Se si leggono i giornali e le agenzie degli ultimi giorni, ci si rende conto di quanto Russia e Nato siano ormai ai ferri corti. Ricapitoliamo: prima l’annuncio della Stampa: “Siamo a un passo dalla guerra”, poi l’uscita del libro di un ex generale nato intitolato 2017, war with Russiae, infine, le agenzie delle ultime ore: il Montenegro entra nella Nato, i russi affermano che si tratta di “un altro tentativo di cambiare il panorama militare e politico in Europa”. Il ministro degli Esteri polacco Antoni Macierewicz chiede un dispiegamento permanente di forze sul fronte orientale dell’Alleanza atlantica. La scorsa settimana, invece, è stata celebrata invece l’installazione del sistema missilistico Nato Aegis Ashore in Romania. Nel prossimo futuro – a giugno – assisteremo a un’imponente esercitazione dell’Alleanza alla quale prenderanno parte quasi 15mila soldati statunitensi.Per approfondire: A cosa serve lo scudo della NatoLa “guerra fredda” tra Usa e Russia, negli ultimi anni, ha seguito le seguenti tappe: Siria (2013), Ucraina (2014) e ancora Siria (2015). Il 2016 potrebbe quindi essere l’anno dell’Europa dell’Est: sarà lì che le due potenze mostreranno i muscoli. Proprio in queste ore, l’agenzia Sputnik, vicina al Cremlino, ha riportato un’intervista all’analista statunitense di affari militari Daniel McAdams, il quale si è soffermato sulle possibili evoluzioni in merito alle manovre e ai dispiegamenti missilistici della Nato.Per approfondire: “Una guerra nucleare con la Russia entro il 2017”Secondo l’analista, molte delle scelte prese da Washington e in seno alla Nato riguardo la presenza militare in Europa orientale devono essere interpretate in chiave psicologica, come un messaggio forte di fronte all’aggressività dimostrata dalla Russia nella regione, specificando però che la giustificazione per le esercitazioni militari è da rintracciare nel mantenimento della pace e non in una dinamica offensiva.In merito alla dichiarazione del ministro degli Esteri polacco Macierewicz, che ha invocato il dispiegamento di forze su tutto il fronte orientale dell’Alleanza atlantica, McAdams ha dichiarato che sarebbe una scelta estremamente costosa e con un significato decisamente provocatorio verso la Russia, sottolineando inoltre l’insolito comportamento diplomatico del governo di Varsavia, ostile a Bruxelles e poco interessato alla cooperazione, se non con altri esecutivi politicamente affini nell’area, quali quello slovacco e ungherese.L’analista statunitense ha anche evidenziato i rischi insiti nella scelta di potenziare il controllo militare al confine polacco con truppe provenienti dall’esercito tedesco, mettendo in moto meccanismi di revanscismo storico legati alla memoria della Seconda guerra mondiale: “Non si può cancellare la storia e le ferite che sono rimaste aperte, motivo per cui la presenza di truppe tedesche al confine con la Russia sarebbe visto come un insulto”.L’analista statunitense ha infine spiegato come la risposta del Cremlino all’installazione di dispositivi missilistici Nato in Romania e Polonia potrebbe non necessariamente essere di tipo simmetrico (anche se Mosca ha minacciato lo scatenarsi di una nuova guerra agli armamenti).Per McAdams, la Russia potrebbe cercare di creare un sistema di alleanze con Cina e India, non necessariamente in chiave anti-Usa, approfittando delle preoccupazioni di Pechino e Nuova Delhi riguardo la presenza statunitense nell’oceano Indiano e nell’area dell’Asia-Pacifico.

Nel campo comunista di Goli Otok
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