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Contro tutto e tutti, il premier britannico Boris Johnson non molla: nel Regno Unito è scattato il Freedom Day, nonostante le preoccupazioni degli esperti per via dell’aumento dei contagi, giornata nella quale sono state revocate quasi tutte le restrizioni imposte contro la diffusione del Covid-19, tra cui il rispetto del distanziamento sociale e l’obbligo di indossare la mascherina nei luoghi chiusi. Una misura difesa dal premier Johnson, che ha comunque chiesto alla popolazione di esercitare con cautela le libertà riacquisite, mentre nel Paese infuria la polemica: come riporta l’agenzia Agi, Nadhim Zahawi, sottosegretario britannico ai vaccini, ha difeso la revoca delle restrizioni anti-Covid in Inghilterra di fronte agli allarmi degli esperti che guardano con preoccupazione alla veloce risalita dei contagi.

“E’ un passo avanti, un passo importante, non c’è un momento perfetto per farlo. E’ un buon momento come un altro”, ha commentato a SkyNews, ricordando che le scuole sono chiuse per le vacanze. “Sono fiducioso che stiamo facendo la cosa giusta”, ha aggiunto, esortando “a tenere la mascherina nei posti affollati” ed esercitare “responsabilità”. Tutto questo accade mentre Boris Johnson, che ha avuto Covid ed è vaccinato, ha deciso di autoisolarsi dopo essere entrato in contatto con il ministro della Salute Uk risultato positivo al virus.

Così Johnson sfida gli allarmisti: i dati che gli danno ragione

Come spiega la Bbc, ora nel Regno Unito non ci sono limiti al numero di persone che possono incontrarsi o partecipare agli eventi, le discoteche riaprono a mezzanotte e il servizio al tavolo non sarà più obbligatorio nei pub e nei ristoranti. Indossare le mascherine al chiuso non sarà più richiesto dalla legge ma “consigliato” in alcuni spazi. Il governo inglese investe sul buon senso delle persone più che su misure coercitive. Alcuni scienziati piuttosto critici prevedono che le infezioni nel Regno Unito – 50.000 al giorno, attualmente – potrebbero raggiungere le 200.000 dopo l’estate.

Ma quello delle infezioni giornaliere è un dato che va considerato fino a un certo punto perché, con oltre il 68% degli adulti del Regno Unito completamente vaccinati, i modelli suggeriscono che i ricoveri ospedalieri, le malattie gravi e i decessi per Covid-19 saranno a un livello decisamente inferiore rispetto ai picchi precedenti. Basti pensare che il il 19 gennaio scorso i morti per – o con – Covid avevano raggiunto la cifra record di 1.289, mentre negli ultimi giorni si viaggia su una media di circa 14-15 morti ogni giorno. Una curva in lievissima crescita per via dell’aumento esponenziale dei contagi determinati dalla variante Delta ma decisamente sotto controllo grazie alle vaccinazioni. Lo stesso discorso vale per le ospedalizzazioni: l’11 gennaio scorso i pazienti ospedalizzati erano 4.309, ora sono 740. Se morti e ospedalizzazioni rimarranno sotto controllo – come crede Johnson – allora il Regno Unito avrà vinto la sua sfida e il Covid-19 rimarrà una semplice influenza con una letalità normalissima. Secondo altri, invece, lasciar circolare così il virus potrebbe portare alla diffusione di una nuova variante

“Dobbiamo farlo ora”

In un video pubblicato su Twitter domenica pomeriggio, Johnson ha sottolineato che ora è il “momento giusto” per passare alla fase finale della tabella di marcia dell’Inghilterra fuori dalle restrizioni. “Se non lo facciamo ora dobbiamo chiederci, quando lo faremo mai?” ha chiesto, aggiungendo che il virus avrà “il vantaggio del freddo” in autunno e in inverno. “Ma dobbiamo farlo con cautela. Dobbiamo ricordare che questo virus è purtroppo ancora là fuori. I casi sono in aumento, possiamo vedere l’estrema contagiosità della variante Delta”.

Nel Regno Unito, tuttavia, molti rimangono scettici e giudicano la scelta del premier avventata. La deputata Lib Dem Layla Moran, ha affermato che il governo stava “aggiungendo benzina sul fuoco” allentando così tante restrizioni mentre la diffusione del virus “sta aumentando”, mentre molti utenti su Twitter ironizzano sul fatto che il Freedom Day sia scattato con un Boris Johnson in quarantena. Una giornata un po’ amara per il premier, anche a livello d’immagine. Ma, almeno per ora, non si torna indietro e il Freedom Day è realtà.