Mancano pochi giorni allo scioglimento del Governo israeliano. I parlamentari dello Stato ebraico hanno tempo fino al 23 dicembre per approvare il nuovo Bilancio e scongiurare così il ritorno alle urne, l’ennesimo nel giro di soli due anni e nel pieno di una pandemia. I rapporti tra Benjamin Netanyahu e Benny Gantz, però, continuano ad essere tesi e il primo ministro deve fare i conti con le defezioni all’interno del suo stesso partito. Nei giorni scorsi Gideon Saar, già avversario di Netanyahu alle ultime primarie, ha deciso di staccarsi dal Likud e di fondare un nuovo partito per opporsi all’attuale premier nel caso di un effettivo ritorno alle urne.

Secondo i giornali locali la formazione guidata da Saar non dovrebbe riscuotere particolare successo nelle prossime elezioni, ma allontana comunque una parte dell’elettorato dal Likud, mettendo ulteriormente in difficoltà Netanyahu. Il premier però ha già in mente una nuova strategia per restare al potere.

La sinistra araba e Netanyahu

Dopo aver sondato il terreno tra i suoi alleati di sempre, Netanyahu ha deciso di cercare consensi anche tra la sinistra. A finire nel mirino del premier è stata la Lista araba unita e nello specifico il partito Ra’am guidato da Mansour Abbas. Il parlamentare negli ultimi tempi ha rafforzato i propri legami con Netanyahu, sfruttando a suo favore il bisogno del premier di nuovi alleati per restare in carica anche dopo la caduta dell’attuale Governo.

Abbas sta quindi sfidando apertamente i suoi leader, Ayman Odeh e Ahmad Tibi, per cercare di rompere l’isolazionismo a cui i partiti arabi sono da sempre sottoposti in Israele e arrivare al potere. Il parlamentare arabo è guidato anche dai sondaggi, secondo cui la maggioranza della popolazione araba è stanca di non avere voce in capitolo e di non essere rappresentata all’interno dell’Esecutivo. Abbas però ha deciso di percorre una strada diversa rispetto ai suoi colleghi: anziché presentarsi agli elettori come l’alternativa al Likud, vuole proporre loro di creare un Governo proprio con la destra israeliana. Non a caso è stato rinominato l’Iron Dome di Netanyahu.

Il leader di Ra’am però non è ancora pronto per staccarsi dalla Lista araba unita. Prima di fare questo passo, secondo i giornali locali, Abbas starebbe aspettando l’approvazione di un budget dedicato alla popolazione araba presente in Israele. Il piano – di cui Abbas è principale sostenitore in quanto presidente della Commissione parlamentare per l’eliminazione del crimine nel settore arabo – prevede la lotta alla criminalità e l’aumento dei permessi di costruzione. Quest’ultimo punto è particolarmente rilevante per la popolazione non-ebraica, che difficilmente riesce ad ottenere questo tipo di permessi, finendo con il costruire case e villaggi in maniera illegale. Se il budget dovesse essere approvato, Abbas potrebbe presentarlo come una vittoria personale e utilizzarlo per aumentare la propria popolarità tra gli elettori a discapito degli altri partiti della Lista unita.

Una nuova vittima?

Abbas però non è l’unico a sostenere il budget per la popolazione araba. Anche Netanyahu ha spinto dietro le quinte per la sua approvazione prima della dissoluzione della Knesset – il Parlamento israeliano – così da poter contare su Ra’am in caso di nuove elezioni. Il programma quindi rappresenterebbe una vittoria non solo per gli arabi e Abbas, ma anche per lo stesso Netanyahu che infatti ha accettato di prendere parte ad una sessione del Comitato presieduto da Abbas dietro suo invito. La mossa del leader di Ra’am ha generato particolare malcontento all’interno della Lista Unita, secondo cui Abbas finirà con l’essere la prossima vittima delle trame politiche di Netanyahu. Il parlamentare arabo però ha sempre smentito queste voci, affermando in diverse interviste a Channel 20 – canale legato al leader del Likud – che la relazione con il premier è basata su interessi comuni e sulla ricerca di un mutuo beneficio. “Netanyahu cerca di usarmi e io faccio lo stesso”, ha dichiarato il parlamentare.

Il gioco di Abbas però non è privo di rischi. Staccarsi dalla Lista Unita per sostenere Netanyahu potrebbe segnare la fine della carriera di Abbas se le urne non dovessero premiare la sua visione politica e anche in caso di vittoria il leader di Ra’am non potrebbe abbassare la guardia. La fine di Gantz e di Blu&Bianco dimostra chiaramente che allearsi con Netanyahu ha il suo prezzo.

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