Non è Benny Gantz a far dormire sonni poco tranquilli a Benjamin Netanyahu a pochi giorni dalle elezioni. L’ex capo di stato maggiore dell’esercito e leader della lista Blu & Bianco, accreditata della maggioranza relativa dei voti nei sondaggi, potrebbe rappresentare un ostacolo tutto sommato superabile. Il vero rivale alla vigilia delle consultazioni è colui che, con le sue dimissioni da ministro della difesa rassegnate a febbraio, genera la crisi di governo che porta a due elezioni ravvicinate nel giro di pochi mesi. Il riferimento è ad Avigdor Lieberman ed al suo partito di destra (vicino agli emigrati ebrei giunti dalla Russia) Yisrael Beiteinu. La dimostrazione arriva da un comizio dove Netanyahu si presenta con una cartina geografica colorata di blu.

La questione relativa all’annessione della Valle del Giordano

Si fa presto a confondere Cisgiordania con Valle del Giordano. La prima indica una zona chiamata così dopo il 1948 e dove risiede attualmente gran parte della popolazione araba palestinese. Con la seconda invece si intende una specifica parte della Cisgiordania, quella che comprende la regione che va dalle sponde settentrionali del mar Morto fino alle porte di Gerusalemme Est e che, come confine orientale, ha le rive del fiume Giordano. Dal 1993 questa parte della Cisgiordania è colorata di blu: indica infatti la cosiddetta “Area C“, ossia quella che secondo gli accordi di Oslo viene amministrata direttamente da Israele e che si distingue dalle Aree A e B, con la prima amministrata dall’Autorità Nazionale Palestinese (l’Anp nata per l’appunto con gli accordi di Oslo) e la seconda invece in modo congiunto tra Anp e governo israeliano.

Nell’area C vivono solo sessantamila palestinesi, molti dei quali all’interno della città di Gerico. Nella restante parte della Valle del Giordano si concentrano invece gran parte delle colonie ebraiche in Cisgiordania, con relative strade di accesso e vie di comunicazione con il territorio israeliano. Netanyahu negli ultimi suoi comizi prende in mano la bacchetta ed indica proprio questa zona blu. La sua promessa è chiara: annettere definitivamente l’Area C all’interno di Israele.

La sfida con Lieberman

La strada sembra la stessa già tracciata durante i primi anni di amministrazione Trump negli Usa, quella cioè di dare riconoscimento giuridico a situazioni che esistono già di fatto. Il riconoscimento di Gerusalemme capitale da parte di Washington e l’annessione di Gerusalemme Est da parte israeliana, sono due precedenti recenti al pari del riconoscimento, sempre da parte Usa, del Golan occupato come territorio integrante dello Stato di Israele. Si tratta di dichiarazioni e riconoscimenti che non cambiano la situazione reale, ma che incidono e non poco negli equilibri politici della regione. E Netanyahu, promettendo in caso di vittoria elettorale l’annessione della Valle del Giordano, percorre ancora questa strada: dichiarare cioè israeliani territori già amministrati dallo Stato ebraico ma che, ufficialmente, risultano come zone occupate a livello internazionale.

La mossa di Netanyahu è volta a conquistare il favore di circa mezzo milione di israeliani che vivono nelle colonie in Cisgiordania. E, in tal senso, la vera sfida diretta è contro Lieberman: l’ex ministro della difesa rivendica l’annessione per intero della Cisgiordania e la fine dello status di territori occupati delle zone a maggioranza araba. In poche parole, si tratterebbe di cancellare dalle cartine geografiche i confini precedenti alla guerra dei sei giorni del 1967, gli unici internazionalmente riconosciuti. Netanyahu, da premier in carica, non può permettersi di promettere tanto: anche l’alleato Trump, di fronte ad una proposta come quella rivendicata da Lieberman, non potrebbe supportare l’attuale primo ministro israeliano. Ed ecco quindi che, nel tentativo di prendere i voti a destra, Netanyahu promette sì un’annessione ma solo della parte blu della Cisgiordania indicata nella cartina. Specificando poi come, di fatto, nessun territorio palestinese verrebbe annesso, compresa la stessa Gerico.

Netanyahu, indietro rispetto a Gantz nei sondaggi, punta a togliere voti a Lieberman: è l’unico modo non solo per sperare ancora di far ottenere al suo Likud la maggioranza relativa il prossimo 17 settembre, ma anche per evitare di dare, in una possibile coalizione di centro – destra, troppo potere contrattuale ad Yisrael Beiteinu. La promessa di annessione della Valle del Giordano dunque, va vista in questa direzione: da un lato, il premier uscente vuole cavalcare le speranze degli elettori di destra, dall’altro non vuole (e non può) andare oltre nelle promesse. Solo il responso delle urne dirà se questa strategia pagherà o meno.