica, e Alvin Bragg, che inizialmente non voleva nemmeno portare avanti questo caso contro di me, ma è stato costretto a farlo dal Dipartimento di Giustizia e dal Partito Democratico….”.
Spesi 90 milioni di dollari per incriminare Trump
Negli ultimi otto anni, nota il giornalista John Solomon, il Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha speso una somma enorme per indagini contro Trump. Ai tempi dell’inchiesta del Russiagate, durante il primo mandato del tycoon, Robert Mueller e il suo vice, Andrew Weissmann, hanno speso 32 milioni di dollari per redigere un rapporto finale che acclarava l’assenza di prove per accusare Trump di cospirazione con la Russia durante le elezioni del 2016. Successivamente, John Durham ha speso 7,6 milioni per un’indagine che ha stabilito che l’FBI non aveva nemmeno una base legale per avviare l’inchiesta su Trump nell’ambito del Russiagate. Infine, Jack Smith e il suo vice, Jay Bratt, hanno già superato i 50 milioni di dollari di spese. In totale, dunque, i contribuenti hanno pagato oltre 90 milioni di dollari per indagini che non hanno prodotto alcuna condanna federale contro il presidente eletto.
Ad oggi, l’unica condanna a carico di Donald Trump riguarda un caso civile, non penale: nel maggio 2023, una giuria civile di New York ha stabilito che il magnate era responsabile di aggressione sessuale e diffamazione, condannandolo a pagare circa 5 milioni di dollari di danni per risarcire la scrittrice E. Jean Carroll che aveva accusato il presidente eletto di averla aggredita sessualmente negli anni Novanta in un grande magazzino a New York.
Il caso Stormy Daniels
Per quanto concerne invece il caso Stormy Daniels, il giudice Juan Merchan ha rinviato la sentenza nel processo penale contro il presidente eletto per i pagamenti all’ex pornostar: secondo l’accusa, il magnate avrebbe pagato la donna in cambio del silenzio circa una loro relazione sessuale prima delle elezioni presidenziali del 2016. Nei giorni scorsi, Trump ha ottenuto il permesso di presentare una mozione per l’annullamento del caso, con scadenza fissata al 2 dicembre per i documenti difensivi e una settimana dopo per la risposta dei procuratori.
Il caso, basato su 34 capi d’accusa per falsificazione di documenti aziendali relativi al pagamento di 130.000 dollari per mettere a tacere e insabbiare un presunto scandalo prima delle elezioni del 2016, è ora sospeso a tempo indeterminato. La procura ha ammesso che Trump probabilmente non sarà condannato prima della fine del suo prossimo mandato presidenziale, in parte per le questioni legate all’immunità presidenziale. Il team legale del magnate repubblicano ha definito il rinvio una “vittoria decisiva” per il presidente eletto. Una rivincita a tutto campo per il tycoon repubblicano.

