Il Montenegro ha un nuovo presidente, che in realtà però oltre ad essere una vecchia conoscenza è anche il principale simbolo della continuità politica del sistema che governa questo paese già da prima del 2006, annodell’indipendenza dalla Serbia. A vincere già al primo turno le presidenziali di domenica, è stato Milo Dukanovic, uomo forte del piccolo Stato affacciato sull’Adriatico e personalità di spicco del Partito Democratico dei Socialisti del Montenegro, lo stesso a cui appartiene il suo predecessore, Filip Vujanovic. Quest’ultimo lascia dopo essere stato per dodici anni alla guida del Montenegro e, di fatto, fino a domenica l’unico presidente del paese dall’indipendenza. Cambierà comunque molto poco: Dukanovic è stato alla guida dei governi montenegrini per diversi mandati e la sua influenza si è sempre fatta sentire anche negli esecutivi non da lui direttamente presieduti. Adesso per il neo presidente montenegrino, è arrivato il momento di varcare la tanto sospirata soglia del palazzo presidenziale.
Vittoria già al primo turno
Già leggendo i primi dati si è ben intuito come le consultazioni della scorsa domenica avrebbero consegnato la presidenza a Dukanovic: al termine del conteggio tali sensazioni sono state confermate, con il candidato del Partito Democratico dei Socialisti in Montenegro in grado di ottenere il 54% dei consensi e di essere quindi eletto al primo turno. Alle sue spalle si è piazzato Mladen Bojanić, con 33.5% dei voti: sembrerebbe un divario molto importante, in realtà il risultato del principale sfidante del neo presidente appare decoroso considerando una serie di molteplici fattori. In primo luogo, Bojanić non appartiene ad alcun partito ed è stato scelto come punto di convergenza di gran parte dei partiti di opposizione; in secondo luogo, in un paese dove è forte il radicamento del partito del Presidente, riuscire ad andare oltre il 30% appare molto importante in previsione futura.
Dietro questo 33.5% si celano infatti diverse anime del paese pronte a dar battaglia al nuovo/vecchio corso montenegrino: dalle associazioni scese in piazza lo scorso anno contro l’adesione alla Nato, fino ai tanti cittadini che lamentano corruzione negli apparati statali, passando pure per chi non vuole recidere i contatti con la Serbia schierandosi in netta posizione filo Ue e filo Usa. Nonostante la vittoria al primo turno, Dukanovic dovrà quindi comunque governare un paese profondamente spaccato e diviso, con non poche tensioni al suo interno. Il Montenegro si interroga circa il suo futuro, la sua possibilità di vedere un’alternativa al regno del partito del neo presidente, così come l’opinione pubblica appare spaccata sul posizionamento internazionale dei prossimi anni.
Le controversie su Dukanovic
In pochi nel 2016, dopo l’ennesima vittoria del suo partito alle legislative, avevano creduto ad un suo definitivo ritiro dalla politica: nonostante infatti l’affermazione della formazione politica di riferimento, Dukanovic aveva deciso di passare il testimone ai suoi collaboratori. In realtà, come ben dimostrato in seguito, si è trattato del primo passo verso la presidenza: con la candidatura ufficialmente annunciata ad inizio anno, Dukanovic si è quindi assicurato cinque anni di mandato come nuovo leader montenegrino. Non mancano le controversie sul suo operato politico: in tanti lo accusano di vero e proprio autoritarismo e di una gestione quasi personale del paese, durante e dopo i mandati da primo ministro. Controversie politiche che si tramutano anche in giudiziarie: nel 2003 il Gip del Tribunale di Napoli ha respinto la richiesta di arresto per Dukanovic soltanto per l’immunità diplomatica di cui in quel momento godeva.
Le indagini riguardavano presunti rapporti con la criminalità organizzata per portare tabacco di contrabbando in Italia; nel marzo del 2008, lo stesso Dukanovic è stato interrogato sei ore dalla procura di Bari per tali indagini, poi del tutto archiviate nell’aprile del 2009. Ma al di là dei fatti contestati nel nostro paese a livello giudiziario, sotto un profilo prettamente politico Dukanovic è accusato di aver imposto la propria visione sull’orientamento internazionale del Montenegro nonostante diverse voci di protesta. A livello interno, al nuovo presidente viene invece imputata una visione clientelare ed una gestione che non riesce ad estirpare la corruzione. Con lui alla guida comunque, nonostante le varie controversie, il Montenegro è destinato ad avvicinarsi sempre più all’occidente: dopo l’ingresso nella Nato, Podgorica prosegue con il processo di adesione all’Ue.