Nei territori liberati dell’Azerbaigian è in corso un lento ma progressivo ritorno alla normalità da quando la guerra è finita, il cessate il fuoco è entrato in vigore e l’Azerbaigian ha ripristinato e ristabilito la propria sovranità. Il ritorno alla normalità ha assunto e sta assumendo la forma di un arduo ma necessario sminamento del suolo, arrivo en masse di grandi firme straniere interessate ed intenzionate ad investire in loco, dalle infrastrutture all’energia, e annuncio di piani ambiziosi per la rinascita postguerra.

L’Italiaun partner strategico e fondamentale dell’Azerbaigian, sta giocando un ruolo di primo piano nel permettere il ritorno alla vita dei territori liberati dell’Azerbaigian, come ricordano la conferenza internazionale di Baku del 13 aprile, alla quale hanno partecipato anche eminenti politologi nostrani, e quei progetti per l’urbanistica intelligente made in Italy recentemente inaugurati a Zangilan.

Nonostante le persistenti e perduranti tensioni con l’Armenia – da inquadrare più nel contesto delle incombenti parlamentari che di una riapertura del fronte bellico –, procedono a passo spedito i lavori all’interno di un numero crescente di cantieri – come la strategica tratta ferroviaria Horadiz–Agbend, la cui costruzione dovrebbe dare impulso alla Nakhchivan–Baku, che, sua volta, è parte integrante del più vasto corridoio di Zangezur – e vengono periodicamente annunciati nuovi piani al pubblico – l’ultimo, in ordine di tempo, è stato presentato ad Agdam nella giornata del 28 maggio.

Rinasce Agdam

Fatta oggetto di una semi-demolizione controllata da parte dei militari dell’Armenia dopo la prima guerra del Karabakh, che de facto l’aveva trasformata nella più grande città fantasma del pianeta, oggi, Agdam, su cui l’Azerbaigian ha ripristinato la sua sovranità, potrebbe ricominciare a vivere. Perché nella giornata del 28 maggio qui, nel capoluogo disabitato del distretto di Agdam, ha avuto luogo un importante evento, che ha visto la partecipazione del presidente Ilham Aliyev e che è stato organizzato allo scopo di annunciare l’inizio di una nuova era.

Aliyev, che ha cominciato il proprio intervento parlando al pubblico delle recenti tensioni con Erevan lungo il confine armeno-azerbaigiano – di nuovo, da leggere più nel contesto elettorale armeno che in quello di una riapertura delle ostilità, anche perché Nikol Pashinyan recentemente ha dichiarato che le proposte di pace del 1998-99 e i principi di Madrid del 2007, insieme al dopo-scontri dell’aprile 2016, già tre anni or sono avrebbero dovuto persuadere l’Armenia a riconoscere l’appartenenza del Nagorno Karabakh all’Azerbaigian –, ha voluto che fossero radunati gli abitanti del distretto per comunicare loro qualcosa di storico: Agdam, il formicaio del Karabakh trasformato dall’esercito dell’Armenia in un cumulo di macerie – tale è il livello di distruzione che, in Asia, questa città è popolarmente conosciuta come l’Hiroshima del Caucaso –, negli anni a venire verrà riportata all’antico splendore grazie ad un piano di ricostruzione e ripopolamento.

Il piano

Agdam, esattamente come ogni altra città appartenente ai cosiddetti territori liberati, da Fizuli a Jabrayil, passando per Şuşa, verrà rivitalizzata e proiettata nella modernità, dopo quasi un trentennio di mantenimento in stato di abbandono, a mezzo di un piano di rinascita (formulato in tempi record). La bozza finale, infatti, avrebbe dovuto essere presentata entro fine maggio, stando ad un comunicato risalente allo scorso mese, ma a fine maggio, invece, il pubblico azerbaigiano ha potuto essere testimone di un piano definitivo.

Il presidente Aliyev, parlando alla folla occorsa per assistere alla cerimonia di rinascita di Agdam, ha preannunciato che “costruiremo una tale città, una tale Agdam, che diventerà un esempio per il mondo intero”. Al termine del discorso, il capo di Stato azerbaigian ha piantato apotropaicamente un albero, simbolo di vita e speranza, per consacrare il terreno su cui verrà ricostruirà la città.

I dettagli del piano di ricostruzione e ripopolamento non sono stati resi noti, sebbene nella (ex) città fantasma siano in corso l’edificazione di unità militari in funzione protettiva ed era stato precedentemente comunicato che i lavori sarebbero avvenuti per tappe. Due giorni prima dell’attesissimo evento, inoltre, sono stati aperti i cantieri dell’autostrada Barda-Agdam, un’imponente infrastruttura della lunghezza di 44 chilometri che, insieme agli avamposti militari, garantirà alla città accesso al e protezione dall’Azerbaigian. L’Italia, in questo come negli altri casi, sa cosa fare: vi sono una città intera da ricostruire, delle strade da cementificare, delle distese neglette da verdeggiare, dei servizi da erogare e, soprattutto, un alleato da aiutare nel ridonare la vita ad un morto.

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