I fiori delle bouganvillee scendono lungo il muro come tante pietre preziose. Gli arbusti si susseguono uno dopo l’altro. Le sfumature dei rosa e dei gialli creano un mosaico che ben potrebbe raccontare la diversità culturale e religiosa di queste terre. Siamo nel quartiere cristiano del Cairo, dove vivono i discendenti di quella che per secoli fu la religione dominante dell’Egitto.Pochi se lo ricordano, ma dalla morte di Cristo fino al tredicesimo secolo l’Africa e l’Asia erano per il cristianesimo importantissime. Le chiese cristiane primitive erano maggioritarie in quasi tutto il Medio Oriente e il Nord Africa e avevano una diffusione piuttosto importante anche in India e Persia.Si trattava di chiese indipendenti, sia da Roma che da Bisanzio, che per quasi un millennio sono state il centro della cristianità quanto la chiesa d’occidente, per poi lentamente diventare minoranze dopo le conquiste islamiche. Si è trattato di un procedimento molto lento, in quanto i musulmani non convertivano a forza, ma che avvenne più grazie a incentivi fiscali, che con la spada. I non musulmani pagavano infatti più tasse. Anche se all’inizio erano comunque più basse che sotto i regni precedenti, lentamente questa leva portò, anno dopo anno, i cristiani da maggioranza a minoranza. Inoltre, mentre un cristiano poteva diventare musulmano, non era possibile l’incontrario. Bisogna comunque ribadire che fu un processo lento. L’Iraq per esempio fu conquistato nel settimo secolo, ma continuò ad avere una maggioranza cristiana fino al 13 secolo e contava fino alla caduta di Saddam Hussein, ancora novecento mila cristiani.Per approfondire: L’islam in Egitto: quale futuro?Oggi in Egitto il nove per cento, dei novanta milioni di abitanti del paese, appartiene alla chiesa cristiana Copta. Questo culto nacque sotto le piramidi nel primo secolo dopo Cristo. Lo stesso nome deriva dalla storpiatura, fatta dagli arabi, della parola che gli antichi greci usavano per indicare gli egiziani: Aigyptoi. Secondo la tradizione la chiesa ha origine dalla predicazione di San Marco, discepolo di Gesù.I Copti furono probabilmente i primi cristiani ad avere comunità monastiche, i cui monaci già nel quarto secolo vivevano nella solitudine del deserto. Alcune sono giunte a noi , come i celeberrimi monasteri di Santa Caterina nel Sinai e di Sant’Antonio sulle montagne vicino al Mar Rosso. Queste comunità di monaci asceti divennero famose in tutto il mondo cristiano.Lo scisma con le altre chiese, sia latine che greche, avvenne tra il 431 e il 451. I copti egiziani, come quelli etiopi, gli armeni e i siriaci ortodossi non accettarono le novità introdotte dal concilio di Calcedonia sulla natura di Cristo, che le altre chiese avevano definito come “un unione perfetta della divinità e dell’umanità”.Per approfondire: “Usiamo la cultura contro l’islamismo”Dall’Egitto la fede cristiana si espanse lungo gran parte del Nilo, basti pensare che fino alla Nubia, tra Assuan e Khartoum, a cavallo tra l’attuale Egitto e Sudan, è rimasta maggioritaria fino al quindicesimo secolo. Gli islamici invasero il paese nel 642 dc, per molto tempo i rapporti tra le due religioni non furono drammatici e trovarono una forma di convivenza. Un momento buio tra le due fedi in Egitto avvenne nel 1354 anno in cui scoppiarono rivolte musulmane contro i cristiani, ancora molto forti nel paese. Il governo sequestrò molte terre ai monasteri, togliendo loro così gran parte dei finanziamenti. Per evitare violenze moltissimi cristiani si convertirono all’Islam. Le comunità copte sopravvissero, ma è in questo momento che i cristiani divennero per sempre e senza possibilità di ritorno, una cospicua minoranza, in un paese a maggioranza islamica.Nonostante tutto i copti sono ancora oggi il nove per cento della popolazione e hanno ancora un ruolo molto importante.La comunità cristiana al secondo turno delle elezioni presidenziali del 2012, che portarono alla vittoria per poco più di un punto Mohamad Morsi, sostenne in massa Ahmed Shafiq l’ex comandante dell’aeronautica di Mubarak. Un anno e mezzo dopo i copti ebbero un ruolo molto importante nella coalizione che sostenne la presa di potere del generale Abdel Fattah Al Sisi contro Morsi. Si unirono ai giovani di piazza Tahrir, ai laici, ai contadini delle provincie e ai salafiti, contro il governo dei Fratelli Musulmani, che vedevano come un pericolo, anche dopo gli incendi di alcune chiese da parte degli islamisti. La comunità copta ha fatto molta attenzione a muoversi passo dopo passo con il Grande Imam Al Azhar, Muhammad Ahmad al Tayyib, per non evitare che si creassero nuove divisioni con in musulmani.Al Sisi è stato il primo presidente egiziano a essere presente ad una messa di Natale. Nel suo arrivo nella cattedrale è stato accolto dal papa copto Tawadros. Il presidente ha pronunciato un discorso a favore dell’unità tra cristiani e musulmani sostenendo che la diversità di costumi e religioni faccia parte del progetto di Dio. Ha anche promesso di ricostruire le 53 chiese che furono distrutte dai fratelli musulmani dopo l’arresto dell’ex presidente Mohamad Morsi. Al Sisi ha anche aggiunto che nessuno deve fare differenze tra gli egiziani a secondo della loro religione.Certo la crescente militarizzazione del nuovo governo e delle denunce per il mancato rispetto dei diritti umani, pongono i copti di fronte ad un dilemma non piccolo: sposare in toto il regime per paura che gli islamisti possano isolare i cristiani, come avvenuto in molti paesi vicini o mantenere una posizione più indipendente che possa in futuro metterli al riparo dall’accusa di aver chiuso gli occhi sulla mancanza di rispetto dei diritti umani.Si tratta di una dilemma molto complesso in quanto, sia gli islamisti, che i militari, non li rispettano. Anche se i secondi appaiono nel breve termine tutelare maggiormente gli interessi delle minoranze, nel lungo periodo tutto appare più nebuloso. I cristiani dovrebbero farsi promotori di una riconciliazione tra le tre anime del paese, quella islamica, quella cristiana e quella atea. Operazione che in un Medio Oriente piombato in conflitti generalizzati, in cui il mancato riconoscimento delle differenze sembra essere la regola, appare miracolosa, ma che non dovrebbe apparire impossibile per chi ha fatto del messaggio di Cristo il centro della propria vita.