In questi giorni si sta consumando l’ennesimo capitolo dell’invettiva occidentale anti-russa, specialmente ora che si sta entrando nel vivo della corsa alla contesa della poltrona di Vladimir Putin nelle elezioni presidenziali del 2018.Non è detto che il presidente in carica voglia passare per la quarta volta dalle consultazioni popolari, decidendo eventualmente di non ricandidarsi alle prossime elezioni. A questo punto gli scenari che si propongono sono molteplici ed assai incerti. Visto in precedenza chi potrebbe essere l’uomo di Edinaya Rossiya per il dopo Putin, la frastagliata e marginale opposizione politica russa avrebbe trovato in Alexey Navalny l’uomo per rendere la contesa una consultazione plebiscitaria per il partito di maggioranza.L’avvocato, blogger e politico russo è arrivato alla ribalta nel 2009, quando ha iniziato la sua battaglia contro la corruzione nella Pubblica Amministrazione, a tutti i livelli, avviando anche un dialogo con le altre forze liberal-democratiche russe: verso la fine del 2014, su invito dei principali esponenti del Partito RPR-Parnas, Boris Nemtsov e Mikhail Kasyanov, è entrato a far parte della Coalizione democratica, che ha coinvolto il suo Partiya Progressa (Partito del Progresso), lo stesso Parnas e altre formazioni di stampo liberal-democratico trainate dalla Fondazione Open Russia di Mikhail Khodorkovsky. Proprio l’ex oligarca pare essere il principale sponsor per la corsa al Cremlino del blogger Navalny, sebbene le intricate vicende giudiziarie di questi ne stiano complicando la discesa in campo in vista delle prossime consultazioni di marzo 2018.La prima grande esperienza di Navalny in campo politico riguarda le elezioni a sindaco di Mosca del 2013, nelle quali ottenne un sorprendente 27% dei consensi della capitale conducendo una campagna mediatica a costo quasi nullo. È di grande rilievo il fatto che le percentuali più alte dei votanti a lui favorevoli si concentrassero nella zona centrale e occidentale di Mosca, notoriamente i quartieri più ricchi della città, mentre nelle altre zone le percentuali si attestavano a fatica attorno al 20%.Ad oggi, a causa della recente condanna pervenuta all’attivista per un caso di appropriazione indebita di mezzo milione di dollari (circa 16 milioni di rubli) ai danni della società Kirovles, fatto risalente al periodo in cui lo stesso Navalny operava nella regione di Kirov come consigliere del governatore locale Nikita Belykh. Il processo aveva prodotto una prima sentenza nel 2013, condannandolo a 5 anni di reclusione, sentenza cui la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo aveva espresso un parere di illegittimità per violazione dei diritti umani, indicando Navalny come prigioniero politico, obbligando il governo russo a versare allo stesso un indennizzo di 56mila euro. Nel novembre del 2016 la Corte Suprema russa ha impugnato tale verdetto, ribaltandolo e rinviando al Tribunale di Kirov il caso per una revisione della sentenza del 2013.La scorsa settimana il tribunale di Kirov ha condannato nuovamente Navalny per il suddetto caso di frode, proibendo all’attivista la possibilità di correre come candidato di punta dell’opposizione a Putin nelle elezioni presidenziali che si terranno nel marzo del prossimo anno. Navalny non ha tuttavia accettato il verdetto, asserendo che farà ricorso sicuro di riuscire a ribaltare la sentenza, e che proseguirà nel percorso verso la candidatura. In un tweet ha così dichiarato: “Grazie per il sostegno. Putin e la sua banda di scagnozzi hanno paura di affrontarci nelle elezioni. Fanno bene: noi vinceremo”. Tramite la sua fondazione FBK (Fond Borby s Korrupziey – Fondazione per la lotta alla corruzione, Ndr) continuerà a raccogliere denaro dai suoi sostenitori per proseguire nel suo progetto a medio e lungo termine. Yandex, il “Google russo”, ha sbloccato nei giorni scorsi il sito della fondazione che era stato precedentemente inibito dal governo russo.Pochi giorni prima della sentenza del caso Kirovles l’emittente di stato Ntv, di proprietà di GazpromMedia, sussidiaria editoriale della compagnia statale del gas Gazprom, aveva pubblicato un lungo reportage riguardante la provenienza del denaro con il quale Navalny finanziava le sue attività e soprattutto la sua vita privata essendo, di fatto, inattivo dal 2012. Il servizio messo in onda dal programma “ChP” (Stato di emergenza) intitolato “Grazhdanin Navalny” (Cittadino Navalny) ripercorre una serie di operazioni finanziarie compiute dall’attivista negli anni, andando ad indagare su presunti lauti conti di alberghi, vacanze, le scuole americane dei figli, gli immobili, le auto e il personale da lui stipendiato per la sua sicurezza.La famiglia Navalny non è nuova a questo tipo di vicende: di nuovo nel 2013 Aleksey Navalny insieme al fratello Oleg sono stati condannati rispettivamente agli arresti domiciliari e a tre anni e mezzo di reclusione nell’ambito del caso Yves Rocher, sempre per frode e appropriazione indebita di denaro. Un altro caso riguarda la fornitura di servizi pubblicitari al partito dell’Unione di Destra (Sps) al quale sarebbe stato presentato un conto di circa 3,2 milioni di dollari per pagare la propaganda elettorale operata dalla compagnia pubblicitaria Allekt, di proprietà dei fratelli Navalny.Alcuni analisti russi hanno espresso pareri discordanti circa la posizione dell’attivista: alcuni sono convinti che l’immagine nonché lo status civile di Navalny sia stato compromesso al fine di boicottarne la candidatura per il 2018. Altri sostengono che non si tratti di una strategia volutamente intavolata dal Cremlino, poiché Putin, per giunta ancora non certo della sua candidatura, gode di un larghissimo consenso dell’elettorato russo, cui Navalny può attingere molto poco. Il timore deriverebbe tuttavia da malumori interni al partito di maggioranza che, giunti al 2024, dovranno trovare una valida alternativa a Putin il quale, rebus sic stantibus, in base all’attuale Costituzione russa non potrebbe ricandidarsi per un terzo mandato consecutivo.

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