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Il Governo messicano dice 22, ma in totale se ne contano 37. Sono i numeri dei candidati o pre-candidati alle elezioni amministrative e parlamentari, previste per domenica 2 giugno, che sono stati assassinati. Da giugno 2023 è iniziata, quasi come un’epidemia, la moria dei candidati in vista di queste “elezioni di sangue”, come sono state definite da molti giornali. Gli omicidi hanno colpito anche gli aspiranti non iscritti alle liste dei loro partiti o a quelle dell’Ine, l’agenzia elettorale del paese, ma che erano stati indicati per una carica o avevano semplicemente dichiarato di aspirare a partecipare alle elezioni come candidati. La maggior parte dei candidati colpiti era con il partito Morena, fondato dall’attuale presidente, Andrés Manuel López Obrador, che governa attualmente in 21 Stati e ha centinaia di sindaci.

Il numero di candidati deceduti confermati dalla segretaria per la Sicurezza e la protezione dei cittadini, Rosa Icela Rodríguez, è ben più basso rispetto alle cifre stimate dalle organizzazioni indipendenti. Data Cívica, associazione civile che si identifica come femminista e si dedica all’analisi dei dati, conta 26 omicidi. La società di consulenza Integralia ne registra 34, con 316 attacchi contro candidati o candidate nel processo elettorale 2023-2024. Mentre DataInt ne afferma 39, allargando il numero a 149 se si considerano gli omicidi politici includendo consiglieri, dipendenti pubblici e i familiari. Infine, l’organizzazione Laboratorio Electoral ha documentato 34 omicidi di aspiranti candidati, per un totale di 84 decessi.

È chiaro che organizzazioni e Governo non concordano sui dati della violenza elettorale, ma non possono non convergere nella denuncia degli accadimenti degli ultimi mesi.

Sui giornali è possibile vagliare la conta delle vittime di questi mesi. Tutto sembra essere iniziato il 29 giugno 2023 con la morte di Jesús González Rio, leader del Partito dei Verdi e candidato sindaco di Copala, rapito e poi assassinato. La dinamica del rapimento si ripete in molti casi, con il successivo rinvenimento dei corpi abbandonati in stabili, acque o lungo le strade. L’ultimo caso è stato quello di Jorge Huerta Cabrera, candidato che concorreva per un seggio nel consiglio comunale della città di Izucar de Matamoros, ucciso a colpi di arma da fuoco venerdì 31 maggio.

Le morti durante le campagne elettorali in Messico non sono una novità. Nelle ultime elezioni nazionali in Messico nel 2021, si stima che siano stati uccisi una trentina di candidati politici. I responsabili sono i cartelli della droga, che compiono questi atti con il fine ultimo di determinare chi ricoprirà la carica di sindaco, presentando i propri candidati e eliminando i rivali.

Le elezioni più importanti della storia messicana

Queste elezioni vengono descritte come le più importanti della storia messicana, questo perché le elezioni del 2 giugno prevedono che in un solo giorno si voti per eleggere il presidente, ovvero sia il capo di Stato che di Governo del Paese, entrambe le camere del Parlamento, diversi governatori statali e i sindaci di diverse città. I messicani voteranno per ricoprire più di 20.000 posizioni in tutto, compresi la presidenza nazionale e i governatori di nove stati, e si stima che si siano proposti 70.000 candidati. L’importanza delle elezioni è dovuta all’imponenza dei numeri, ma anche al fatto i risultati determineranno l’ambiente politico in cui opererà il nuovo presidente.

Le violenze si sono concentrate particolarmente sulle gare locali, dove si andrà a definire il presidente municipale, un ruolo simile a quello di un sindaco con un ampio controllo sulle comunità e che gestirà la distribuzione delle entrate fiscali e l’accesso alle risorse naturali. Spesso comanda anche le forze di polizia locali.

Molti dei candidati si sono ritirati in seguito agli attacchi e dopo le prime minacce, temendo per la propria vita. Ciò accade anche perché per ottenere la protezione attraverso il programma federale bisogna dimostrare di essere stati minacciati. Un cavillo che determina la carenza di sicurezza nei confronti dei candidati, che chiaramente rischiano di essere colpiti a prescindere dall’aver ricevuto o meno minacce dirette.

Il motivo della violenza è da ricercarsi più in motivi culturali che prettamente politici. Infatti, la violenza rappresenta uno strumento di mobilità sociale in Messico, a causa della mancanza di opportunità e della disuguaglianza, che conducono molto facilmente alla criminalità.

Per una serie di ragioni culturali, in Messico c’è stata una sorta di svalutazione del valore della vita. Per qualsiasi piccolo e futile motivo, anche per pochi pesos e per risolvere contenziosi, si arriva ad uccidere, quindi anche per eliminare avversari politici. A questo si aggiunge da un lato la volontà da parte dei gruppi criminali organizzati di esercitare il controllo politico nei territori che dominano, e dall’altro i politici stessi cercano di conquistare le loro posizioni affidandosi alla criminalità. 

La forte presenza di criminalità organizzata legata al narcotraffico aumenta il tasso di omicidi in Messico, arrivando a circa 30mila omicidi all’anno.

Previsioni sulla presidenza

L’attuale presidente, Andrés Manuel López Obrador, meglio conosciuto con l’acronimo Amlo, è in carica da 6 anni e non può essere rieletto secondo la legge messicana. Tra i successi della presidenza c’è l’aumento del coinvolgimento delle fasce più deboli nella vita politica, la lotta alla corruzione e il contrasto alla povertà, raddoppiando il salario minimo e ampliando i programmi di welfare. Molte sono le critiche, lo accusano di aver messo in pericolo la democrazia del Paese. Ad esempio, lo scorso anno ha tagliato i finanziamenti dell’Agenzia elettorale del paese, l’Ine, e indebolito il controllo delle spese elettorali. Inoltre, Amlo sembra minimizzare il significato generale degli attacchi, sostenendo persino che la sua amministrazione avrebbe ridotto il tasso di omicidi.

Nonostante le critiche, il presidente è ancora molto popolare e sembra anche che la sua alleata sia la favorita tra i sondaggi d’opinione, portando a credere che possa raggiungere con estrema facilità la presidenza. Si tratta di Claudia Sheinbaum: 61 anni, ingegnere ambientale, religione ebraica, ex sindaco di Città del Messico e sostenuta dal partito Morena insieme a verdi e laburisti nella coalizione “Continuiamo a fare la storia”.

La seconda candidata è Xóchitl Gálvez, imprenditrice, senatrice, di origine indigena Otomi, sostenuta da una coalizione di partiti “Forza e Cuore per il Messico”. La sua campagna elettorale si basa sulla sicurezza, tema fondamentale per i messicani. Infine Jorge Álvarez Máynez, ex deputato federale del partito Movimento Cittadino, appartenente al partito progressista “Movimiento cittadino”, che ha puntato sul voto dei giovani, ma le sue speranze sono basse.

Allo stato attuale, il ballottaggio è tra le due donne, un passaggio storico per il Messico, uno Stato storicamente maschilista e caratterizzato da un’alta disparità di genere e violenza contro le donne.

Molti, però, sostengono che a muovere i fili, se a vincere sarà la favorita, sarà lo stesso Amlo, nonostante abbia dichiarato l’intenzione di ritirarsi e lasciare la politica dopo le elezioni. Pochi, però, credono alle sue parole.

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