In un’intervista in diretta che ha catturato l’attenzione di milioni di persone in tutto il mondo, andata in onda sulla piattaforma social X, Elon Musk e Donald Trump hanno discusso del futuro dell’America, affrontando temi come la censura, l’immigrazione di massa, la sicurezza delle frontiere, i conflitti in Ucraina e a Gaza, le battaglie legali in cui è coinvolto il tycoon e, naturalmente il tentativo di assassinio ai danni dello stesso Trump. L’intervista ha rivelato le profonde preoccupazioni che entrambi hanno espresso riguardo la direzione che stanno prendendo gli Stati Uniti d’America sotto l’amministrazione di Joe Biden, confermando la grande stima e simpatia che lega i due tycoon.
L’intervista che non piace all’Ue
Un’intervista che ha decisamente infastidito l’Ue: tant’è vero che, poche ore prima della diretta, in una mossa senza precedenti, il Commissario europeo Thierry Breton ha ricordato in una lettera diffusa sui social all’uomo più ricco del mondo il suo obbligo legale di fermare “l’amplificazione di contenuti dannosi”. Come se le opinioni di un legittimo candidato alla presidenza degli Stati Uniti, giuste o sbagliate che siano, possano nuocere ai cittadini dell’Unione europea che, evidentemente, devono essere liberi di ascoltare e farsi un’idea – anche negativa – di quali sono i programmi del candidato repubblicano. Rispondendo all’iniziativa clamorosa di Breton e al tentativo di bavaglio dell’Ue, un portavoce della campagna di Trump ha dichiarato che Bruxelles dovrebbe “farsi i fatti propri” invece di tentare di influenzare le elezioni negli Stati Uniti, aggiungendo che l’Ue è “nemica della libertà di parola” e non ha alcuna autorità sul modo in cui viene condotta la campagna elettorale. Difficile dargli torto.
L’attacco “hacker” contro X
All’inizio dell’intervista Elon Musk ha dichiarato che la piattaforma social di cui è proprietario è stata oggetto di un un massiccio “attacco DDoS” che ha interrotto la trasmissione in diretta, ritardandola ben oltre l’orario previsto. Per Musk, è evidente che Donald Trump rappresenta una spina nel fianco nell’establishment e per questo motivo qualcuno tenta di non farlo nemmeno parlare. La conversazione si è poi spostata sul tentativo di assassinio dell’ex presidente del 13 luglio 2024, mentre il tycoon stava tenendo un comizio elettorale in una fiera agricola a Meridian, alla periferia di Butler, in Pennsylvania.
Musk ha trovato “interessante” il fatto che Thomas Crooks avesse scelto quell’edificio per attuare il suo piano e che gli agenti del Secret Services abbiano ignorato la minaccia. Musk ha osservato che, se l’obiettivo fosse stato uccidere, quel particolare edificio sarebbe stato il posto migliore. Trump ha concordato, dicendo: “Quello sarebbe stato il posto”. Musk ha inoltre elogiato il candidato repubblicano per la sua reazione al tentativo di assassinio, sottolineando come, invece di ritirarsi, abbia continuato a lottare con determinazione (“Fight, fight, fight”). Durante la conversazione con Musk, il tycoon ha osservato che Tesla produce ottimi prodotti, ma questo “non significa che tutti debbano avere un veicolo elettrico”. In materia di energia e materie prime, il tycoon repubblicano ha dichiarato che, se sarà eletto, continuerà la politica “drill, baby drill” (trivellazione) per aumentare la produzione nazionale di petrolio e gas.
“Importante andare d’accordo con Putin e Xi”
Parlando della sua politica estera che attuerebbe qualora tornasse alla Casa Bianca, Donald Trump ha ribadito la necessità di avere buoni rapporti con leader di nazioni “nemiche” dell’America come Corea del Nord, Russia e Cina. Trump ha elogiato Xi Jinping, Vladimir Putin e Kim Jong Un, definendoli leader “al massimo delle loro capacità, duri, intelligenti e determinati a proteggere i loro Paesi”. Ha espresso il desiderio di mantenere buoni rapporti con loro, sostenendo che avere buone relazioni con questi leader è positivo, non negativo.
Trump ha descritto Cina, Russia, Iran e Corea del Nord come una sorta di “asse del male”, ma ha affermato che migliori relazioni con queste nazioni sarebbero comunque auspicabili, poiché la più grande minaccia per il mondo non è il riscaldamento globale, ma la guerra nucleare. Trump ha affermato che il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e la sua vicepresidente, Kamala Harris, candidata per il partito democratico alla Casa Bianca, hanno avvicinato il mondo alla Terza Guerra Mondiale inviando segnali sbagliati a Putin. Inoltre, ha nuovamente incolpato l’attuale amministrazione democratica per i problemi legati all’immigrazione, lo scoppio della guerra in Ucraina e il conflitto tra Israele e Palestina. Ascoltando l’intervista c’è dunque da chiedersi che cosa si intenda per “disinformazione”: il timore, sempre più concreto, è che attraverso il Digital Service Act (DSA), l’Ue voglia mettere un bavaglio alle opinioni e alle idee. Una deriva molto pericolosa.