La Giordania si trova in una posizione strategica e precaria, schiacciata tra le grandi trasformazioni geopolitiche del Medio Oriente e le tensioni interne che minano la stabilità del Regno, come dimostrano i fatti degli ultimi giorni sul futuro dei palestinesi di Gaza. Tra le minacce emergenti, si distinguono tre dimensioni cruciali: il vuoto di potere lasciato dal regime siriano di Bashar al-Assad, l’espansione dell’influenza israeliana e la crescente pressione internazionale in vista del ritorno di Donald Trump alla presidenza americana.
La Siria: la minaccia di un nuovo estremismo
La caduta del regime di Assad e l’ascesa di forze islamiste nel vuoto lasciato dal conflitto hanno generato un contesto caotico al confine settentrionale della Giordania. Il contrabbando di armi e droga, così come l’infiltrazione di elementi terroristici, sono diventati problemi quotidiani per le autorità giordane, che lottano per mantenere il controllo.
Le linee di rifornimento iraniane, che per anni hanno attraversato la Siria, stanno cedendo il passo a nuovi corridoi di traffico che minacciano di destabilizzare ulteriormente la regione. Teheran, indebolita sul fronte siriano, potrebbe cercare di sfruttare il territorio giordano per consolidare le sue rotte, aumentando la pressione sul Regno.
Israele: tra espansione e crisi idrica
Un’altra preoccupazione centrale è rappresentata dall’accerchiamento israeliano delle aree meridionali della Siria, che compromette non solo la sicurezza del confine giordano, ma anche risorse vitali come l’acqua. Il controllo israeliano sulle sorgenti del fiume Yarmouk ha aggravato una crisi idrica già cronica, mettendo in discussione la stabilità economica e sociale della Giordania.
A rendere il quadro più complesso, le recenti mosse diplomatiche di Israele, tra cui la pubblicazione di mappe che rivendicano territori storici inclusivi di parti della Giordania, hanno scatenato proteste nei Paesi arabi, alimentando il malcontento anche all’interno della popolazione giordana.
Il ritorno di Trump: un fattore di rischio
L’eventuale ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca aggiunge ulteriore incertezza. La sua politica apertamente favorevole a Israele durante il primo mandato, con il riconoscimento di Gerusalemme come capitale e della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, ha già avuto un impatto significativo sugli equilibri della regione.
Un nuovo mandato potrebbe intensificare il supporto americano ai piani israeliani di espansione in Cisgiordania, aumentando la pressione demografica e sociale sulla Giordania. Il ruolo storico del Regno come custode dei luoghi santi a Gerusalemme potrebbe essere marginalizzato, mettendo a rischio la posizione strategica di Amman nelle questioni regionali.
Tensioni interne e rischio radicalizzazione
Sul fronte interno, la Giordania deve affrontare un crescente malcontento sociale legato alla crisi economica, all’elevata disoccupazione e alla pressione demografica esercitata dai rifugiati siriani. Questa situazione potrebbe alimentare il ritorno di elementi estremisti, come dimostrato dall’influenza di Jabhat Tahrir al-Sham e dall’ascesa di gruppi jihadisti con legami giordani.
Il Fronte d’Azione Islamico, braccio politico dei Fratelli Musulmani, potrebbe capitalizzare il sentimento filo-palestinese e l’opposizione a Israele per rafforzare la propria legittimità politica. Sebbene non rappresenti una minaccia immediata al governo, la sua crescente accettazione tra la popolazione è un segnale di tensioni che potrebbero esplodere in futuro.
Un equilibrio delicato
La Giordania si trova in una posizione estremamente delicata, stretta tra le pressioni esterne e le sfide interne. Il ritorno di Trump, le ambizioni israeliane e l’instabilità in Siria rappresentano un intreccio di minacce che richiedono un approccio strategico e bilanciato.
Amman dovrà lavorare per mantenere un equilibrio tra gli interessi degli Stati Uniti, la necessità di relazioni stabili con Israele e le richieste della propria popolazione, senza trascurare la collaborazione con Damasco per garantire la sicurezza ai confini settentrionali. In un Medio Oriente sempre più frammentato, il futuro della Giordania dipenderà dalla sua capacità di navigare queste acque turbolente senza perdere il controllo della propria stabilità interna.

