Nel terremoto politico in Bolivia chi ha già vinto sono gli Usa

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Per la prima volta in vent’anni, il Movimento al Socialismo (MAS) non guiderà la corsa alla presidenza boliviana. Con lo scrutinio quasi completato, Rodrigo Paz del Partito Democratico Cristiano ha ottenuto il 31,9% dei voti, superando di poco l’ex presidente Jorge “Tuto” Quiroga, fermo al 26,9%. Nessuno dei due ha raggiunto la soglia richiesta per la vittoria al primo turno, aprendo così la strada al primo ballottaggio della storia recente della Bolivia.

Il risultato segna una svolta epocale: dal 2005, sotto la guida di Evo Morales e dei suoi eredi politici, il MAS aveva dominato la scena. Oggi l’egemonia è spezzata e il Paese entra in una fase di incertezza e possibilità.

La caduta del MAS e le cause interne

Il candidato ufficiale del MAS, Eduardo Del Castillo, si è fermato a un misero 3,1%, confermando il crollo del movimento. Anche Andronico Rodriguez, indicato come promessa della nuova generazione, ha ottenuto solo l’8%. Morales stesso ha riconosciuto che la sconfitta riflette un “voto punitivo” contro corruzione, divisioni interne e candidati percepiti come traditori dei principi fondanti.

In un’intervista radiofonica, l’ex presidente ha ammesso che il MAS è stato punito per aver perso il contatto con le sue radici popolari. Ha denunciato, però, anche la persecuzione politica di cui si considera vittima e il fatto che gran parte della campagna elettorale si sia trasformata in un referendum contro la sua figura.

I protagonisti del ballottaggio

Rodrigo Paz si presenta come il volto del cambiamento centrista, forte del sostegno inatteso del voto rurale. Il suo slogan di “capitalismo per tutti” rappresenta una rottura con il socialismo che ha segnato due decenni di politica boliviana. Ha invitato la “stragrande maggioranza dei boliviani” ad aderire al suo progetto, promettendo un governo inclusivo e pragmatico.

Dall’altra parte, Quiroga, politico esperto e già capo di Stato, ha celebrato la caduta del MAS come la fine di una “lunga notte” durata vent’anni, parlando di “nuova alba” per il Paese. La sua sfida sarà convincere i cittadini che la sua leadership può superare le polarizzazioni, senza apparire come un ritorno al passato.

Una democrazia alla prova

La legge elettorale boliviana impone regole precise: vittoria diretta solo oltre il 50% o sopra il 40% con 10 punti di vantaggio. Poiché nessuno ha raggiunto tali soglie, il ballottaggio diventa inevitabile. È un test cruciale per la maturità democratica della Bolivia, che dovrà affrontare la transizione senza destabilizzarsi.

Il presidente Luis Arce ha sottolineato il regolare svolgimento del voto, rivendicando l’impegno del suo governo a garantire elezioni trasparenti nonostante le pressioni interne ed esterne. Tuttavia, alcuni episodi di violenza, come l’attacco contro il candidato Rodriguez a Cochabamba, mostrano quanto la tensione politica resti alta.

Implicazioni geopolitiche e regionali

Il crollo del MAS non è solo una questione interna. La Bolivia, paese chiave per le riserve di litio e con un ruolo crescente negli equilibri energetici, cambia la propria postura internazionale. Con il MAS al potere, La Paz aveva mantenuto rapporti privilegiati con Cuba, Venezuela e settori della sinistra latinoamericana. Una vittoria di Paz o Quiroga potrebbe riorientare la politica estera verso un maggiore pragmatismo e un rafforzamento dei legami con Stati Uniti e Unione Europea.

Questo spostamento avrebbe conseguenze non solo diplomatiche ma anche economiche, incidendo sulla gestione delle risorse naturali e sugli investimenti stranieri. Il litio, in particolare, diventerà banco di prova per capire se la Bolivia sceglierà un modello di apertura o continuerà a proteggere rigidamente il controllo statale.

Conclusione: una nuova era incerta

La Bolivia si prepara a un ballottaggio che deciderà non solo la leadership del Paese, ma anche la sua traiettoria politica ed economica. La fine dell’egemonia del MAS apre una fase di pluralismo ma anche di fragilità, in cui corruzione, divisioni sociali e sfide economiche rischiano di pesare sulle scelte future.

Se Paz e Quiroga riusciranno a offrire una visione capace di unire, il Paese potrà avviarsi verso una nuova stabilità. Se invece prevarranno le rivalità e la polarizzazione, la fine dell’era MAS rischia di lasciare un vuoto difficile da colmare.