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Politica

L’invito di Borrell che sfida la Cina: “Navi Ue nello Stretto di Taiwan”

L’Alto Rappresentante per l’Unione europea, Josep Borrell, punta la Cina. Il vertice della diplomazia di Bruxelles, in un editoriale scritto sul quotidiano Journal du Dimanche, descrive il complesso sistema di relazioni con Pechino. E sul fronte di Taiwan, Borrell è...

L’Alto Rappresentante per l’Unione europea, Josep Borrell, punta la Cina. Il vertice della diplomazia di Bruxelles, in un editoriale scritto sul quotidiano Journal du Dimanche, descrive il complesso sistema di relazioni con Pechino. E sul fronte di Taiwan, Borrell è apparsa molto netto, invitando “le marine europee a pattugliare lo Stretto di Taiwan a significare l’impegno dell’Europa per la libertà di navigazione in quest’area assolutamente cruciale”.

Le parole dell’Alto rappresentante Ue non sono casuali né nei modi né nella tempistica. La tensione intorno all’isola di Taiwan per le esercitazioni cinesi, gli avvertimenti nei confronti di Pechino per il sostegno a favore di Mosca e le discussioni in seno all’Europa su come rapportarsi con la Cina (con le aperture di Emmanuel Macron e altri leader) si uniscono, infatti, alle mai terminate tensioni tra gli Stati Uniti e il colosso asiatico. Un clima di crisi latente a cui si deve aggiungere anche lo scontro sulle parole dell’ambasciatore cinese in Francia riguardo le “repubbliche ex sovietiche”.

Sullo sfondo di queste tensioni, le parole di Borrell entrano nel dibattito in modo molto chiaro, rafforzando anche l’idea che le forze navali Ue debbano in qualche modo inserirsi nella partita del Mar Cinese Meridionale evitando di rimanere escluse da una crisi che solo apparentemente è rinchiusa nei confini dell’Estremo Oriente. Un’ipotesi che è da tempo presa in considerazione da diversi Stati membri dell’Unione europea, legati al dossier Indo-Pacifico da diversi interessi strategici: sia per monitorare quanto accade in un mare fondamentale per i commerci internazionali, sia per sostenere Washington e gli alleati dell’area nella sfida alla libertà di navigazione e per il contenimento della Cina.

L’Italia, in questo senso, ha già avviato alcune importanti iniziative. Il pattugliatore polivalente d’altura Francesco Morosini ha iniziato una campagna di cinque mesi nel teatro asiatico e del Pacifico, mentre la portaerei Cavour è prossima a partire per lo stesso teatro orientale alla fine del 2023. Segnali precisi sono arrivati, già da diversi anni, sia dalla Francia che in parte da Germania e Paesi Bassi. E va ricordato come la Nato da tempo abbia consolidato la sua rete di partnership con i Paesi dell’Indo-Pacifico già legati agli Stati Uniti e al blocco occidentale disegnando una forma di alleanza mondiale e non più soltanto eminentemente euro-americana.

Le parole di Borrell, che arrivano come una dichiarazione di intenti molto chiara riguardo la difficile posizione europea sulla Cina, rientrano quindi in uno schema strategico che si va via via delineando nell’ottica di volgere lo sguardo anche in teatri tradizionalmente lontani dalle logiche dell’Unione europea. Gli Usa, insieme all’alleato britannico, hanno già impostato la rotta. I Ventisette devono capire ora come mantenere questo difficile equilibrio tra i suoi membri, le ambizioni dei singoli Paesi ed evitare lo scontro con Pechino.

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