Il sito israeliano Walla racconta che da giorni s’intrecciano telefonate frenetiche tra gli uffici del Governo di Israele e gli alti funzionari dell’amministrazione Usa. Tema: la possibilità che Karim Ahmad Khan, inglese, laureato in Legge al King’s College di Londra, master a Oxford, specializzato in Diritto internazionale e dal 2021 procuratore della Corte penale internazionale dell’Aja, possa emettere nei prossimi giorni un mandato d’arresto nei confronti di Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, del ministro della Difesa Yoav Gallant e del capo delle forze armate Herzi Halevi. Il tutto ovviamente in conseguenza della causa promossa presso la Corte stessa dal Sudafrica, che accusa Israele, a proposito della missione militare a Gaza, di cinque atti di genocidio: l’uccisione di massa di palestinesi, l’inflizione di gravi danni mentali e fisici, l’espulsione e il displacement forzato, l’attacco al sistema sanitario di Gaza e l’applicazione di misure intese a prevenire nascite all’interno del gruppo etnico palestinese. In altre parole, Netanyahu potrebbe trovarsi in compagnia di Vladimir Putin, inseguito da un mandato d’arresto dell’avvocato Khan per “deportazione e trasferimento illegale di minori” durante le operazioni in Ucraina. Visto il possibile parallelo tra i due leader, vale la pena ricordare che nel febbraio scorso la Corte internazionale di Giustizia dell’Onu (da non confondere con la Corte dell’Aja, che è un altro organismo) ha respinto le richieste ucraine di riconoscere come “genocidio” quello compiuto dai russi in Ucraina. Mentre un eventuale mandato d’arresto nei confronti di Netanyahu darebbe ovviamente forza alle accuse mosse dal Sudafrica, che ritiene genocidario il comportamento degli israeliani a Gaza.
Non stupisce per nulla, intanto, che Netanyahu si rivolga all’amico americano. La Corte dell’Aja è stata creata nel 2002 con pochi ma fondamentali competenze: intervenire quando gli Stati non possono o non vogliono punire crimini internazionali come il genocidio, i crimini d guerra, i crimini contro l’umanità e il crimine di aggressione. Tra i Paesi che non hanno ratificato il trattato istitutivo della Corte ci sono proprio, guarda caso, Israele, Russia e Usa. Fin dall’inizio gli Stati Uniti hanno manifestato la massima ostilità nei confronti della Corte e delle sue competenze, tanto da approvare già nel 2002 una legge soprannominata “Legge sull’invasione dell’Aja” che autorizza il Presidente americano a “utilizzare “tutti i mezzi necessari e appropriati per ottenere il rilascio di qualsiasi membro del personale statunitense o alleato detenuto o imprigionato da, per conto di o su richiesta della Corte Penale Internazionale”. In altre parole, a garantire l’immunità totale a qualunque soldato o agente americano impegnato in altri Paesi. Quando il predecessore dell’attuale procuratore Karim Khan, Fatou Bensouda, cominciò a indagare sui possibili crimini di guerra commessi in Afghanistan senza escludere eventuali responsabilità Usa, il presidente Donald Trump vietò a lui e al suo staff l’ingresso negli Stati Uniti e ai cittadini statunitensi di fornire consulenza come esperti alla Corte penale internazionale.
Stando così le cose, non è molto chiaro che cosa possa fare la Casa Bianca per influenzare a favore di Netanyahu le decisioni della Corte. È chiaro che se Netanyahu subisse il mandato d’arresto finirebbe, di fatto, la totalità immunità internazionale di cui Israele ha goduto finora, ignorando qualunque appello internazionale, monito degli alleati o Risoluzione delle Nazioni Unite. Le pressioni diplomatiche americane, ovviamente, non mancheranno. Ma c’è anche un’altra ipotesi, che piacerà ai complottisti ma che potrebbe avere anche qualche fondamento. Poiché l’indiscrezione sul possibile mandato d’arresto a carico di Netanyahu è arrivata dalla stampa anglosassone, qualcuno pensa che la soffiata sia in realtà un avvertimento per Natanyahu, per indurlo a rinunciare all’attacco contro Rafah, nel Sud della Striscia di Gaza, che tutti, anche gli americani, vedono come una potenziale catastrofe per il Medio Oriente. Nei prossimi giorni capiremo.
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