Dopo settimane di incertezza, Nasry “Tito” Asfura è stato confermato dalla Corte Suprema dell’Honduras vincitore delle elezioni presidenziali del 30 novembre. L’esito era rimasto in sospeso dopo che il candidato conservatore del Partito Nazionale, dichiaratamente ispirato a Donald Trump e Javier Milei, aveva visto la sua vittoria con poco più del 40% in un voto a turno unico contestata dalla richiesta di riconteggio di Salvador Nasralla del Partito Liberale, risultato staccato di soli 25mila voti.
La Corte Suprema ha dichiarato Asfura vincitore il 24 dicembre, consolidando una svolta a destra per l’America Latina e in particolar modo per un Centro America dove brilla, nel campo conservatore più ispirato a figure come Trump e Milei, la stella del salvadoregno Nayib Bukele.
Asfura, palestinese di etnia, conservatore nel cuore
Come quest’ultimo, anche il neo-eletto presidente è di sangue mediorientale: il 68enne Asfura è, come Bukele, figlio di una famiglia palestinese cristiana emigrata ai tempi della Nakba verso l’America centrale, e ha compiuto l’intera carriera politica nel cuore della destra honduregna, guidando come sindaco la capitale Tegucigalpa dal 2014 al 2022 e provando a candidarsi nel 2021 alle presidenziali contro la vincitrice Xiomara Castro, arrivando secondo.
Ora, Asfura si è candidato con un programma basato su sicurezza, lotta alla criminalità e sostegno a riforme liberali in economia, che risuona con quelli di molti leader della regione. A poche settimane dalla vittoria di José Antonio Kast in Cile, la sua è una nuova svolta a destra che, come per Bukele, è vista con attenzione tanto a Washington quanto a Tel Aviv, dato che Israele si trova ad avere, per uno strano gioco del destino, come solidi alleati regionali e sostenitori della sua causa il figlio di un ex ufficiale nazista (Kast) e un palestinese figlio di esuli dall’occupazione israeliana della Palestina (Asfura), dopo che un altro latinoamericano di stirpe palestinese, Bukele, ha schierato San Salvador al suo fianco.
Donald Trump esulta
Chi può gioire è sicuramente Donald Trump, che ha irritualmente dato l’endorsement ufficiale ad Asfura, minacciando la fine degli aiuti all’Honduras in caso di vittoria di Nasralla, definito “comunista” e attaccato mentre The Donald concedeva la grazia a Juan Orlando Hernandez, ex presidente del Paese centroamericano condannato a 45 anni di carcere e estradato negli Usa per narcotraffico.
Hernandez, durante il suo mandato, approvò la costruzione di Prospera, la città “libertaria” per gli investimenti dei tecno-oligarchi e dei magnati dei bitcoin che oggi vede operare nel suo capitale diversi investitori di venture capital e finanza vicini al presidente Usa, come Balaji Srinivasan, Peter Thiel e Marc Andreessen. C’è da scommettere che Asfura terrà ben conto di questi precedenti, nel quadro di un governo che interseca interessi nazionali e una forte tutela Usa per tornare a giocare un ruolo da protagonisti nel “cortile di casa” a lungo insediato da potenze esterne.
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