Il gas è un problema che non riguarda solo l’Europa orientale, ma anche il Mediterraneo orientale. Le rotte dell’oro blu, infatti, tracciano linee geopolitiche che incidono sul Vecchio Continente da diversi angoli. E uno di questo, di fondamentale importanza seppure recentemente dimenticato, è quello che collega il Medio Oriente all’Unione europea. O meglio, che dovrebbe collegare. Perché del sogno di East-Med, cioè quel progetto di gasdotto che dovrebbe connettere i giacimenti del Levante all’Europa passando per Cipro e Grecia, per adesso non vi è traccia. E nei giorni passati, nonostante i diversi memorandum che hanno sancito l’asse tra Israele e i due partner europei, è arrivata una doccia gelata direttamente dagli Stati Uniti.

mappa eastmed israele

I media ellenici avevano parlato di un documento non ufficiale che circolava nei corridoi della diplomazia Usa in cui si mostrava il disinteresse di Washington verso il progetto. East-Med sarebbe considerato, a detta di chi aveva visto il documento, un progetto eccessivamente costoso e di scarsa fattibilità, che iniziava a non piacere nemmeno a Gerusalemme. L’ipotesi aveva fatto storcere il naso ad Atene, convinta dell’importanza del progetto anche come simbolo della propria importanza di hub energetico agli occhi dell’Unione europea che degli Stati Uniti. E dopo alcuni giorni, un altro documento, una dichiarazione apparsa sul sito dell’ambasciata americana in Grecia, sembra aver confermato i timori greci e ciprioti.

In questo “statement”, il governo Usa, oltre a ribadire il suo interesse per la sicurezza energetica dell’Europa e a manifestare il proprio coinvolgimento nella cooperazione tra Cipro, Grecia, Israele, fa un distinguo. Da un lato rassicura sul fatto che Washington sia impegnata “a collegare fisicamente l’energia del Mediterraneo orientale all’Europa”, ma dall’altro lato rivela che “la nostra attenzione”, cioè quella del Dipartimento di Stato, “si sta spostando sugli interconnettori elettrici in grado di supportare sia il gas che le fonti di energia rinnovabile”. Di qui il riferimento esplicito all’interconnettore EuroAfrica, cavo sottomarino per il trasporto dell’energia elettrica dall’Egitto alla Grecia via Creta, e al progetto di interconnettore EuroAsia per la connessione delle reti elettriche israeliane, cipriote ed elleniche.

L’amministrazione statunitense mette l’accento sulla questione della transizione energetica. Ma è un profilo che in questo momento appare abbastanza in secondo piano, visto che il gas rimarrebbe comunque una fonte. Come ha dimostrato del resto lo scontro sul Nord Stream 2, il gasdotto che lega la Germania alla Russia e che soprassa i Paesi baltici, il nodo delle rotte gasiere è squisitamente politico. E dunque risulta abbastanza evidente che la strategia energetica americana nel Mediterraneo orientale poggia su presupposti che esulano dal tema della transizione per inserirsi invece nell’ambito geopolitico.

nord stream germania russia

Il progetto East-Med è uno degli elementi che potrebbe creare problemi di stabilità in un’area così delicata per gli Stati Uniti come il Mediterraneo orientale.

La Turchia, in particolare, da tempo ha fatto intendere di considerare questa linea sottomarina un oggetto di scontro con i partner mediorientali ed europei

L’essere “bypassata” rispetto alle rotte energetiche del Levante ed essere escluso dalla diversificazione energetica dell’Europa è un tema molto rilevante per la strategia di Recep Tayyip Erdogan. E la Turchia, con il passaggio dei gasdotti dal Caucaso e dal Mar Nero, ha sempre avuto un suo ruolo come hub energetico per l’Europa che vuole ribadire anche in futuro. Avere estromesso Ankara da queste rotte, passando inoltre per l’isola di Cipro occupata nella sua parte orientale proprio dalle truppe turche, è un qualcosa che turba l’agenda del Sultano, ma che rappresenta un pericolo anche per diversi strateghi turchi estranei al circuito erdoganiano.

Questa decisione dell’ambasciata Usa in Grecia di evitare di parlare di East-Med ma di puntare sugli interconnettori elettrici – che pure escludono la Turchia, ma che non sono mai stati considerati prioritari per la politica turca – potrebbe essere dunque letta come un segnale di stabilizzazione dei rapporti con Ankara. Una lettura che non piace soprattutto ai greci, che temono che la Turchia possa riposizionarsi nella lista degli alleati Usa dopo i numerosi scontri avuti sia sotto il profilo militare che diplomatico.

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