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Politica

Nel caso aveste dei dubbi: no, a Springfield gli immigrati haitiani non mangiano i gatti

Una classica bufala nata e cresciuta sui social è arrivata fino al dibattito Trump-Harris per bocca di Trump. Ecco come.

Di bufale e fake news è piena la rete, ma in queste settimane la campagna elettorale Usa ha toccato vette altissime. Tutto ha avuto inizio nel dibattito senza lode né infamia tra Donald Trump e Kamala Harris, andato in onda sulla Abc qualche giorno fa. Fra i temi caldi, come sempre, il confine meridionale e la questione migratoria: un tema che non ammette esclusione di colpi fra dem e Gop. Se non fosse che il tycoon, nel bel mezzo del suo turno di parola, ha pensato bene di tirare fuori la notizie delle notizie. L’ex presidente, rispolverando l’antico binomio sugli immigrati (rubano il lavoro e stuprano le donne degli americani perbene) ha aggiunto un terzo dettaglio alle nefandezze che gli immigrati commetterebbero una volte giunti presso la Città sulla collina: nutrirsi di gatti e cani. Sì, proprio nella terra in cui con pochi cent puoi calmare lo stomaco con un super cheeseburger pronto a ostruirti le arterie.

A Springfield, stanno mangiando i cani. Le persone che sono arrivate, stanno mangiando i gatti. Stanno mangiando – stanno mangiando gli animali domestici delle persone che vivono lì“. Era stata questa la frase con cui Trump aveva esordito nel suo secondo duello televisivo, puntando il dito contro gli immigrati haitiani, lasciando Kamala Harris tra lo sgomento e il divertito.

Ma andiamo con ordine: le bufale, del resto, prendono almeno un pizzico di spunto dalla realtà. Tutto era cominciato con la signora Erika Lee, residente a Springfield, che invece di darsi ai meme in stile “Buongiornissimo caffè?“, aveva diffuso la notizia della scomparsa del gatto di un vicino, dichiarando di aver saputo che l’animale era stato attaccato dai suoi vicini haitiani. Così la vox populi è stata pubblicata sul gruppo Facebook “Springfield Ohio Crime and Information“, gestito da irreprensibili cittadini dediti alla delazione.

Quello che è accaduto dopo, però, ha dell’incredibile. Nei giorni successivi, altri post sui social hanno contribuito a montare un caso nazionale, diffondendo foto di un uomo che teneva in mano un’oca morta, scattata a Columbus, Ohio, ma diffusa da alcuni come prova delle affermazioni su Springfield. Una donna che avrebbe ucciso e cercato di mangiare un gatto è, invece, risultata essere di Canton, Ohio, senza avere alcun legame con la comunità haitiana. In seguito, la vicina della signora Lee aveva ammesso di non conoscere la persona che aveva perso il gatto e di aver sentito la storia “da un amico, che l’ha sentita da un altro amico, che l’ha sentita da un conoscente“. Un po’ come la bufala dei clienti dei negozi cinesi ritrovatisi sul lettino del chirurgo nel retrobottega, pronti per essere usati per il traffico d’organi.

La calunnia, si sa, è un venticello. Il che diventa un problema, se su quel venticello soffia l’alta politica. Così su quest’infamia hanno soffiato sia Trump che il suo vice J.D. Vance: proprio quest’ultimo aveva scritto su X che “i resoconti ora mostrano che le persone hanno avuto i loro animali domestici rapiti e mangiati da persone che non dovrebbero essere in questo Paese. Dov’è il nostro zar di confine?“, aveva chiesto, riferendosi ironicamente a Harris attraverso l’etichetta che le hanno affibbiato i repubblicani. In difesa della verità era intervenuto immediatamente lo Springfield News-Sun e successivamente la polizia locale e i funzionari comunali, che hanno ripetutamente affermato che non ci sono prove che a Springfield vengano mangiati animali domestici.

