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Politica

“Nessuna pace, emigrazione dei palestinesi”: il piano dei think tank che formano i vertici di Israele

Un'inchiesta di Haaretz rivela come la fondazione Tikvah, già sostenitrice della riforma giudiziaria di Netanyahu, finanzi un programma di formazione per ufficiali di estrema destra destinati ai vertici della sicurezza. Tra i diplomati c'è il capo dello Shin Bet

Dopo aver contribuito a rimodellare il sistema giudiziario israeliano per conto del premier Benjamin Netanyahu, una potente fondazione conservatrice americana punta ora a plasmare il futuro apparato di sicurezza di Tel Aviv. È il cuore di una lunga inchiesta pubblicata il 1° ottobre dal quotidiano israeliano Haaretz, che ricostruisce finanziamenti, reti e visione strategica di una nuova organizzazione: Herut – The Center for Israeli Liberty.

Dal Tikvah a Herut

Herut è, secondo Haaretz, l’ultima incarnazione delle attività israeliane del Tikvah Fund, la fondazione con sede a New York che in passato ha sostenuto il Kohelet Policy Forum, il think tank considerato l’architetto intellettuale della riforma giudiziaria di Netanyahu. Il suo amministratore delegato, Amiad Cohen, era a capo della filiale israeliana di Tikvah, e la gran parte dei fondi del centro proviene dalla stessa fondazione. Nell’aprile 2024 i vertici Usa informarono i sostenitori che Herut era diventata indipendente a tutti gli effetti. Secondo Haaretz, tuttavia, si tratta di «vecchio vino in otri nuovi», un goffo tentativo di prendere le distanze da attività che avevano suscitato proteste anche davanti alla sede di Manhattan. C’è poi un aspetto fiscale: i benefici di cui godono fondazione e donatori sono riservati ad attività educative, non politiche.

Se in passato l’obiettivo era formare giuristi di estrema destra per cambiare la magistratura di Israele, oggi, scrive Haaretz, si punta a consegnare l’establishment della sicurezza a figure che sostengono l’espulsione dei palestinesi e una guerra permanente.

Il Churchill Program

Sotto l’ombrello di Herut opera l’Argaman Institute, guidato da Ronen Shoval, noto per essere il co-fondatore del gruppo Im Tirtzu, impegnato in varie campagne contro organizzazioni e accademici di sinistra. Il fiore all’occhiello è il Churchill Program for Statecraft and Strategy: incontri settimanali a Gerusalemme per discutere idee conservatrici e costruire una rete destinata a diventare il nucleo di una nuova classe dirigente, sul modello del movimento conservatore americano. Finora lo hanno completato 65 persone, tra cui il portavoce della Direzione nazionale della diplomazia pubblica, consiglieri ministeriali, ufficiali della riserva, giuristi e dipendenti dell’ufficio del primo ministro.

Il caso più clamoroso è quello di David Zini, oggi capo dello Shin Bet, che frequentò il programma quando era ancora generale di brigata. A luglio, parlando al gala dell’istituto in una cantina delle colline di Gerusalemme, Zini dichiarò di avere «un’agenda» da portare avanti e promise lealtà agli eletti, senza citare nella stessa frase il dovere verso il pubblico e la legge.

Nella stessa serata, rivela Haaretz, Cohen spiegò che l’élite in formazione sarebbe stata il volto di Israele tra quindici o vent’anni. Tra gli ex partecipanti figurano anche Yoram Halevy, oggi a capo del Cogat, l’ente che coordina le attività del governo nei Territori, che prese parte a un seminario durante la guerra a Gaza, e il fondatore del Forum dei comandanti e combattenti della riserva, promotore del cosiddetto «piano dei generali» per Gaza. Tra i docenti compaiono il deputato Simcha Rothman, il giurista Eugene Kontorovich e l’ex parlamentare Michael Ben Ari, discepolo del rabbino Meir Kahane.

La visione: niente pace, emigrazione dei palestinesi

Il documento programmatico, «The Paradigm Project», 274 pagine scritte dai partecipanti, è piuttosto esplicativo delle idee che circolano in questi ambienti della destra israeliana. La pace non è un obiettivo strategico; Israele deve puntare alla «vittoria decisiva», confermare la dottrina dell’attacco preventivo, ampliare le forze di terra e creare zone cuscinetto a lungo termine. L’esercito dovrebbe prepararsi a manovre su più divisioni a centinaia di chilometri dai confini. Persino Egitto e Giordania, nonostante gli accordi di pace, vengono trattati come potenziali avversari, con piani operativi appositamente dedicati.

