Hillary Clinton ha comunicato ai suoi amici più stretti che non intende “chiudere le porte” in vista del 2020. A riportarlo, tra gli altri, anche la Cnn. Vuol dire che l’ex segretario di Stato sta facendo un ragionamento sulleprimarie democratiche. Se dovesse esserci spazio, e se il vento dovesse portare con sè qualche novità positiva, la Clinton sarà della partita.

La sua storia politica, culminata con la sconfitta di tre anni fa, non può terminare così. Hillary ne è convinta. Lo sappiamo perché a svelarlo, qualche mese fa, sono stati due suoi collaboratori. Solo che in casa degli asinelli è già stata avviata la ricerca del “prossimo Obama”.

Politico ha pubblicato un’analisi secondo cui, chiunque dovesse essere l’esponente prescelto per la sfida contro Donald Trump, quello – almeno per l’establishment Dem – dovrà essere in grado di accostarsi il più possibile all’immaginario costruito dal primo presidente afroamericano.

Abbiamo evidenziato questo fattore in più di una circostanza: sarà fondamentale la mobilitazione elettorale delle minoranze. Per questo motivo e per qualche dettaglio ulteriore, gli analisti hanno iniziato a dare Kamala Harris come favorita. Perché, allora, la Clinton sta pensando a una ridiscesa in campo?

L’ex first lady non è in grado di suscitare troppe simpatie tra gli hispanici, gli asiatici e gli afroamericani. A certificarlo sono state proprio le presidenziali perse contro il Tycoon. Ma tutti coloro che hanno sciolto la riserva fino a questo momento – candidati minoritari a parte – rappresentano istanze  progressiste o ascrivibili al correntone di Bernie Sanders – un altro che non ha ancora chiarito cosa farà – , cioè al fronte socialista.

La senatrice Elizabeth Warren è una lib – dem di sinistra, la senatrice Kamala Harris baserà la sua campagna elettorale sull’estensione dei diritti civili e sulla tutela dello stato di diritto, Bernie Sanders lo conosciamo e Tulsi Gabbard, per citare un altro esponente candidatosi, è nota per essere filo Assad. Chi rassicurerà i cosiddetti “poteri forti”? 

Esiste, insomma, un vuoto al centro, che dovrebbe essere colmato da Joe Biden, ma l’ex vicepresidente potrebbe non candidarsi: Obama potrebbe avere individuato un candidato più fresco – leggasi Beto O’Rourke – sul quale puntare tutto. Chi avrà, ancora, il compito di rappresentare i moderati?  A ben vedere, però, la candidatura della Clinton è legata al destino di Donald Trump. 

L’arresto di Roger Stone ha a che fare con il Russiagate. La moglie di Bill deve sperare che quel caso non si sgonfi e che, anzi, acquisisca un peso sempre maggiore nella politica americana. Lei continua a dichiarare di aver perso per l’indebita influenza sul web dei russi. Se questo assunto dovesse essere provato, la Clinton potrebbe fare il suo clamoroso, e a quel punto glorifico, ritorno sulla scena. Tutti si sentirebbero in dovere di farle spazio. In tutti gli altri casi, con ogni probabilità, la Clinton non farà parte dei candidati alle primarie democratiche. Ma con la politica americana non si sa mai. 

 

 

 

Articolo di Francesco Boezi