Non l’hanno visto arrivare. O forse l’hanno visto fin troppo bene. Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca tra meno di due mesi e a Washington tutti parlano di lui, delle prossime mosse e delle nomine che compirà. Tutti parlano, esiste un “Trump collettivo” che parla soprattutto al condizionale: potrebbe fare questo, no dovrebbe fare quest’altro, potrebbe essere una disgrazia per gli Usa e il pianeta, anzi il salvatore della pace. Parlano tutti, in America e all’estero mentre The Donald appare silenzioso, quasi sornione, e risparmia le grandi dichiarazioni pubbliche che l’hanno reso celebre, tra una visita alle basi di lancio di SpaceX e una foto diffusa con la sua squadra di intimi, da Elon Musk a Robert Francis Kennedy.
Una cosa è certa: anche chi ha sottovalutato la volontà di discontinuità di Trump in occasione della sua terza campagna elettorale per la Casa Bianca, la seconda vinta, si sta ricredendo. E anche il New York Times ha indicato in una sua analisi che per l’establishment di Washington il secondo mandato del tycoon sarà un vero e proprio “stress test“: “Alcuni a Washington si sono ingannati nel supporre che il signor Trump non si sarebbe spinto fino in fondo con la sua retorica da campagna elettorale”, ma le nomine confermano che il movimento Maga ha totalmente sostituito il Grand Old Party nell’egemonia in campo repubblicano.
Per Trump e i suoi sodali, nota il Nyt, “il business as usual, ha beneficiato la classe privilegiata a spese del più ampio pubblico americano”, alimentando la percezione che “il Governo è stato completamente corrotto e si è rivoltato contro i conservatori e il loro stile di vita”. Sta emergendo un disegno organico che mostra la volontà di riformare nelle fondamenta le istituzioni americane, e una nomina dopo l’altra Trump sfida sia il mondo tradizionale del Partito Democratico che lascerà Governo e guida del Senato ma anche un Partito Repubblicano che, sulla carta, avrà la tripla maggioranza a Capitol Hill, alla Casa Bianca e alla Camera dei Rappresentanti. Ma potrebbe dividersi tra movimento Maga e conservatori tradizionali.
Trump vuole spingere ancora più in là i limiti della fedeltà del partito nei suoi confronti. Se il Senato a maggioranza conservatrice farà passare i candidati divisivi come Matt Gaetz, proposto per la Giustizia, e Kennedy Jr., che porterà alla Sanità le sue teorie sul Make America Healthy Again, la trumpizzazione sarà completa. Nota il Nyt: “Nove anni dopo che il signor Trump ha iniziato a sconvolgere le norme politiche, potrebbe essere facile sottovalutare quanto tutto ciò sia straordinario”. In passato, secondo il quotidiano della Grande Mela, “nessuna di quelle selezioni sarebbe stata approvata a Washington, dove il mancato pagamento delle tasse di lavoro per una tata era sufficiente a squalificare un candidato al Governo”. Il Trump 2.0 nasce con aspettative di palingenesi istituzionale che non si vedevano da decenni nella politica americana. E capire quanto e come la politica tradizionale americana saprà venire a patti con questo processo sarà decisivo per capire la capacità di radicamento del trumpismo tornato con forza al potere.

