L’India di Narendra Modi e l’Afghanistan governato dall’emirato islamico dei Talebani sono intenti a un riavvicinamento inatteso solo pochi anni fa e imprevedibile guardando alle semplici determinanti ideologiche. Gli interessi strategici e la geopolitica, in questa fase, pesano più di ogni cautela, e questo può creare l’avvicinamento tra un governo ispirato al nazionalismo indù e i fondamentalisti islamici che governano l’Afghanistan.
L’Afghanistan e la nuova corsa all’Asia Centrale
La motivazione si cela nella nuova corsa all’Asia Centrale, terreno strategico dove Cina, India, Russia, Stati Uniti cercano di mettere le mani per blindare accordi economici, conquistare risorse produttive e avanzare ambiziose politiche di connettività commerciale. Per l’India questo implica anche cercare di rompere la pressione del Pakistan e mandare un segnale a Islamabad in una fase critica per la sicurezza dell’Asia meridionale. In pochi mesi Islamabad si è prima scontrata con l’India a aprile-maggio e poi ha visto a ottobre il breve conflitto con l’ex alleato afghano divampare per rispondere alla presenza dei Talebani oltre confine con la loro branca pakistana. In quest’ottica, l’India ha silenziosamente rafforzato i suoi rapporti con Kabul.
Lo hanno ben scritto su National Interest gli analisti di scenari geopolitici Vlad Paddack e Eldaniz Gusseinov notando che “quattro anni dopo la chiusura
dell’ambasciata indiana a Kabul in seguito al ritorno dei talebani, il commercio bilaterale è quasi tornato ai livelli precedenti al 2021, nonostante il crollo degli scambi commerciali afghani attraverso il Pakistan”. “Entrambe le parti stanno valutando il porto iraniano di Chabahar, sviluppato dall’India, come mezzo per aggirare il Pakistan. L’India prevede inoltre di riaprire la sua ambasciata a Kabul ed espandere i voli diretti”, aggiungono i due analisti, dando conto di una relazione sempre più multiforme e che vede Nuova Delhi cercare nella corsa alla connettività regionale e allo sviluppo di network che non la imbriglino nel subcontinente un obiettivo critico.
Pakistan-India e Afghanistan, rovescio di prospettive
In questa fase l’India si sente potenzialmente confinata dalla pressione pakistana ai confini e dalla complementare ombra cinese che incombe alle sue spalle, dall’installazione dei grandi progetti geopolitici della Nuova via della seta in Asia centrale e dai freni che bloccano lo sdoganamento di progetti come il corridoio Indo-Mediterraneo via penisola arabica, Golfo e Mar Mediterraneo orientale, e non vuole rimanere inoperosa.
Si crea dunque un contesto indubbiamente inedito in cui l’India, dopo aver per anni accusato il Pakistan di agire come Stato sponsor del terrorismo citando anche la sua ambigua agenda verso i Talebani, sceglie la via della realpolitik e cerca di capire come trarre vantaggio da una relazione concreta con i padroni dell’Afghanistan mentre Islamabad nel frattempo ha, ricorda Geopolitical Monitor, invitato le anime anti-talebane dell’opposizione al governo di Kabul all’evento “Verso l’unità e la fiducia” organizzato nella capitale pakistana dal South Asia Strategic Stability Institute (Sassi). Al contrario a metà ottobre, il ministro degli Esteri afghano Amit Khan Muttaqi (nella foto in apertura) ha visitato l’India come più alto funzionario del Paese a mettervi piede dall’agosto 2021.
Distensione aperta alla Cina?
Lo scenario è in continua evoluzione, e questo riporta sotto i riflettori il governo dei Talebani, tutt’altro che isolati nello scenario mondiale. L’Afghanistan resta un crocevia di connettività e un Paese strategico e ricco di risorse. E forse proprio il suo ruolo per la connettività potrebbe potenzialmente creare un nuovo laboratorio geopolitico in Asia centrale. Secondo Geopolitical Monitor, in particolare, lo sviluppo dell’Afghanistan può essere fonte di distensione tra Cina e India in nome del comune interesse ad aprire nuove rotte:
Se i due Paesi collaborassero più strettamente, l’importanza strategica del porto iraniano di Chabahar aumenterebbe, offrendo all’Afghanistan un corridoio commerciale alternativo per le merci indiane verso l’Asia centrale. La geografia dell’Afghanistan offre inoltre alla Cina la via più breve per il Medio Oriente; con l’espansione della rete ferroviaria iraniana e la potenziale costruzione da parte della Cina della strada del Wakhan nel Badakhshan , le merci cinesi potrebbero transitare attraverso l’Afghanistan verso l’Iran e proseguire verso i mercati mediorientali
Per l’India la scommessa è strategica e potenzialmente dirompente per la sua visione globale. Per l’Afghanistan un banco di prova decisivo per capire la volontà dei Talebani di aprirsi – e venire a patti – col mondo. Un tassello di complessità ulteriore nel grande gioco di un’area che non cessa di essere strategica per gli equilibri globali.
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