Sul fronte palestinese il testo prevede lo smantellamento dell’Autorità nazionale palestinese, passi verso l’annessione completa della Cisgiordania e l’incoraggiamento all’emigrazione «volontaria»: mezzo milione di persone nel primo decennio e altre 250 mila nel successivo, con un apposito ufficio governativo e perfino l’ipotesi di un aeroporto vicino al valico di Allenby.

Si chiede inoltre un nuovo codice etico per l’esercito, fondato su un quadro morale nazionale anziché universalista, in cui sconfiggere il nemico sia un «imperativo morale». Il premier Benjamin Netanyahu ha ricevuto una delegazione di diplomati nel maggio 2026 e il documento stesso.

Il direttore e il rabbino

Volto pubblico del programma è Raphael BenLevi, canadese emigrato in Israele, ex ufficiale dell’intelligence ed ex ricercatore del Kohelet. Poco dopo il 7 ottobre scrisse un articolo a favore dell’espulsione degli abitanti di Gaza; Haaretz riporta di aver trovato frasi molto simili in un documento del ministero dell’Intelligence, oggi soppresso, che delineava un piano analogo.

Nel 2023 sostenne che Israele non deve preoccuparsi di stare «dalla parte giusta della storia» secondo l’Occidente. Il suo riferimento spirituale è il rabbino Oury Cherki, già patrono del movimento di Moshe Feiglin, che propone un organo con funzioni analoghe al Sinedrio e uno Stato governato dalla legge ebraica.

I soldi

Fondato nel 1992 dal miliardario Zalman Bernstein, il Tikvah Fund è presieduto da Elliott Abrams, già coinvolto nelle operazioni statunitensi in America Latina e condannato nel 1991 per aver nascosto informazioni al Congresso nello scandalo Iran-Contra di cui ci siamo occupati anche su InsideOver e che coinvolge, peraltro, anche il finanziere-pedofilo Jeffrey Epstein. Dai bilanci di Herut per il 2024 emergono 3,5 milioni di dollari versati a marzo e altri 1,5 milioni sei mesi dopo, oltre all’impegno a stanziarne fino a cinque nel 2025. I siti delle organizzazioni rimandano inoltre a un ente americano, American Friends of Israeli Liberty, guidato in passato da figure legate a Tikvah.

Tikvah sostiene che le due realtà siano sempre state separate e che il sostegno a Herut sia stato una sovvenzione una tantum, chiusa nel 2025, senza alcun obbligo di ulteriori fondi. Smentisce, dal canto suo, inoltre il fatto che Abrams, Rosenthal e Cohen controllassero l’ente americano, dicendo che hanno lasciato il consiglio il 28 marzo 2024, ma ha rifiutato di fornire a Haaretz i documenti a sostegno di tali affermazioni. Herut non ha risposto. L’esercito israeliano precisa di non collaborare con l’Argaman Institute: il personale può seguirne i corsi a proprie spese e nel tempo libero.

Resta la domanda di fondo posta dall’inchiesta: quanto una rete finanziata oltreoceano e orientata ideologicamente possa incidere sulle scelte di sicurezza di un Paese in guerra su più fronti. Almeno otto, secondo lo stesso Benjamin Netanyahu.

Fonti:

Yarden Michaeli e Nettanel Slyomovics, “A U.S. Jewish Fund’s Ambitious Bid to Put a Settler Elite in Control of Israel’s Security,” Haaretz, 1 ottobre 2026, https://www.haaretz.com/israel-news/israel-politics/2026-10-01/ty-article-magazine/.highlight/a-u-s-jewish-funds-bid-to-put-a-settler-elite-in-control-of-israels-security/000001a0-f3ca-d9ab-abfd-f7ebcaa70000.

Roberto Vivaldelli, “Epstein e i mercanti d’armi: l’inchiesta che svela il ruolo del finanziere nello scandalo Iran-Contra,” InsideOver, 22 dicembre 2025, https://it.insideover.com/media-e-potere/epstein-e-i-mercanti-darmi-linchiesta-che-svela-il-ruolo-del-finanziere-nello-scandalo-iran-contra.html.


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