Potrebbe trattarsi di un cambiamento epocale così come di un passeggero segno dei tempi, ma questa notte qualcosa di epocale è accaduta oltreoceano. La sensazione, suffragata da exit poll, interviste e sondaggi è che questa volta il popolo americano abbia scelto deliberatamente di non agire da “partigiano” tantomeno di andare alle urne con la Casa Bianca nella testa o, peggio ancora, le prospettive per il 2024. Il primo segno più evidente è che la red wave non c’è stata: nessun referendum lapidario sul presidente in carica, insomma.
Biden o Trump?
Il tasso di approvazione di Biden è di circa il 45% tra gli elettori nelle elezioni di quest’anno, quasi identico al tasso di approvazione del 45% dell’allora Donald Trump quattro anni fa tra gli elettori di metà mandato del 2018. Poco meno della metà degli elettori ha affermato che le politiche di Biden stanno principalmente danneggiando il Paese, con circa il 36% che afferma che le sue politiche stanno invece sostenendo la Nazione e il resto che sostiene come non facciano differenza. Molti elettori non hanno visto il loro voto al Congresso come un referendum sul presidente: quasi la metà ha affermato che Biden non era un fattore incisivo nel loro voto, il 18% ha affermato che la propria scelta era per esprimere sostegno al presidente e circa un terzo ha votato contro la Casa Bianca.
I seggi si erano appena chiusi negli eastern states quando la Cnn ha diffuso un exit poll fondamentale: la classifica dei temi che hanno influenzato gli elettori: non sorprende che l’inflazione abbia ottenuto il 32% ma colpisce come l’aborto, seppur ritenuto un tema “intellettuale” legato alle frange progressiste totalizzi una rilevanza del 27%. Circa il 60% di tutti gli elettori ha affermato che l’aborto dovrebbe essere legale nella maggior parte o in tutti i casi, rispetto al 51% delle elezioni generali del 2020. Il resto era più o meno diviso tra la scelta su altre priorità come criminalità, la politica sulle armi e dell’immigrazione.
Un importante precedente in Kansas
Lo si potrebbe chiamare effetto “Kansas”, se si riflette su un’importante indicazione che il referendum sull’interruzione di gravidanza aveva dato nel sunflower state. Nell’agosto scorso, infatti, l’elettorato locale aveva mostrato uno scollamento dalle proprie appartenenze partitiche, a poco più di un mese dalla storica sentenza che ha ribaltato la Roe vs. Wade. Gli elettori hanno infatti bocciato la proposta che avrebbe rimosso il diritto di accesso alle interruzioni di gravidanza dalla Costituzione dello Stato. Si era trattato del primo vero test elettorale sulla questione da quando la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva consentito agli Stati di vietare la procedura. I “no” avevano sfiorato il 60% facendo registrare un’affluenza record alle urne in uno Stato profondamente conservatore (anche se a guida democratica), ove Donald Trump, aveva vinto di quasi 15 punti percentuali nel 2020. Il personale che torna politico.
L’analisi sulla Pennsylvania
Un caso di studio interessante, circa le intenzioni di voto, è la Pennsylvania-ove si è svolta una delle sfide chiave della corsa delle midterm. Qui gli elettori si sarebbero dichiarati disamorati sia di Biden che di Trump. Più di 4 elettori su 10 approvano il modo in cui il Presidente sta gestendo l’agenda politica, sebbene la maggioranza lo disapprovi (Dati Cnn e Edison Research). Su Donald Trump l’analisi è simile. Solo 4 su 10 hanno espresso parere favorevole, mentre quasi 6 su 10 sono per la bocciatura. Il dato più interessante è che poco più della metà ha affermato che Biden non è stato un fattore determinante nel loro voto. Fra chi ha sostenuto che il Presidente sia stato un fattore incisivo fattore, più di 1 su 10 ha dichiarato di sostenerlo, mentre quasi un terzo si è detto contrario. Più della metà degli elettori della Pennsylvania ha anche affermato che Trump non è stato dirimente nelle proprie scelte di voto. Tra quelli che hanno dichiarato che l’ex presidente sia stato un fattore scatenante, quasi 1 su 5 dice di sostenerlo, mentre circa un quarto gli si oppone.
Bollette e “visioni d’America”
Nelle parole degli uomini e delle donne intervistati la spinta al voto, anche da parte di chi aveva abbandonato le urne si attesta attorno a temi che i sondaggi, con le loro lame grossolane, non riescono a cogliere: dall’insegnante che sente il posto di lavoro come “una prigione”, passando per l’avvocato del Massachusetts la cui ragazza incinta ha abortito fino all’impiegata che dopo aver perso il padre a causa del Covid ha ancora molta paura della violenza armata.
C’è una frase che ricorre nei racconti di chi si reca a votare: “Non è questa la mia visione d’America” indirizzata, vicendevolmente, a spauracchi concreti come le bollette o l’iperuranio della propria legge morale. Quasi nessuno sembra scegliere in nome di una preconfezionata pillola rossa o blu: lo dimostrano migliaia di elettori che definendosi di “lungo corso” democratici o repubblicani dichiarano il cambio di bandiera nel tentativo di dare una scossa al sistema. Questo effetto è dovuto anche al fatto che le midterm, essendo uno scontro innanzitutto fra candidati, portano molto spesso a scegliere un candidato al Congresso per il suo impegno nella comunità di riferimento: questo voto dunque, oltre che di opinione, risulta soprattutto di prossimità.
La generazione Z, regina del voto “personale”
I trionfatori di questo voto intimista sembrano essere i giovani: quella generazione Z che sembra aver impedito la red wave. Uno di loro, il primo, è diventato neo deputato: Maxwell Frost, di origine cubana, superstite di una mattanza collettiva a colpi di fucile e attivista anti-armi. “Abbiamo fatto la storia per i cittadini della Florida, per la Gen Z e per tutti coloro che credono che meritiamo un futuro migliore”, ha scritto Frost su Twitter. “Sono più che grato di poter rappresentare la mia casa al Congresso degli Stati Uniti”, ha aggiunto Frost, che con i suoi 25 anni abbasserà l’età media del Congresso, la più alta da vent’anni. La sua campagna elettorale si è concentrata su temi cari ai giovani come la violenza armata, il cambiamento climatico, il diritto all’aborto e un’aumentata assistenza sanitaria. Quattro giorni prima delle elezioni di Midterm Forst ha spiegato di essere diventato un attivista politico dopo la sparatoria di massa a Newtown, nel Connecticut, nel 2012. Sono entrato in politica, ha detto, perché “non volevo essere fucilato a scuola”.

