La geopolitica della corsa allo spazio
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Pap Ndiaye, storico specializzato in minoranze e direttore del museo di storia dell’immigrazione a Parigi, è la scelta a sorpresa del presidente Emmanuel Macron per dirigere il ministero dell’Istruzione francese. Altro che opposizione all’ideologia “woke”, paventata dall’inquilino dell’Eliseo per attirare i voti dei moderati e dei liberali alle ultime elezioni: la scelta di Macron per un dicastero chiave come quello dell’istruzione, dopo il grande dibattito sull’identità francese, strizza l’occhio al progressismo liberale d’importazione statunitense ossessionato dai diritti delle minoranze, convinto che la società occidentale sia pervasa dal “razzismo strutturale” dell’uomo bianco. Nato fuori Parigi da padre senegalese e madre francese, Ndiaye è stato per molti anni professore all’università d’élite Sciences Po, la fucina della classe dirigente del Paese d’oltralpe.

Chi è Pap Ndiaye, il nuovo ministro di Macron

“Nel campo della storia è stato innovativo e in grado di mostrare un nuovo modo di intendere il passato”, ha affermato a France24 lo storico Pascal Blanchard. “È un insegnante che sa cosa vuol dire trovarsi di fronte a una classe di studenti”, ha detto, aggiungendo: “In una società diversificata, è importante avere qualcuno che sia attento alla diversità”. Ndiaye è diventato famoso in Francia nel 2008, quando ha pubblicato “The Black Condition, un saggio su una minoranza francese”. “Il mio obiettivo era fornire argomentazioni e conoscenze il più solide possibile ai giovani che mancano di solide referenze”, ha detto all’AFP nel marzo 2021, quando è diventato direttore del museo dell’immigrazione.

Al tempo affermò che la sua nomina al museo avrebbe dovuto aprire “il campo delle possibilità” ai giovani “non bianchi”, sottolineando che la sua nomina era stata possibile grazie a una lunga carriera accademica. “Non sono cieco e non giro le spalle alle domande sui simboli. Applico lo stesso anche al colore della mia pelle”. Nel 2019 è stato consulente per una mostra al Musee d’Orsay di Parigi sulle modelle nere e nel 2020 è stato coautore di un rapporto sulla diversità all’Opera di Parigi. Sua sorella è l’importante scrittrice e drammaturga francese, Marie Ndiaye. Ma c’è qualcosa nel suo pensiero che non piace affatto all’opposizione di destra.



È bufera sul neo-ministro: “Settario e woke”

Le idee ultra-progressista del neo-ministro, infatti, dividono la politica francese. Come riporta il Corriere della Sera, a Ndiaye non si perdona la frase sull’esistenza in Francia di un “razzismo strutturale”, e il paragone tra l’americano George Floyd e il francese Adama Traoré, secondo lui ugualmente vittima di abusi commessi da forze dell’ordine minate dal razzismo. I difensori della scuola laica e repubblicana vedono in questa nomina, osserva Le Figaro, e nello sfratto di Jean-Michel Blanquer, un vero e “affronto” da parte di Macron. Temono che Pap Ndiaye porti il ​​”pensiero decoloniale” nell’educazione nazionale. Se per Jordan Bardella il neo-ministro all’istruzione è un’attivista “razzista e anti-poliziotti”, per Éric Zemmour Pap Ndiaye è un intellettuale “woke, ossessionato dalla questione della razza”.

E ancora: Gilbert Collard ricorda che il neo-ministro scelto da Macron ha partecipato a un incontro riservato “a soli neri nel 2016” mentre Marine Le Pen giudica la scelta del presidente francese a dir poco “terrificante”. Ma la destra non è sola in questa crociata contro lo storico di colore: Gilles Platret, del partito repubblicano, afferma che Ndiaye diffonde teorie vicine al “wokismo” mentre Éric Ciotti sottolinea che il ministro è un seguace dell'”islamismo di sinistra”. Duro anche David Lisnard, secondo il quale lo storico è un promotore del “settarismo”. A sinistra la vedono diversamente: secondo Alexis Corbière, esponente della sinistra radicale francese, si tratta al contrario di “un fine intellettuale e un uomo serio”. Anche in Francia, dunque, come negli Stati Uniti, si respira un clima da guerra culturale che si concentra sui temi dell’antirazzismo e dell’identità, e la scelta a sorpresa di Macron rischia seriamente di accentuare queste divisioni e spaccature in seno alla società e alla politica francese.

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