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Le elezioni parlamentari nel Regno Unito, che avranno luogo il 12 dicembre, sono destinate ad assumere un’importanza rilevante non solo in chiave Brexit ma anche per capire quale direzione  prenderà il Paese nei prossimi anni. Fortemente volute dal premier Boris Johnson, il cui Partito Conservatore ha perso da tempo la maggioranza alla Camera Bassa e non è più in grado di governare efficacemente, queste consultazioni polarizeranno il già complesso quadro politico della nazione e potrebbero riservare alcune sorprese. Sulla carta, in realtà, i Tories dovrebbero avere vita facile: gli istituti demoscopici li stimano al primo posto, con una percentuale di voti che oscilla tra il 36 ed il 40 per cento. I rivali Laburisti e Liberaldemocratici, invece, si dovrebbero dividere i voti del campo anti-Brexit più o meno in parti uguali con i Labour tra il 21 ed il 26 per cento dei suffragi ed i LibDem poco sotto 20 per cento. Più indietro il Brexit Party di Nigel Farage, tra il 9 ed il 13 per cento ed i Verdi intorno al 3-6 per cento dei consensi. Il fattore climatico e le tattiche elettorali potrebbero però rimescolare le carte in tavola.

L’ostacolo a destra

Nigel Farage, nel lanciare la campagna elettorale del suo movimento, ha proposto a Boris Johnson di unire le forze e di formare un’alleanza politica in chiave euroscettica. Il leader radicale ha inoltre suggerito al premier di stipulare un accordo di libero scambio con l’Unione Europea da firmare entro il primo gennaio 2020. Qualora ciò non avvenga Londra dovrebbe perseguire una Hard Brexit. Farage ha esplicitamente minacciato Johnson di presentare, in caso di rifiuto della sua proposta, candidati in ogni circoscrizione elettorale del Paese. Questo sviluppo, nel contesto del sistema maggioritario inglese, rischierebbe di spaccare il fronte pro Brexit in due e di favorire indirettamente i Laburisti.

L’offerta del Brexit Party sembra però destinata a cadere nel vuoto: James Cleverly, il presidente dei Tories, ha affermato che un voto per il partito di Farage paralizzerebbe il Paese e porterebbe Jeremy Corbyn direttamente a Downing Street, vanificando così la Brexit. È possibile, in effetti, che nei collegi in bilico lo schieramento di destra radicale possa sottrarre voti al bacino elettorale dei Tories ed anche che il consenso del Brexit Party possa continuare a crescere durante la campagna elettorale. Boris Johnson, quindi, dovrà coprirsi su ogni fronte.

Le mosse dell’opposizione

I LiberalDemocratici, i Verdi ed il Plaid Cymru, il movimento dei nazionalisti gallesi, stanno invece negoziando un patto elettorale che dovrebbe vedere i tre schieramenti supportare un candidato unico in alcune circoscrizioni elettorali. L’accordo non vede la presenza dei Laburisti ed è destinato, pertanto, ad avere un effetto piuttosto limitato. La decisione su quale partito rappresenterà l’alleanza a livello di circoscrizione dovrà poi essere stipulato dalle branche locali degli schieramenti, un fattore che già nelle consultazioni del 2017 aveva causato numerosi problemi. I LibDem sono schierati su posizioni fortemente anti-Brexit e vorrebbero interrompere del tutto il processo di uscita da Bruxelles. Questo fattore, che potrebbe definitivamente alienare i voti dei Leavers laburisti ed il timore dello stesso partito di Jeremy Corbyn di essere messo in secondo piano impediranno la partecipazione dei Laburisti all’alleanza che, qualora avesse imbarcato anche i nazionalisti scozzesi, avrebbe avuto eccellenti possibilità di sconfiggere Boris Johnson.

Jeremy Corbyn ha promesso, in caso di vittoria e durante il lancio della campagna elettorale, di ricostruire i servizi pubblici del Regno Unito, di colpire gli evasori fiscali, i cattivi datori di lavoro ed i grandi inquinatori ed anche di aprire colloqui diretti con Bruxelles.

Il clima

Lo svolgimento di consultazioni generali a dicembre, alle porte dell’inverno, potrebbe influire sull’affluenza alle urne, causare problemi logistici e tenere gli elettori più anziani, tendenzialmente sostenitori dei Tories, lontano dalle urne. Per questo motivo i dati dei sondaggi pre elettorali vanno presi con le pinze e condizioni meteorologiche particolarmente ostili potrebbero creare seri problemi predittivi agli esperti del settore.