La geopolitica della corsa allo spazio
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Quella tra Cina e Russia è una partnership, non un’alleanza. Lo ha spiegato a chiare lettere il ministro della Difesa cinese, Wei Fenghe, nel prestigioso palcoscenico offerto dallo Shangri-La Dialogue, il più importante forum di Difesa dell’Asia-Pacifico.

Il ministro cinese ha escluso che il rapporto tra il suo Paese e la Russia sia una “alleanza”, definendo al contrario Mosca “partner importante”. Ai nostri occhi potrebbe non esserci troppa differenza tra essere partner o alleati, ma nell’ottica di Pechino questa distinzione è fondamentale per illustrare la propria posizione al mondo intero.

Una partnership può essere stretta tra chiunque, anche fra due Paesi non necessariamente amici o dotati degli stessi valori; l’alleanza, invece, è qualcosa che va oltre, che lega assieme il destino di due nazioni e che trascende gli eventuali vantaggi geopolitici e commerciali. Se la Russia fosse stata un’alleata della Cina, Pechino le avrebbe probabilmente già consegnato armi e fornito tutto il supporto necessario per bilanciare il sostegno occidentale garantito all’Ucraina. Il Dragone avrebbe anche appoggiato le rivendicazioni russe, cosa che invece non è mai avvenuta.



Il messaggio di Pechino

Il ministro Wei, in sostanza, ha inviato un chiaro messaggio all’Occidente per esplicare, una volta per tutte, la posizione del suo Paese nei confronti della guerra in Ucraina e di tutti gli attori coinvolti. “Il rapporto tra Cina e Russia si sta sviluppando lungo la strada giusta. È un partner importante, non un alleato, e il nostro rapporto, che continuerà a crescere, non è diretto contro terzi”, ha dichiarato lo stesso Wei.

Pechino, probabilmente temendo di essere in qualche modo associata alla Russia, o peggio, di essere coinvolta nel conflitto, con presunte accuse di sostegni a Mosca e conseguenti sanzioni, ha voluto sgomberare il tavolo da ogni malinteso.

Seppur deciso nel rimarcare la sua amicizia con la Russia, con le sue dichiarazioni il ministro Wei ha in qualche modo ammorbidito i toni usati tra i due Paesi poco prima dell’invasione dell’Ucraina, quando all’inizio di febbraio il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo cinese, Xi Jinping, avevano firmato a Pechino una dichiarazione per innalzare la relazione al livello più alto degli ultimi 70 anni, assicurando che era “senza limiti”, qualunque fosse la situazione. Piccolo particolare non sempre considerato: quel patto aveva come base commercio ed energia.

Il modus operandi cinese

Nel suo discorso, il ministro della Difesa cinese ha inoltre ricordato che la Cina ha sostenuto i colloqui di pace e si è opposta a “fornire armi, esercitando la massima pressione”. “Qual è la causa principale di questa crisi? Chi è la mente dietro questo? Chi perde di più? E chi può guadagnare di più? Chi sta promuovendo la pace e chi sta aggiungendo benzina sul fuoco? Penso che tutti conosciamo le risposte a queste domande”, ha aggiunto poi, senza dare risposta.

E ancora: un conflitto o una guerra “sono l’ultima cosa che la Cina vorrebbe vedere in Ucraina. Allo stesso tempo, non crediamo che la massima pressione o sanzioni possano risolvere il problema”, ha ribadito Wei, osservando che, al contrario, potrebbero “causare ancora più tensioni e peggiorare ulteriormente il problema”.

Qualcuno fa notare che nei primi cinque mesi del 2022 il commercio bilaterale Cina-Russia è aumentato del 28,9% annuo, arrivando a 65,81 miliardi di dollari, trainato dalla ricostruzione delle catene d’approvvigionamento russe in Asia dopo le sanzioni subite in risposta all’invasione dell’Ucraina. E che le importazioni da Mosca sono aumentate del 46,5% rispetto al 2021, con un calo delle esportazioni di 4,1 punti percentuali. Ebbene, Mosca si starà pure spostando a est e Pechino sarà ben felice di fare affari con i russi (così come con qualsiasi altro Paese al mondo, perfino con gli Stati Uniti). Ma un conto è portare avanti una partnership, un altro è alimentare un’alleanza. La visione della Cina potrà risultare ambigua, ma è semplicemente diversa da quella adottata in Occidente.

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