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Donald J.  Trump non scatena solo polemiche ma fa anche scuola, sia sul fronte migratorio che su quello dei muri alle frontiere. Il tycoon newyorchese non ha infatti neanche avuto il tempo di insediarsi a Washington – la città che lo odia di più al mondo, avendo stravolto tutti gli equilibri lobbistici consolidatisi in otto anni di presidenza Obama – che per un incredibile effetto domino il suo esempio è adesso seguito dall’Argentina, paese oggi alle prese con un’ondata di violenza senza precedenti. Un boom criminale legato soprattutto al narcotraffico, in forte espansione se è vero che dopo Brasile e Colombia – questo attesta l’ufficio delle Nazioni Unite che lotta contro la criminalità organizzata e gli stupefacenti (UNODC) – è proprio il paese del tango oggi quello che esporta più cocaina al mondo.

Ed allora, approfittando dell’“effetto Trump”, il presidente argentino Mauricio Macri – sovente accusato di far poco per aumentare la sicurezza degli argentini che anche per questo lo avevano votato a fine 2015 – il 30 gennaio scorso ha modificato con un decreto la legge migratoria nazionale. D’ora in avanti, chi ha precedenti penali potrà essere direttamente respinto alla frontiera, evitando che “si perda” poi nell’immensità di un Paese grande dieci volte l’Italia.Tra i reati che rientrano nella rosa discriminatoria della nuova legge innanzitutto quelli legati al traffico umano ed allo spaccio di stupefacenti. “Oggi l’Argentina è un Paese allettante per i narcos. Siamo un Paese che riceve droga, la trasforma, la vende internamente e la esporta in Europa, Africa, Asia, Australia, Medio Oriente e a paesi vicini come Cile e Uruguay”, ha spiegato lo stesso presidente Macri subito dopo aver rivisto in senso restrittivo la legge migratoria. Da segnalare che anche chi in passato è stato incriminato per reati connessi al tifo calcistico violento –  problema diventato un’emergenza in Argentina – d’ora in poi potrà essere rispedito al mittente non appena tenta di superare il confine.E se la notizia non ha destato una eco internazionale perché l’Argentina non è gli Stati Uniti ed il suo appeal migratorio è di gran lunga inferiore, l’effetto Trump si è fatto sentire anche sull’altro tema del momento, quello del muro. Il deputato argentino Alfredo Olmedo ha infatti proposto di costruire una barriera simile a quella pensata dal tycoon newyorchese tra Stati Uniti e Messico. Solo che in questo caso il muro, nella proposta di Olmedo, dovrebbe essere innalzato alla frontiera tra Argentina e Bolivia, considerata una groviera per quanto riguarda il traffico della droga che sta diventando un problema enorme per Buenos Aires. “Una soluzione ottimale” secondo il deputato di fronte alle difficoltà delle autorità argentine di monitorare in modo continuo e capillare la zona.Inevitabile che i vicini di La Paz non abbiano gradito granché le ultime mosse di Buenos Aires e, per una sorta di invisibile legge della reciprocità, fa scalpore la notizia diffusa in queste ultime ore: la Bolivia blocca l’importazione dei vini e delle uve argentine. Ufficialmente solo per proteggere i produttori agricoli boliviani, ma sono in molti ad avere letto nell’improvvisa decisione una risposta piccata alle scelte ed alle dichiarazioni dei vicini di Buenos Aires. Da anni la città preferita dell’emigrazione boliviana, un flusso associato sovente da molti argentini – che infatti a detta dei sondaggi approvano nell’80% dei casi la stretta migratoria di Macri – al boom del narcotraffico.Insomma, il modello Trump continua a mietere proseliti generando però una reazione a catena di polemiche anche in paesi che, finora, politicamente avevano mantenuto un profilo basso.

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