In Israele il numero dei soggetti affetti da coronavirus ha superato quota mille, il governo ha imposto forti limitazioni agli spostamenti dei suoi cittadini, ha disposto la chiusura di scuole e università, ha annullato gli eventi pubblici e gli assembramenti di più di dieci persone e chiuso le frontiere per limitare il numero di contagi. Fin qui siamo di fronte alle stesse disposizioni prese in quasi tutti gli Stati che stanno affrontando da più o meno tempo l’emergenza Covid-19, ma le ultime mosse di Netanyahu hanno spinto sempre più persone e media in Israele a parlare di “colpo di Stato soft”.

Cittadini sotto sorveglianza

A metà marzo il premier uscente ha deciso di seguire il modello cinese e di usare lo Shin Bet (il servizio di sicurezza israeliano) e i dati raccolti tramite il tracciamento dei cellulari delle persone affette da coronavirus per controllare l’epidemia. Si tratta di una misura solitamente adottata nelle operazioni anti-terrorismo e che non era stata mai usata prima d’ora nei confronti dei cittadini israeliani. Tramite l’analisi dei meta-dati e il monitoraggio dei dispositivi mobili, lo Shin Bet può essere costantemente informato sugli spostamenti effettuati dai soggetti infetti e controllare chi si avvicina a loro per un periodo di tempo prolungato. Il tutto senza bisogno di un mandato, né tantomeno del consenso dei cittadini, che non a caso hanno cercato di manifestare la loro contrarietà nei confronti di una misura considerata eccessiva.

Per molti, come si legge nei giornali israeliani, la decisione di Netanyahu è considerata una pericolosa violazione dei diritti umani fondamentali, anche perché non è chiaro cosa ne sarà di quei dati una volta che l’emergenza sarà finita: il timore è che forme più lievi di controllo proseguano anche in seguito. L’accusa mossa da Hareetz – tra gli altri – è che seguire l’esempio della Cina non sia necessariamente la scelta migliore. Le politiche vincenti, secondo il giornale, sono invece quelle che puntano su trasparenza di Governo e medici, informazione e sistema sanitario efficiente, piuttosto che un controllo capillare dall’alto e una criminalizzazione dei soggetti infetti.

Stop a Knesset e Giustizia

A far aumentare le voci di un “colpo di Stato” in Israele sono state principalmente altre due misure prese dal Ministro della Giustizia e dal portavoce del Parlamento. Il primo ha disposto la chiusura delle Corti israeliane, costringendo così i giudici a rimandare a maggio il processo nei confronti di Netanyahu, accusato di corruzione e frode. Una condanna sarebbe il colpo di grazia per il leader del Likud, che nonostante il risultato delle ultime elezioni ha visto il suo potere vacillare nell’ultimo anno, tanto da essere stato momentaneamente escluso dalla formazione del nuovo Governo. L’incarico infatti è stato affidato dal presidente Rivlin a Benny Gantz, leader di Blu&Bianco, ma Bibi sta giocando tutte le sue carte per evitare che l’ex generale riesca a dar vita a un esecutivo senza il Likud.

È in questo scenario che si inserirebbe allora la decisione del portavoce del Parlamento di chiudere la Knesset. Ufficialmente Yuli Edelstein ha giustificato la sua decisione come necessaria per evitare la diffusione del coronavirus, ma molti hanno letto questa mossa come un attacco senza precedenti alle istituzioni israeliane. In questi giorni infatti i membri della Knesset si sarebbero dovuti riunire per eleggere il successore di Edelstein – procedura necessaria per la formazione del prossimo governo e l’inizio di una nuova legislatura – ma la chiusura del Parlamento ha rimandato a data da destinarsi la procedura.

Per cercare di sbloccare l’impasse, Blu&Bianco ha fatto ricorso alla Corte Suprema e i giudici hanno ordinato a Edelstein di procedere con l’elezione del suo successore entro venerdì 27 marzo. I membri del Likud però hanno chiesto al portavoce di non rispettare le disposizioni della Corte: il timore è che Blu&Bianco usi la nuova composizione della Knesset per far passare una legge che vieti a Netanyahu di ricoprire ancora una volta l’incarico di primo ministro. La strategia di Bibi – secondo le accuse – sarebbe allora quella di usare l’emergenza coronavirus per bloccare il normale funzionamento delle istituzioni israeliane per il proprio tornaconto politico, non essendo riuscito a riconquistare la guida del Paese tramite le elezioni.