Questo non ha impedito che le denunce si diffondessero in tutto il Paese in una sorta di allucinazione collettiva. I post del Maga&Co sul tema hanno raggiunto vette di milioni di visualizzazioni. Fino al dibattitto tra i due candidati, che ha sganciato la bomba in prima serata. David Muir, uno dei due moderatori del dibattito dell’Abc, fa la sua domanda sul tema migratorio alla candidata dem: Harris conclude il suo commento con una frecciatina alle dimensioni della folla di Trump. L’ex presidente abbocca e sgancia la bufala. Muir non si limita a fare lo yes man come i colleghi della Cnn qualche mese prima, e scatena il fact checking in diretta: “Hai menzionato Springfield, Ohio, e ABC News ha contattato il city manager lì“, afferma all’indirizzo dell’ex presidente. “Ci ha detto che non c’erano state segnalazioni credibili di affermazioni specifiche di animali domestici danneggiati, feriti o maltrattati da individui all’interno della comunità di immigrati “. Trump non sa che pesci prendere. O che gatti, in questo caso.

Una bufala montata su una calunnia da portinaie che insiste su una cittadina di 60mila abitanti che negli ultimi quattro anni è alle prese con una vera e propria crisi migratoria. Un tempo polo manifatturiero, Springfield ha visto la sua economia contrarsi dopo che le fabbriche hanno chiuso. Ma negli ultimi anni, molti immigrati da Haiti si sono stabiliti qui attratti dal basso costo della vita e dall’abbondanza di posti di lavoro. Ma il ritmo e il volume dei nuovi arrivati ( le stime variano tra i 12.000 e i 20.000) hanno messo a dura prova le risorse locali e creato tensioni, come ovunque accade nel mondo. E ora, in vista delle elezioni presidenziali, la città si è ritrovata coinvolta nel rovente dibattito sull’immigrazione.

Alcuni degli haitiani che vivono a Springfield risiedono negli Stati Uniti da molti anni e beneficiano della green card. Molti di loro godono dello status di protezione temporanea, che offre ai cittadini di un Paese in crisi l’opportunità di rimanere legalmente negli Stati Uniti, indipendentemente dal fatto che siano entrati nel negli Usa legalmente o meno. Le persone che beneficiano dello status di protezione temporanea hanno diritto per legge a ricevere prestazioni sanitarie nonché altri benefici pubblici, come i buoni pasto. Quanto basta a scatenare una guerra fra poveri, negli Stati Uniti divisi di oggi.

Ad aizzare i locali contro i migranti, anche un triste caso di cronaca, manipolato ad arte per mettere in cattiva luce la comunità haitiana. Si tratta della morte del piccolo Aiden Clark, che ha perso la vita quando un minivan guidato dal migrante senza patente Hermanio Joseph ha colpito il suo scuolabus nell’agosto 2023. La sua morte ha segnato un punto di svolta nell’atteggiamento della comunità nei confronti dell’ondata di migranti. “Vorrei che mio figlio fosse ucciso da un uomo bianco di 60 anni. Scommetto che non avreste mai pensato che qualcuno potesse dire qualcosa di così diretto“, ha dichiarato il padre del ragazzino in un video assieme alla moglie. “Ma se quell’uomo avesse ucciso mio figlio di 11 anni, quel gruppo incessante di persone che vomitano odio ci avrebbe lasciati in pace“.

Clark ha aggiunto: “Mio figlio Aiden Clark non è stato assassinato. È stato ucciso accidentalmente da un immigrato di Haiti… L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è che il giorno peggiore della nostra vita ci venga sbattuto in faccia con violenza e di continuo. Fanno sembrare che il nostro meraviglioso Aiden apprezzi il vostro odio, che dovremmo seguire il loro odio. E guarda cosa ci avete fatto. Dobbiamo salire qui e supplicarli di smetterla”. I signori Clark hanno chiesto a Trump e al suo vicepresidente di scusarsi per aver usato suo figlio come “strumento politico“, definendoli “politici moralmente falliti“. Ma soprattutto, hanno impartito una lezione di umanità al Paese intero, sebbene devastati dal più grande dei dolori.

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