Nasrallah torna nel mirino di Israele: “Obiettivo per la prossima guerra”

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Nessuno sa dove si trovi Hassan Nasrallah, lo sceicco che dal 1992 guida Hezbollah. Pochi giornalisti hanno potuto conoscerlo. È una missione impossibile e le misure di sicurezza sono altissime. Fausto Biloslavo ha potuto incontrarlo nel 2010 e il suo racconto è incredibile: “L’appuntamento per l’intervista è nel quartier generale del Partito di Dio a Beirut, in mezzo a normali palazzine, ma guardato a vista da miliziani armati che fermano tutte le macchine. Per entrare bisogna spogliarsi di qualsiasi oggetto compresi orologio e penna e passare sotto un metal detector. Si viene scortati al piano superiore e rinchiusi in una stanza dove troneggiano le foto degli ayatollah iraniani”. 

Se si guardano le cronache della, si scopre che l’obiettivo principale dell’aviazione di Tel Aviv era quello di eliminare il leader del Partito di Dio. Il ministro dell’immigrazione Zeev Boim, fedelissimo di Ehud Olmert, disse: “Alla prima occasione lo faremo fuori. Ecco perché farebbe meglio a pregare Allah”. Ora che le nubi di una nuova guerra si stanno addensando sul Libano, Israele torna alla carica. Secondo quanto riporta Haaretz, il portavoce dell’esercito di Tel Aviv, Ronen Manelis, avrebbe detto che, in caso di un possibile conflitto tra Israele e Hezbollah, Nasrallah diventerebbe uno dei principali obiettivi in caso di guerra. Non che ora non lo sia, ovviamente. Ma nel caso di guerra la caccia al leader del Partito di Dio diventerebbe senza quartiere. Gli israeliani ritengono infatti che eliminare il capo del Partito darebbe un colpo mortale anche ad Hezbollah. Un’ipotesi che tuttavia non regge alla prova dei fatti. Quando nel 1992 un missile teleguidato uccide il predecessore di Nasrallah, lo sheik Abbas al Musawi, il Partito di Dio anziché indebolirsi si rafforza, trovando proprio Hassan una guida più carismatica in grado di traghettare il movimento dalla guerra alla vita politica.



Chi è Hassan Nasrallah

Hassan nasce il 30 agosto del 1960 a Burj Hammud, sul Monte Libano, non distante da Beirut. Cresce a al-Karantīna, uno dei quartieri più poveri della periferia di Beirut e frequenta la scuola elementare privata “al-Kifāh”, ovvero “La lotta”. Giovanissimo, si arruola nel movimento sciita Amal, fondato nel m1974 dall’imam Musa al Sadr. Ama studiare e, così, si trasferisce in Iraq per approfondire gli studi e nel 1978 torna in Libano. 

Il 1982 è l’anno della svolta. Alcuni ufficiali si staccano da Amal perché non condividono la linea di resistenza ad Israele e fondano Hezbollah, il Partito di Dio. Scala la gerarchia del neonato movimento e nel 1989 va a Qom, il “Vaticano” sciita per approfondire gli studi, ma l’anno seguente è costretto a tornare a Beirut. Nel 1992 diventa il leader di Hezbollah. Grazie anche alle sue intuizioni, il Partito di Dio cresce sia militarmente che politicamente.

Ma è con la guerra dell’estate del 2006 che Nasrallah ottiene il suo successo più grande. I miliziani di Hezbollah organizzano un attacco contro le postazioni israeliane nei pressi di Zar’it, un villaggio di confine, e verso la città di Shlomi. Un contingente di terra oltrepassa il confine e attacca due Humvee corazzati. Vengono uccisi tre soldati, mentre due – Ehud Goldwasser e Eldad Regev – vengono rapiti. L’attacco prende il nome di “Al Waad Al Sadeq”, ovvero “Operazione promessa fedele”. L’obiettivo del Partito di Dio è quello di scambiare i prigionieri israeliani con Samir Kuntar, Nasim Nisr, Yahya Skaf e Ali Faratan. Secondo Nasrallah, la via della diplomazia era fallita e si doveva passare a quella della violenza.

Il rapimento dei soldati viene visto come un “atto di guerra” dal primo ministro israeliano Ehud Olmert, che promette una “risposta molto dolorosa e a lungo raggio”. Il governo autorizza l’opzione militare. Inizia così la guerra dell’estate del 2006 che sarebbe durata per oltre trenta giorni. Per Hezbollah è una vittoria, come ha ammesso anche l’Economist. Nasrallah può presentarsi così come l’unico leader che è riuscito a tenere testa all’esercito israeliano.