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Incidente diplomatico al largo delle coste di Cipro tra la marina militare turca e l’italiana Eni. Un’imbarcazione del gigante italiano degli idrocarburi ha dovuto interrompere la sua navigazione verso Cipro dopo essere stata fermata dalla flotta militare di Ankara. “Eni conferma che il mezzo navale Saipem 12000 ha dovuto interrompere venerdì pomeriggio il viaggio di trasferimento verso una nuova location da perforare in quanto bloccato da alcune navi militari turche con l’intimazione a non proseguire perché sarebbero in corso attività militari nell’area di destinazione”. Lo ha riferito ad Adnkronos una portavoce di Eni aggiungendo che “il mezzo ha prudentemente eseguito gli ordini e rimarrà in posizione in attesa di un’evoluzione della situazione”. La Saipem 12000 era diretta verso il blocco 3 della Zona economica esclusiva cipriota per un’attività di perforazione autorizzata dal governo di Cipro ma in un’area disputata con la Turchia che contesta la sovranità d Nicosia.

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Per ora le notizie che arrivano dal Mediterraneo orientale sono poche ma quello che è certo è che la nave sia ancora ferma al largo delle coste cipriote (come confermato anche dal sito MarineTraffic). Il governo dell’isola ha aperto una linea di comunicazione diretta con l’Eni per cercare di risolvere il problema il prima possibile. Come riporta il Cyprus Mail Online, Il 6 febbraio, le autorità turche avevano emesso un avviso ai marinai della Saipem 12000, in quanto si stavano avvicinando a un’area destinata all ‘”addestramento militare”. Un’area che però comprenderebbe tutte le acque meridionali dell’isola e che dunque violerebbe i dritti ciprioti. In risposta, Cipro ha emesso il proprio Navtex che comunicava alla nave della Eni che la notifica turca costituisse “attività non autorizzata e illegale nella zona economica esclusiva, nella piattaforma continentale e nella regione di ricerca e salvataggio della Repubblica di Cipro”. “Questa azione è illegale, costituisce una violazione del diritto internazionale, riguarda le procedure di sicurezza marittima ed è anche un reato penale secondo le leggi della Repubblica di Cipro”, sostengono le fonti cipriote. Che però adesso devono risolvere il problema. Nei giorni scorsi, Erdogan aveva espresso alla Eni le sue proteste sui “passi sbagliati” intrapresi dall’azienda italiana con le perforazioni nel Mediterraneo orientale. Per il presidente turco, le esplorazioni rappresentano “una minaccia per la Repubblica turca di Cipro del Nord e la Turchia”. Dichiarazioni rivolte ai giornalisti dopo la visita in Italia. In un’intervista al quotidiano greco Kathimerini, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, aveva di nuovo criticato l’azienda di San Donato Milanese per l’inizio delle attività esplorative. “Non c’è bisogno di dire che non permetteremo mai le esplorazioni non autorizzate di idrocarburi e altre attività nella nostra piattaforma continentale”, ha detto il ministro turco. Secondo il ministro degli Esteri, “i turco-ciprioti sono co-proprietari dell’isola, e hanno diritti inalienabili sulle risorse naturali presenti da quelle parti”. Dichiarazioni che arrivano dopo la visita di Erdogan a Roma dimostrano come i nodi da scogliere nelle relazioni tra Ankara e Roma siano tutt’altro che irrilevanti e che il gas è un problema di fondamentale importanza. 

Lo scontro fra Cipro e Turchia su quell’area di mare è particolarmente importante perché in ballo c’è il ricchissimo giacimento Calypso. Il blocco verso cui era diretto il bastimento italiano per le attività di perforazione, si trova infatti nella Zee di Nicosia, riconosciuta dall’Unione europea e da tutte le organizzazioni internazionali, ma è contestata dalla Turchia che nega ogni tipo di legittimità alle pretese di Cipro su quelle acque territoriali. La scelta di svolgere esercitazioni militari nei pressi dell’area contestata, dove era diretta la nave della Eni, è un segnale inequivocabile di come Ankara contesti in maniera netta ogni tipo di diritto di Nicosia sul giacimento. Uno scontro che rischia di allargarsi a macchia d’olio su tutto il Levante. Ankara, nelle ultime settimane, ha scelto di entrare in maniera pesante sui giacimenti di gas del Mediterraneo orientale. Un’area di mare ricchissima di oro blu e che si trova al centro di uno scontro politico fra potenze regionali e internazionali. Turchia, Libano, Egitto, Israele, Cipro, Unione europea e i più grandi giganti degli idrocarburi mondiali, sono interessati allo sfruttamento delle risorse nei fondali marini della regione.